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Numero 359
del 12/03/2010
Italia in prima fila nella difesa dell’Occidente PDF Stampa E-mail
! di Matteo Gualdi
gualdi@ragionpolitica.it
  
giovedì 26 novembre 2009

Il Presidente Obama è alle prese con quella che potrebbe essere la scelta più importante del suo mandato in politica estera: inviare più truppe in Afghanistan, come richiesto prima dell'estate dal Gen. Stanley McChrystal, o cambiare strategia e ridurre al minimo l'impegno in vista di una «afghanizzazione» del conflitto. La scelta sicuramente non è semplice, anche se la prima opzione sembra essere l'unica realmente percorribile, e qualora gli Stati Uniti decidano di aumentare il loro impegno nel Paese degli Aquiloni sanno che troveranno nell'Italia un alleato fondamentale. Lo ha confermato mercoledì il Presidente Berlusconi durante un colloquio telefonico con Obama, il quale lo ha voluto chiamare personalmente per verificare la disponibilità dell'Italia a rafforzare il proprio impegno in Afghanistan. Nel corso della conversazione, definita «cordiale» in una nota di Palazzo Chigi, «il Presidente americano ha illustrato i punti salienti della revisione strategica che l'Amministrazione Usa si appresta a varare» ed ha chiesto «il sostegno dell'Italia nel rafforzamento dell'impegno della comunità internazionale in Afghanistan», elogiando «il ruolo di leadership svolto dal Presidente Berlusconi sulla questione afgana e sui numerosi altri teatri di crisi».

Da tempo ormai ai nostri militari vengono riconosciute competenza e professionalità uniche ed insostituibili, come nel caso della guerra in Iraq o del comando Unifil. Fu il Generale Petraeus in persona a riconoscere il ruolo fondamentale del personale dell'Arma dei Carabinieri nell'attività di formazione, addestramento e mentoring della polizia e dell'esercito iracheni, tanto che il Presidente al Maliki chiese ufficialmente al Governo italiano che gli uomini e le donne dell'Arma non venissero richiamati insieme al resto delle truppe. Più recentemente, è stato il Primo Ministro israeliano Netanyahu, incurante delle possibili conseguenze diplomatiche (la richiesta ha fatto infuriare gli spagnoli, evidentemente considerati meno affidabili), a chiedere espressamente che venga prorogato il comando italiano sulla missione Unifil in Libano, attualmente guidata dal Gen. Graziano. Sono solo alcuni esempi dei tanti riconoscimenti nei confronti dei nostri ragazzi e ragazze impegnati in attività all'estero, la dimostrazione più lampante che il «metodo italia» funziona e viene apprezzato da tutte le parti in campo.

Governi alleati e popolazioni interessate hanno sempre riconosciuto la specificità dell'approccio italiano alle diverse situazioni sul campo, nelle quali i nostri militari hanno saputo coniugare rigore ed umanità. Un vanto per l'intera nazione, perché contribuisce ad esaltare all'estero il nome dell'Italia, da tempo oramai non più identificata solo con la pizza, la moda o le auto di lusso. Ancora una volta dunque il nostro Paese è pronto a fare la propria parte nella difesa della sicurezza globale, nella lotta al terrorismo e nel supporto alla giovane democrazia afghana, con la consapevolezza che la globalizzazione porta con sé anche un «lato oscuro» che consente a minacce apparentemente lontane di colpire nel cuore dell'Occidente. Lo ha dimostrato l'attacco dell'11 settembre 2001, e lo hanno confermato gli attentati di Madrid e di Londra, per questo occorre fare ogni sforzo per sconfiggere il nemico che ancora resiste in paesi lontani, per questo non bisogna tirarsi indietro di fronte alle minacce dei terroristi, per questo bisogna collaborare con gli alleati occidentali nella lotta al terrorismo globale, per continuare a difendere ed affermare i nostri valori, i nostri principi, le nostre speranze.




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