Forse ci siamo. Finalmente, dopo mesi di immobilismo, sembra muoversi qualcosa dalle parti di Vienna nei confronti dell'Iran. Con una risoluzione ufficiale, infatti, venerdì l'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, ha «sollecitato» il governo di Teheran a conformarsi alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, a collaborare «pienamente» con l'Agenzia consentendo ai suoi tecnici pieno accesso alle informazioni riguardanti il suo programma nucleare, a fornire chiarimenti riguardo agli scopi del suo impianto segreto di Qom (tenuto nascosto dagli iraniani fino a poche settimane fa) ed in generale del suo programma nucleare. Una risoluzione che andrà automaticamente in discussione al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e che rappresenta un primo, fermo richiamo all'Iran che finora non ha collaborato ed ha tenuto nascosti i propri piani.
La riunione del board of governors dell'AIEA si era aperta con le dure parole del direttore generale dell'Agenzia, Mohamed El Baradei, che aveva dichiarato di essere «su un binario morto» a causa della mancata collaborazione del governo di Teheran. «Non ci sono stati passi avanti sulle questioni che rappresentano ancora motivo di preoccupazione e che richiedono di essere chiarite per poter confermare che la natura del programma nucleare iraniano è esclusivamente civile», ha detto El Baradei, che ha espresso anche «disappunto» per il mancato accordo dell'Iran sulla proposta di inviare all'estero il 70% del proprio LEU (Low eriched uranium, uranio a basso livello di arricchimento). Parole inusualmente dure per il direttore generale dell'Agenzia, che in passato ha sempre assunto posizioni fin troppo concilianti nei confronti dei mullah. Naturalmente per il momento rimangono solo parole, visto che spetterà al Consiglio di Sicurezza dell'ONU valutare ed eventuale approvare nuove sanzioni nei confronti del governo di Teheran.
Ma la risoluzione dell'AIEA rappresenta ugualmente un segnale positivo, per diversi motivi. Innanzitutto il voto di ieri rompe un lungo periodo di inerzia e chiude una linea di credito di cui per troppo tempo i mullah hanno potuto abusare senza conseguenze. Inoltre è positivo il fatto che la decisione sia stata presa con l'appoggio non solo di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania, ma anche di Russia e Cina: è la dimostrazione di una apparente ritrovata compattezza che da tempo non si registrava sul dossier iraniano (l'ultima risoluzione formalmente appoggiata da Mosca e Pechino risale al 2006 e fu la base per le nuove sanzioni votate poco dopo dal Consiglio di Sicurezza). Infine va salutato favorevolmente l'ulteriore segnale di unità arrivato anche dagli altri paesi generalmente «non allineati», che hanno lasciato da soli Venezuela, Cuba e Malaysia a votare contro.
Insomma, un primo passo, ma che fa ben sperare per un futuro inasprimento delle sanzioni contro il governo di Teheran. Il quale, naturalmente, non ha perso tempo ed ha reagito prontamente. Le autorità iraniane, infatti, hanno immediatamente definito la risoluzione un «attacco al nostro programma nucleare», interpretato come un «assalto al diritto di tutte le nazioni a creare una propria pacifica rete di energia atomica». Non solo, Ali Asghar Soltanieh, capo delegazione iraniano all'AIEA, ha usato parole particolarmente dure per commentare il voto di ieri: «Nessuna risoluzione del board of governors né del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, nessuna sanzione o minaccia di attacco militare potrà interrompere le pacifiche attività nucleari dell'Iran, nemmeno per un secondo». A quanto pare, quindi, Teheran non ha alcuna intenzione di conformarsi alle richieste dell'AIEA, e rilancia la palla nel campo dell'Occidente, che a questo punto dovrà decidere se prendere nuovi, concreti, provvedimenti o lasciare che l'Iran continui a marciare indisturbato verso il proprio obiettivo finale.
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