Le aziende italiane stanno resistendo ai venti della crisi economica globale. Ce lo dimostra il rapporto dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) da cui si evince che le nostre imprese tendono ad evitare il licenziamento dei lavoratori offrendo loro, come alternativa, una contrazione dell’orario di lavoro od un contratto part- time, evitando, quindi, il licenziamento. Questa scelta racchiude in sé due aspetti positivi, dimostrando ancora una volta la virtuosità del nostro tessuto imprenditoriale.
Se l’azienda non licenza è perché ritiene, ragionevolmente, che il suo organico possa essere indispensabile nel momento in cui oltrepasserà il picco più basso della crisi economica. Decidere di mantenere lo stesso personale significa, anche per l’azienda, non disperdere il capitale umano qualificato, la cui formazione professionale rappresenta il fuoco nel motore della produzione industriale. La lungimiranza dei nostri imprenditori, quindi, ci conferma la vitalità del nostro tessuto produttivo. In un tempo in cui, com’era prevedibile, il prodotto interno lordo e le esportazioni si sono ridotti, il nostro sistema imprenditoriale, grazie anche alla guida di un governo forte, è riuscito a mantenere indicatori economici migliori rispetto agli altri Paesi europei.
Ma i necessari anticorpi alla congiuntura economica non si sviluppano solo attraverso una difesa del sistema bancario, alla quale lo stesso Governo Berlusconi ha provveduto attraverso misure come i Tremonti bond, ma anche attraverso politiche di sviluppo del mercato del lavoro, in cui la formazione professionale riveste un ruolo centrale sia nei confronti di coloro che hanno già un impiego, sia per i non occupati. E’ necessario, quindi, valorizzare la formazione professionale adeguandola alle nuove esigenze del nostro tessuto produttivo che, quotidianamente, affronta le sfide della competizione nel mercato globale. E in questa direzione va il progetto di legge del maggio scorso, promulgato dal Parlamento, si è attribuita una delega al Governo per l’adozione di decreti legislativi che contengano norme finalizzate al riconoscimento ed alla regolamentazione del diritto dei lavoratori all’istruzione ed alla formazione. Seguono anche altre due proposte di legge incentrate sul diritto dei lavoratori alla formazione ed allo sviluppo professionale e sulla costruzione di un sistema per la formazione permanente che riconosca a tutti i soggetti adulti la possibilità di poter accedere a percorsi di istruzione e sviluppo culturale mirati alla loro inclusione nel mercato del lavoro.
Il ministro Sacconi, che ha presentato, insieme al Presidente dell’Isfol Trevisanato, il Rapporto annuale dell'Istuto, intende inserire nuove linee guide per riformare il sistema formativo: l’introduzione di metodologie di rilevazione dei fabbisogni, il riconoscimento delle attività di formazione prodotte sul posto di lavoro ed il ripristino dell’attività di orientamento professionale. La formazione quindi si coniuga con gli ammortizzatori sociali per agevolare l’inclusione dei non occupati nel mercato del lavoro. L’intezione del ministro è quella di produrre una vera e propria riforma che possa, di concerto con le Regioni e le parti sociali, «rovesciare come un calzino la formazione in Italia». Secondo Sacconi «l’impresa deve diventare il luogo più idoneo per lo sviluppo delle competenze del lavoratore». I soldi per attuare la riforma ci sono ma, come afferma il ministro del welfare in un intervista pubblicata sulle pagine on line dell’Isfol, «il vero problema non è la mancanza di fondi bensì il fatto che, sino ad oggi, da queste risorse hanno tratto più beneficio i formatori che non coloro i quali vengono formati».
La storia ci insegna che è proprio nei periodi di crisi economica che si sviluppano le opportunità grazie alle quali è possibile fare delle scelte che migliorino le condizioni sociali ed economiche delle nostra società. Le nostre imprese, con il supporto del Governo, hanno già raccolto il guanto della sfida. Una volta fuoriusciti definitivamente dal buio della congiuntura il nostro sistema produttivo potrà essere ancora più competitivo.
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