Divertente, frizzante e decisamente spassosa, questa commedia di Robert Luketic non vi deluderà. Pur nella linearità della trama, la storia presenta sfaccettature inusuali ed estremamente divertenti nella loro paradossalità. «La dura verità», inoltre, è una commedia romantica che sfata e demolisce finalmente tutti gli insulsi archetipi propri del genere: dimenticatevi la faccina monostrutturata di Hugh Grant e i languidi abbandoni di Julia Roberts. Qua si fa sul serio, e nulla, ma proprio nulla viene risparmiato: si demolisce il feticismo psicoanalitico caratteristico dei purtroppo vendutissimi «manuali per la crescita interiore» o «la conquista del partner ideale», si stracciano in mille pezzi le infiltrazioni debordanti del politically correct, si demitizza, finalmente, l'applicazione dei rigidi principi cartesiani al rapporto di coppia e si riscopre così, pur in maniera leggera e un tantino licenziosa, la bellezza del corteggiamento e, soprattutto, l'allegria e la gioia che ne conseguono una volta che ci si è liberati non di sani principi morali, quanto più delle terrificanti e - queste sì - amorali zavorre psicologiche di cui la società moderna, impestata di freudianismo d'assalto, ci carica ad ogni volger di marea.
Questa in breve la storia: Abby Richter, interpretata dalla bellissima e bravissima Katherine Heigl, è una producer televisiva un tantino maniacale nella sua smania di avere ogni aspetto della propria vita sotto completo controllo. Seria e lanciata sul lavoro, è, con suo sommo disdoro, una single impenitente. Ricorre spesso ai cosiddetti «blind date», ovvero gli appuntamenti al buio... che di «blind» non conservano proprio nulla poiché Abby non ce la fa proprio a non effettuare doviziose indagini preliminari da FBI sul potenziale partner, smontando così ogni slancio verso l'imprevisto, la curiosità verso il nuovo, la voglia di buttarsi senza paracadute, ovvero spegnendo sul nascere tutti quegli elementi che, nella vita reale quotidiana, portano le persone normali a frequentarsi, scoprirsi un passo alla volta ed affrontare, eventualmente, la magnifica e mai desueta avventura dell'innamoramento, della condivisione, della vita in comune. Il suo programma non riesce a raggiungere uno share soddisfacente e così la direzione della rete le affianca il soggetto apparentemente più lontano dal suo modo di concepire la tv, Mike Chadway, interpretato da un immenso Gerard Butler. Mike è uno sciovinista oltranzista, che conduce lo show che dà il titolo al film nel quale, con un linguaggio e una gestualità da guascone in licenza demolisce ogni mito, ogni incrollabile certezza, ogni sicurezza di quanti e quante pensano che una applicazione rigida della matematica coniugata al filo-sofismo new age possa portare alla felicità di coppia. Egli parla di sesso, di nevrosi, di idiosincrasie, di ipocrisie, e, così facendo, mette uomini e donne di fronte ad una scelta: essere davvero sé stessi o vivere ingabbiati dentro una prigione di regole sostanzialmente innaturali e nocive?
Il disprezzo che Abby mostra nei confronti di Mike è tangibile e manifesto: la sua volgarità la sconvolge e la fa tremare ogni volta che si va in onda... Ma, ecco l'inopinatum, ella si invaghisce del proprio vicino di casa, un brillante ortopedico che sembra avere tutti i requisiti dell'uomo perfetto. Abby è però impacciata ed insicura e così, inaspettatamente, Mike si offre di aiutarla a conquistare il bel dottorino, fornendole una puntuale consulenza sul campo. Grazie ai consigli di Mike, Abby instaura una relazione con l'oggetto dei suoi desideri, una specie di anti-Mike: elegante, compito, raffinato, un tantino algido, forse. La loro liason appare perfetta... Forse troppo, tanto da risultare fasulla quanto una banconota da tre dollari e a questo punto... l'imprevedibile e l'inaudito irrompono nuovamente sulla scena. Se andrete a vedere il film capirete perché.
«La dura verità» non annoia per un istante e, pur non ponendosi alcun obiettivo di carattere pedagogico, aiuta, nella sua frivolezza, a comprendere alcuni meccanismi del rapporto di coppia che purtroppo noi uomini e donne moderni abbiamo fatto nostri, senza neppure chiederci il perché. I due protagonisti sono quanto di più antitetico si possa immaginare, e, proprio per questo, contribuiscono l'uno alla crescita dell'altro, attraverso scontri, confronti, contumelie reciproche, ridefinendo così, secondo natura una volta tanto, l'approccio cognitivo ai sentimenti, una volta buttati nella spazzatura gli inutili manoscritti dei cattivi maestri. Certo, linguaggio e situazioni possono presentarsi a volte come volgari ed oltranziste, ma nel film di Luketic il ricorso alla volgarità non è mai fine a se stesso: ha più, se vogliamo, una funzione apotropaica, ovvero mira a scacciare il moderno demone del meccanicismo puro che vorrebbe ridurci tutti a semplici fenomeni sociali, a numeri privi di identità, a sfere svuotate di ogni fluido emotivo.
«La dura verità» è, in definitiva, una commedia che vi metterà decisamente di buon umore e che, nella sua semplicità e mancanza di pretese, vi mostrerà quanto può essere divertente liberarsi di artificiosi schemi ed inutili preconcetti.
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