Il protocollo di Kyoto è moribondo. Da dieci anni le temperature non crescono e negli ultimi tre anni si stanno abbassando, ma l'Europa è isterica e chiede riduzione esagerate e irreali nelle emissioni di anidride carbonica (- 30% entro il 2020). Per fermare il riscaldamento globale le associazioni dei verdi catastrofisti insieme all'Unfpa (ufficio Onu sulla popolazione) e a sir Nicholas Stern, barone of Brentford chiedono la riduzione delle nascite, mentre sempre più scienziati mostrano che il metodo e le previsioni catastrofiche sono sbagliate ed è esploso lo scandalo dei dati manipolati. La denuncia è seria e anche Rajendra Pachauri, direttore della commissione Onu per i Cambiamenti climatici, ha chiesto l'apertura di una inchiesta ufficiale. I Paesi emergenti come Cina, India, Brasile respingono ogni proposta di accordo che vada a penalizzare lo sviluppo. Il presidente statunitense Barak Obama fa sfoggio di retorica, grida alla fine del mondo ma continua la politica di George Bush. L'Italia si mostra saggia, prende le distanze dai profeti di sventura e lavora per un programma di diversificazione e indipendenza energetica. E la tanto criticata mozione proposta dagli esponenti del Pdl al senato in cui si spiega il naturale ciclo del cambiamento climatico, si mostra come posizione tra le più avanzate.
Insomma, all'apertura della Conferenza climatica mondiale di Copenaghen (COP 15, 7-18 dicembre), le prospettive di ottenere un accordo di riduzione delle emissioni, severo e vincolante, più esigente del protocollo di Kyoto, sono ridotte al lumicino. Un accordo si troverà, anche per giustificare l'enorme spesa e mobilitazione di questo convegno mondiale, ma di certo non sarà vincolante sulla riduzione delle emissioni. Nel frattempo il mondo scientifico è in subbuglio, perché insieme alle sensate e approfondite critiche di coloro che hanno cercato di spiegare la poca consistenza della teoria del Global Warming si è aggiunta la prova concreta che i sostenitori della catastrofe planetaria manipolavano i dati. La questione è estremamente seria, al punto che la stampa anglosassone parla già di climagate. Dalla serie di e-mail che i sostenitori del riscaldamento climatico si scambiavano emerge chiaramente l'opera di manipolazione dei dati al fine di dimostrare la natura antropica dei cambiamenti climatici ed i suoi eventuali effetti catastrofici. E' interessante notare come nell'opera di mistificazione, ogni altra teoria ed ogni dato che non rientra nella retorica della «Terra che ha le febbre», venivano sistematicamente eliminati.
L'università di Glasgow East Anglia, dove sono stati pubblicati alcuni dei messaggi via e-mail in cui si spiega come manipolare i dati, ha nominato l'ex rettore Sir Muir Russell a capo di una commissione d'inchiesta. Sarà difficile che si riesca a seppellire la frode, anche perché il contenuto delle e-mail è già stato diffuso nella rete telematica. Al centro dello scandalo c'è il Climatic Research Unit, una delle fonte finora più accreditate, da cui sia l'Ipcc che tutti i sostenitori del Global Warming prendevano indicazioni. Lo stesso Al Gore ha costruito il documentario An Inconvenient Truth sui dati del Climatic Research Unit, e in conseguenza dello scandalo ha dovuto annullare la conferenza che avrebbe dovuto tenere per presentare il suo nuovo libro Our Choice in occasione del Summit di Copenhagen.
Dal punto di vista politico, nonostante le enormi pressioni esercitate dal Governo Usa e dall'Europa, i paesi in via di sviluppo come Brasile, India, Sudafrica hanno annunciato pubblicamente che si opporranno (anche in rappresentanza di tanti altri paesi del Sud del mondo) ad ogni accordo che preveda una riduzione vincolante delle emissioni, anche perché questo significherebbe una severa limitazione del loro sviluppo industriale ed economico.
Per far capire che non si tratta solo di un tentativo di alzare il prezzo per farsi pagare di più un eventuale accordo, il governo indiano ha pubblicato un rapporto ufficiale in cui spiega che non è affatto vero che i ghiacciai dell'Himalaya si stanno sciogliendo. Sfidando l'Ipcc che due anni fa prevedeva un collasso definitivo dei ghiacciai dell'Himalaya entro il 2035.Gli scienziati indiani criticano il metodo utilizzato dall'Ipcc e smentiscono i dati pubblicati dai media occidentali. La sempre più scarsa scarsa credibilità scientifica della teoria del Global Warming, il rifiuto dei Paesi in Via di Sviluppo, e non solo, di sacrificare la crescita economica sull'altare di Gaia che agita lo spettro dei cambiamenti climatici, sta mettendo in grave difficoltà l'Unione europea e gli Stati Uniti.
L'Unione europea rimane la più convinta sostenitrice della riduzione delle emissioni, ed è favorevole ad una politica finanziaria che possa alimentare il mercato dei carbon credits e delle energie sovvenzionate. Nonostante gli effetti devastanti del crollo demografico interno, e forse anche a causa di questo, l'Ue sostiene con caparbietà politiche di riduzione delle nascite nei Paesi in Via di sviluppo e cerca di limitare in tutti i modi l'avanzamento nei mercati mondiali dei paesi emergenti.
Negli Stati Uniti la situazione è ancora più complicata, perchè Obama ha fatto della riduzione delle emissioni una delle sue bandiere durante la campagna elettorale, ma nei fatti non si è spostato di una virgola dal programma sancito dall'amministrazione di George Bush. Gli Stati Uniti infatti non hanno mai ratificato il protocollo di Kyoto ed il progetto di legge «Cap and trade», simile al programma europeo di riduzione della emissioni, sta incontrando grandi difficoltà nella sua applicazione. Nei programmi di Obama la conferenza di Copenhagen avrebbe dovuto segnare il successo del suo approccio alle politiche di cambiamento climatico. Facendo pressioni economiche e diplomatiche, forse riuscirà a far siglare un accordo, ma è molto difficile che sarà nella direzione indicata dalle lobby neomaltusiane.
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