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Numero 475
del 15/05/2012
Chiesa, politica e popolo PDF Stampa E-mail
! di Raffaele Iannuzzi
iannuzzi@ragionpolitica.it
  
sabato 12 dicembre 2009

La Chiesa è il soggetto protagonista nella storia, e in questo tornante storico, segnato dallo sbandamento e dalla destrutturazione delle forze popolari, giganteggia su tutti. E' perfino imbarazzante la grandezza della Chiesa, pur nella crisi che la attanaglia da qualche decennio, rispetto alla politica. Il cardinale Tarcisio Bertone, nel suo intervento in occasione di un convegno dedicato alla figura di don Luigi Sturzo, ha dimostrato la forza del giudizio storico e culturale della Chiesa. Dopo le polemiche tra Lega e Chiesa - il casus belli è stato il discorso alla città del cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano - Bertone non teme di produrre un giudizio significativo e brillante sul partito di Bossi: «Il presidio del territorio un tempo era appannaggio di vescovi e parroci, e sappiamo quanto è importante dentro la Chiesa il concetto di territorialità. Oggi va considerato che la Lega è una forza politica fortemente radicata nel territorio».

Niente male come affondo storico, tanto da graffiare anche sul piano politico. Come dire: noi ci battiamo contro la volgarità polemica della Lega e difendiamo i nostri pastori, ma ciò non equivale ad azzerare la verità storica di lungo periodo, che conduce a cogliere nel Carroccio quanto esisteva massicciamente prima nella Chiesa. Cioè, il presidio del territorio. La forza popolare di un soggetto storicamente determinato e, nel contempo, radicato in Cristo, dunque teso all'eterno, qualcosa che ha segnato in lungo e in largo la nostra civiltà e la nostra visione del mondo. Romano Guardini, nel dopoguerra, insegnava una disciplina come la Katholische Weltanschauung, la «visione cattolica del mondo», tanto per dire cosa significasse, allora, la fede come volano generatore di cultura, di ricerca di significati universali. Ebbene, questa forza di presidio dei territori è oggi appannaggio della Lega, che, dunque - così ci sembra voglia dire il segretario di Stato Vaticano - ha un valore storico, culturale e politico significativo e, anzi, eccezionale. Straordinario nel senso etimologico: fuori dall'ordinario, perché oggi non ci sono forze popolari così radicate e forti sui territori concreti. Questo fa la differenza e sta a cuore alla Chiesa.

Richiamo soltanto le molte e raffinate analisi del settimanale cattolico più creativo del dopoguerra, Il Sabato, all'indomani del golpe mediatico-giudiziario di Tangentopoli. Il leitmotiv era chiaro e secco e circola nel giudizio di Bertone: la stabilità della democrazia è rinvenibile nel popolo e nelle culture politiche popolari (cattolica, socialista e comunista); distrutte queste, sarà la volta della destrutturazione sistemica della nostra democrazia, con conseguenze gravi e di lungo periodo. E' quanto stiamo verificando di giorno in giorno.

Bertone, di fronte a D'Alema, ha elogiato Palmiro Togliatti, il Migliore secondo i comunisti italiani, che, durante il dibattito sull'articolo 7 della Costituzione, relativo ai rapporti tra Stato e Chiesa, ha fatto «un discorso direi da Padre della Chiesa». Se poi aggiungiamo le polemiche in seno alla sinistra da parte di Amendola, fiero sostenitore della famiglia come prima cellula della società, o, con altre modalità e categorie, di Franco Rodano, non a caso ammirato da don Gianni Baget Bozzo come mente illuminata e cattolica tradizionale, il quadro è completo. Ma la valutazione di un così autorevole prelato su Togliatti non cade dalle nuvole, ma è indirizzata come una clava verso il corpo gelatinoso della sinistra italiana di oggi, a metà tra partito radicale di massa e diciannovismo estremistico. Con punte di laicismo e nichilismo culturali davvero preoccupanti, oltre che sterili. E, visto che l'albero si vede dai frutti, lorsignori sono passati dai Padri della Chiesa ai figli senza padre. La bocca dell'inferno.




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