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Numero 475
del 15/05/2012
Dio oggi: con lui o senza di lui cambia tutto PDF Stampa E-mail
! di Aldo Vitale
vitale@ragionpolitica.it
  
giovedì 17 dicembre 2009

«La gloria di colui che tutto move/ per l'universo penetra, e risplende/ in una parte più e meno altrove». Nella prima terzina del Paradiso di Dante può trovarsi riassunto il tema del Convegno internazionale organizzato a Roma da Camillo Ruini e dalla Cei tra il 10 e il 12 dicembre scorso. L'evento di portata amplissima, che ha visto l'affluenza di più di 2500 partecipanti, più di 150 giornalisti accreditati e svariate reti televisive, era incentrato su Dio e sulle interazioni tra Dio e la scienza, l'arte, il diritto, la vita, il cinema, la televisione, la filosofia.

Tra i numerosi relatori di spicco erano presenti il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, il filosofo del diritto Francesco D'Agostino, il filosofo Massimo Cacciari, il Patriarca di Venezia Angelo Scola, il filosofo Emanuele Severino, l'Arcivescovo di Bologna Cardinale Carlo Caffarra, il filosofo Robert Spaemann, il Direttore della Specola Vaticana George Coyne, il filosofo Peter van Inwagen, il Direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, il critico televisivo Aldo Grasso, lo storico Ernesto Galli della Loggia, il filosofo teoretico Salvatore Natoli, il fisico Ugo Amaldi, il matematico Martin Nowak, il filosofo Roger Scruton, il filosofo Remi Brague, il teologo e astronomo Giuseppe Tanzella Nitti e tanti altri illustri rappresentanti della ahinoi minoritaria sana cultura odierna, cioè di quella cultura, intesa più come bildung che non come semplice kultur (per dirla con i tedeschi), che in quanto tale non scalcia e non raglia contro Dio, ma riconosce come verità di ragione la validità culturale della religione e la ragionevolezza dell'esistenza di Dio.

Le intelligenze sul tappeto erano davvero di primo grado e non meno deludenti le relazioni. Infatti Paolucci ha analizzato con tutta la puntualità dello storico dell'arte, ma anche con tutto il rigore di un fine teologo, le Stanze di Raffaello volute da Papa Giulio II, che fece rappresentare da Raffaello su una parete la valenza speculativa della filosofia e della ragione, incastonate nella Scuola di Atene, su un'altra il portato della santità tramite la Disputa del Sacramento, su un'altra ancora la bellezza tramite la rappresentazione mitologica del pagano Parnaso, e sull'ultima parete il sostrato esistenziale della civiltà occidentale, cioè la dimensione giuridica cristallizzata dall'utroque jus tramite la raffigurazione raffaellita di Giustiniano che riceve il Corpus Juris Civilis da Triboniano, su un lato del muro e sull'altro, Gregorio IX che riceve il Corpus Juris Canonici.

Cacciari, dal canto suo, ha dimostrato tutta l'arroganza, la volgarità e l'inconsistenza filosofica e speculativa dell'ateismo contemporaneo che è in contraddizione, prima ancora che con la religione e con la Chiesa, con l'ateismo classico di Marx, Nietzsche o Freud. Scruton, invece, in una approfondita analisi fenomenologia sull'arte contemporanea, ha dipinto lo stretto rapporto che esiste tra il bello e l'arte, tra il bello e Dio (che filosoficamente è il sommo bene e dunque anche il sommo bello) e tra l'arte e Dio, dimostrando che al giorno d'oggi essendoci poco Dio, c'è davvero poco bello, come si evince, per esempio, dall'opera dei fratelli Chapman che «che turbano oggi la "scena artistica" di Londra ritraendo il volto umano sfigurato da un pene al posto del naso o sostituendo la bocca con un ampio buco, e il cui triste catalogo di mutilazioni si diletta di tutti i modi in cui la forma umana può essere resa disgustosa o insulsa».

Ironica, inoltre, ma al tempo stesso ricca d'una esemplare profondità teologica e pastorale, la relazione del Cardinal Caffarra che, tra le altre cose, ha citato una sua esperienza personale. Capitò una volta a Sua Eminenza di discutere con un suo conoscente scoprendo che questi era ateo e ateo si professava; Caffarra allora gli chiese con chi si lamentasse ogni giorno, trovando lo sgomento e la mancanza di comprensione del suo interlocutore; Caffarra insistette chiedendo con chi si lamentasse ogni giorno delle cose che non funzionano nella vita aggiungendo che egli, in qualità di credente poteva farlo con Dio; il suo interlocutore rispose che o tratteneva tutto (mostrando il proprio disagio) o malediceva la vita perché era assolutamente solo.

Caffarra aveva dimostrato non tanto, come ideologicamente si è sostenuto nella storia del pensiero degli ultimi due secoli, che Dio e l'idea di Dio nascano da una esigenza psichica dell'uomo di giustificare la realtà della propria sofferenza, quanto piuttosto che l'ateismo nasce da un apparentemente incolmabile senso di solitudine dell'uomo: problema risolto dal Cristianesimo in cui, tramite l'ineludibile dato storico dell'incarnazione, non è l'uomo che cerca Dio, ma è Dio che si fa incontro all'uomo, attestandogli di non essere solo e donando un senso non tanto e non solo alle sue sofferenze, ma all'intera sua esistenza.

Magistrale anche la relazione dell'astronomo gesuita George Coyne sui rapporti tra Dio e la scienza dell'universo. Coyne ha ribadito che in quanto scienziato non potrebbe mai dare una risposta compiuta alla questione di Dio perché la scienza, contrariamente a quanto ritengono alcuni pseudo-scienziati contemporanei, non può dare né una risposta positiva su Dio, né tanto meno, una negativa, dimostrando che la scienza al massimo può essere agnostica e non atea, può, cioè, soltanto sospendere ab aeterno il giudizio su Dio, in quanto Dio esula dal campo di investigazione della scienza, e in quanto la scienza non esaurisce il campo di investigazione della ragione umana.

E dolendosi di non poter riportare tutti gli interessantissimi interventi, si deve menzionare, infine, la acuta riflessione di D'Agostino, sui rapporti tra sacro e potere. Il filosofo del diritto ha osservato quanto oggi sia dia per scontato un portato assolutamente cristiano, la cristianità del quale quasi tutti oggi ignorano. Se prima del Cristianesimo l'uomo cercava il potere per la propria gloria personale, ed il potere veniva sacralizzato, divinizzato, idolatrato, tutto è cambiato con l'avvento del Cristianesimo che ha posto il servizio come potere; si pensi, ha ricordato D'Agostino, all'episodio evangelico in cui Giacomo e Giovanni litigano per chi debba stare alla destra di Gesù che risponde che più potente e primo tra loro sarà colui che è al servizio di tutti gli altri. La differenza è notevole con il periodo pre-cristiano: Alessandro Magno, per esempio, arrivando in Egitto ebbe premura di far proclamare, dai gran sacerdoti, la divinità della propria persona, per il proprio potere e per la propria gloria.

Oggi, nota D'Agostino, prescindendo dalle combinazioni della stranezze elettorali e politiche, non esiste un politico che bussando alla porta di un elettore ne chieda il voto in nome del proprio potere e della propria gloria, ma dichiara di mettersi al suo servizio: ciò accade, a prescindere dalla sincerità, perché inconsapevolmente il Cristianesimo, il messaggio evangelico e Dio sono entrati nel cuore e nella mente dell'occidente senza che questo se ne ricordi.

In conclusione sembrano opportune le parole pronunciate da Rino Fisichella nel suo intervento di chiusura dei lavori quando ha affermato:« Niente come la fede nel Dio che si fa uomo provoca la libertà ad assumere in prima persona il principio di responsabilità. Il Dio che ama come Gesù è il Dio responsabile del fratello che non rimane nella solitudine della morte. Senza Dio viene meno la possibilità dell'autocomprensione, dell'esercizio della libertà e della responsabilità sociale. Dunque, è proprio vero: con lui o senza di lui cambia tutto».




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