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Numero 462
del 11/02/2012
L’offensiva islamica in Africa: i casi del Ghana e dell’Eritrea PDF Stampa E-mail
! di Andrea Camaiora
camaiora@ragionpolitica.it
  
martedì 12 gennaio 2010

E' calato ancora una volta il silenzio sulla persecuzione dei cristiani in tutto il mondo e sull'offensiva islamica. È recente la strage dei cristiani copti in Egitto e l'assalto alle chiese in Malaysia ma altrettanto emblematici sono, purtroppo, i casi dell'Eritrea e del Ghana. In Eritrea la disumanità ha oggi il marchio del marxismo e dell'islamismo più radicali.

Il tiranno di Asmara, Ysaias Afewerki, che negli anni '80 aveva capeggiato il fronte per la liberazione del suo Paese dall'offensiva etiopica, è diventato un dittatore spietato. Sotto il suo regime gli yemeniti hanno comprato case e terreni, pagando le conversioni all'Islam. Come descrive il Rapporto del Dipartimento di Stato Usa sui diritti umani del 2008 nel Paese, le forze di sicurezza hanno usato schiavitù, esposizioni al calore e maltrattamenti per punire le persone - circa duemila - arrestate per le loro convinzioni religiose. E sono stati costrette a firmare dichiarazioni in cui rinnegano la propria fede.

Anche se la Chiesa cattolica è uno dei quattro gruppi religiosi formalmente approvati dal governo, sempre nel 2008 una dozzina di sacerdoti e suore è stata espulsa dal Paese, in molti casi senza alcun avvertimento. Come se non bastasse, a giugno 2008 il governo eritreo si è impossessato delle proprietà della Chiesa cattolica. Le organizzazioni per i diritti umani e religiosi si sono espresse in modo sempre più deciso sui crimini contro l'umanità da parte del regime di Afewerki.

Il patriarca ortodosso Antonios, leader della Chiesa ortodossa eritrea, il principale gruppo religioso, è stato posto agli arresti domiciliari fin dall'inizio del 2007. Nel Ghana la situazione purtroppo non è migliore. Almeno a sentire il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, arcivescovo di Cape Coast, Ghana. Per monsignor Turkson: «Con i musulmani abbiamo sempre vissuto, visto che sono arrivati in Africa sub-sahariana anche prima dei missionari, ma senza queste tendenze di fondamentalismo e intolleranza. Oggi sembra esserci un nuovo modo d'essere dell'islam che si diffonde in diversi Paesi africani e viene dall'esterno. È una tendenza che dice all'Islam tradizionale: «E' questo il vero Islam».

Si tratta di un islam intollerante, che vuole essere l'elemento dominante anche nella società. Certo alcuni cristiani si sentono minacciati: nelle case, nelle famiglie, nell'esercizio delle libertà. Quando c'è una popolazione metà cristiana metà musulmana, come in Nigeria, si aprono dei conflitti. «Da noi in Ghana il 18% della popolazione è musulmano, un altro 18% è cattolico, ma i cristiani sono in totale il 65%. Quindi da noi il rapporto è buono. Tuttavia - conclude Turkson - siamo consapevoli del problema ma manteniamo sempre aperte le stesse strade di dialogo e collaborazione, perché viviamo insieme». Resta il problema della commistione fra religione e politica.

«C'è la tendenza da parte dei politici di sfruttare la religione, è ciò - prosegue il cardinale - che avviene in Nigeria. Quando si svolgono le elezioni si cerca di raccogliere i voti facendo appello, oltre al messaggio politico, alle lealtà delle persone: se siete musulmani vuole dire che c'è qualcosa che ci lega. Questo vale per l'Islam e il Cristianesimo. Quando la religione diventa un affare politico è molto pericoloso perché la religione sfida anche la ragione in qualche senso: se la fede, ciò cin cui la gente crede più profondamente, diventa politica, ci troviamo di fronte a un vero e proprio mostro. Così si sfida la ragione e ogni tentativo di far pensare alla gente a delle alternative politiche. Io stesso presiedo in Ghana un organismo di pace fra le religioni, il mio vice è un musulmano. Ma ci chiediamo fino a quando questo sarà possibile, e se le cose cambieranno quando i musulmani diventeranno maggioranza». Apriranno mai gli occhi l'Unione Europea e la folta comunità dei benpensanti?




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