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Numero 475
del 15/05/2012
Difendiamo la nostra identità PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
martedì 12 gennaio 2010

Quando si parla di integrazione sociale il tema dell'identità culturale è il primo nodo da sciogliere per realizzare una buona convivenza civile tra gli immigrati e la popolazione ospitante. Le culture dei popoli del mondo, infatti, sono il frutto della loro storia e religione, che sono a loro volta intrinsecamente legate al territorio in cui essi sono vissuti. Ma i flussi migratori diretti verso Occidente stanno cambiando il rapporto tra l'identità culturale di un popolo ed il suo territorio. Con l'arrivo di molti immigrati l'Occidente, ed in particolare l'Europa, è costretto a ripensare il suo Stato sociale. La novità storica del tempo in cui viviamo nasce proprio da questo aspetto: dal confronto tra le culture del mondo. Il secolo passato conservava ancora una visione eurocentrica della storia dell'umanità; anche i grandi mutamenti sociali, politici ed economici avvenuti nei secoli passati avevano come zona di riferimento il perimetro culturale della Cristianità. Stato, Nazione, democrazia, ma non solo, evoluzione della scienze umane e sviluppo della tecnica sono conquiste sorte all'interno di un impianto culturale in cui la libertà dell'uomo nella sua centralità era ed è il fuoco nel motore della sua emancipazione. Lo sguardo dell'Occidente quindi era ed è ancora rivolto su se stesso, immerso, oggi, in una realtà in cui il senso della memoria storica e dell'identità perdono di significato. Con la fine del ventesimo secolo si afferma la società post ideologica della tecnologica e della comunicazione diffusa, che vede l'uomo organizzare il suo quotidiano affrontando anche la variabile dell'imprevedibile, che condiziona il progetto della sua vita futura. Senza la consapevolezza del proprio passato, però, viene meno la percezione del futuro ed il presente acquisisce una dimensione temporale in cui il potere ed i meccanismi del sapere divengono la chiave di volta della propria esistenza.

Il male d'Occidente è insito proprio in questa condizione di vita politica, sociale ed economica e produce uno svilimento della propria identità culturale e del senso della propria esistenza. Ma avere la consapevolezza di chi siamo è il migliore strumento per integrare chi ha una diversa cultura dalla nostra. Purtroppo però, il laicismo, generato da una deriva ideologica della laicità delle elites  intellettuali nichiliste, postmarxiste che hanno usato il politically correct  per «voler educare» il popolo, ha contrapposto una tutela dei diritti individuali, intesa, in modo distorto, come esaltazione eccessiva delle differenze sociali e culturali degli individui, al concetto di identità di popolo, con la sua storia intrinsecamente legata alla terra nativa. Il risultato è che oggi in Italia, e in tutti i paesi occidentali oggetto di immigrazione, si verifica una situazione quasi paradossale, in cui l'immigrato ha piena coscienza di sé e della propria storia rispetto a noi e ciò ci rende incapaci di poter creare politiche di integrazione che sviluppino una buona convivenza civile.

Il nostro Paese accusa una debolezza che sembra causata dalle vicissitudini della sua storia: il tricolore ritorna solo negli anni Ottanta con il calcio, dopo che le ferite della Seconda Guerra mondiale lo avevano nascosto. Ma essere italiano è uno stile di vita. E' il frutto dell'unione del nostro retroterra culturale, sorto dalle radici di Roma ed Atene, poi  confluito nel Cristianesimo, con l'identità risorgimentale di uno Stato italiano che ha unito la storia di un paese frammentato. L'estro e la creatività del nostro popolo sono, quindi, il nostro tratto distintivo, frutto della commistione delle storie dei popoli italici unite dalla tradizione popolare intimamente cristiana. Ma purtroppo, oggi, spesso rimane solo il soffio di quell'identità che ha perso la consapevolezza di sé. E sarà il confronto culturale imposto dal mondo a ridestare le sorti del nostro popolo, perché l'italianità esiste e svilirla, come intende il laicismo della sinistra e del nichilismo di alcune elites, rappresenta un atto di violenza contro gli italiani. La debolezza del non sapere chi siamo crea timore per la presenza dell'altro, dello straniero nella nostra terra, perché un uomo senza identità e come un corpo senza anima, perde quello spirito che dà il senso alla propria vita.

 




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