Alle 16.53 del 12 gennaio la Terra ha tremato. Un terremoto di magnitudo 7.3 della scala Richter, con epicentro a 15 chilometri dalla capitale Puerto Principe, si è scatenato con tutta la sua furia sullo Stato di Haiti, piccolo paese caraibico che condivide l'appartenenza isolana con un altro Stato, la Repubblica Dominicana. Il terremoto ha drammaticamente devastato l'isola, raso quasi interamente al suolo la capitale Puerto Principe, alzato una polvere irrespirabile al di sotto della quale giacciono morti e feriti, il cui numero ancor oggi non è possibile stimare con precisione. Una catastrofe naturale, così viene definita, alla quale si uniscono le disperate condizioni di vita della popolazione haitiana, le cui povere e misere abitazioni sono crollate come castelli di carta di fronte alla potenza della natura. Un terremoto che ha allertato anche la vicina Repubblica Dominicana, che teme il verificarsi di tsunami.
I paesi dell'America Centrale, ed in particolare le piccole isole dei Caraibi, sono avvezzi per posizione geografica ad affrontare a pineo viso le maggiori catastrofi naturali. Collocandosi al centro di tre placche tettoniche, i terremoti non costituiscono un evento anomalo, ma quasi una routine, così come i devastanti cicloni che, impietosi, si abbattono sui territori e le popolazioni di tale area geografica, secondo un funereo ritmo ciclico, spingendole sempre più in fondo alle classifiche mondiali in tema di sviluppo umano e sociale.
Prima terra ad essere conosciuta dal Vecchio Continente, da quando Cristoforo Colombo approdò sulle sue coste il 5 dicembre 1492, Haiti rappresentò a lungo terra di conquista e passaggio obbligato per la deportazione di schiavi dall'Africa, fino al 1804, quando ottenne l'indipendenza dai francesi, conquistando il primato di primo Stato autonomo dell'America Centrale e Meridionale. Con una storia caratterizzata da schiavitù, dittature e anarchia, Haiti è tristemente ricordata per gli avvenimenti del XX secolo, con le due dittature della famiglia Duvalier, con Papa Doc, che si autonominò presidente a vita nel 1964, e Baby Doc, che «regnò» fino al 1986, quando venne deposto e l'anarchia dettò legge fino al 1991, con la prima elezione democratica a suffragio universale che vide vincente Aristide, immediatamente deposto da un colpo di Stato. La storia di Haiti è segnata da un altissimo grado di violenza e repressione antidemocratica.
Grazie al faticoso e quotidiano impegno del movimento popolare promosso dalla Chiesa cattolica locale, con uno sguardo sempre rivolto al sociale, per la promozione della democrazia e della libertà, partendo dalla convinzione che tutto ciò dovesse passare attraverso la cultura, ecco che nel 1984 viene promosso il primo programma di alfabetizzazione. Il principio ispiratore era che per quel cambiamento necessario e strutturale che non poteva più attendere, come sottolineato dalle parole dello stesso Papa Giovanni Paolo II, era fondamentale promuovere quella consapevolezza culturale, funzionale alla partecipazione democratica, nonché al processo elettorale medesimo.
Haiti non è un semplice paese caraibico, non un mero Stato povero o terzomondista. Haiti è l'emblema della povertà del terzo millennio, paese definibile del «quarto mondo», la cui popolazione si colloca per povertà, malnutrizione, analfabetismo e aspettative di vita agli ultimi posti nella graduatoria stilata annualmente dalla UNDP, rappresentando quindi un fanalino di coda per l'emisfero settentrionale. La popolazione haitiana vive attualmente in condizioni di povertà estrema e degradante, privata dei beni di prima necessità, come acqua potabile, cibo, flagellata da malattie endemiche, dove l'AIDS colpisce più di 120.000 persone e il servizio elettrico e di illuminazione non riesce neanche a coprire l'area geografica della capitale Puerto Principe, tanto che i soccorsi per i terremotati e le vittime ancora sotto le macerie non hanno potuto proseguire durante la notte.
L'aiuto e la solidarietà internazionale sono stati attivati immediatamente. L'Italia ha già inviato, attraverso la Protezione Civile, un'unità chirurgica da campo, nonchè aiuti economici. Le Nazioni Unite hanno messo a disposizione i propri mezzi e uomini già dispiegati sul territorio haitiano, in quanto parte della missione ONU in Haiti (MINUSTAH), forza di pace sotto comando brasiliano che attualmente conta di più di 6.700 militari. Gli Stati Uniti hanno garantito pieno supporto allo Stato di Haiti, non solo in questa prima fase di soccorso immediato, ma anche per la successiva fase di ricostruzione del paese, letteralmente raso al suolo.
Se la natura non stupisce per la propria durezza, ciò che lascia sgomenti è il disastro umano che da ciò ne deriva, laddove quasi cinicamente sembra che «Madre Terra» voglia accanirsi su quei popoli dove miseria, povertà, malattie e disperazione la fanno da padrone. La riflessione che oggi è portata avanti dall'intera comunità internazionale, che prontamente ha già attivato tutti i propri canali di aiuto per la popolazione haitiana colpita dal terremoto, è questa: sebbene la natura sia, paradossalmente, imparziale nell'abbattersi con le sue manifestazioni più apocalittiche, gli effetti che l'umanità subisce non sono i medesimi in tutte le parti del globo. Un esempio tipico che immediatamente balza alla memoria è il Giappone, ed in particolare la sua capacità di affrontare i terremoti, di ordinaria amministrazione, collocandosi geograficamente il paese al centro di una falla tettonica, nonchè essendo un arcipelago di natura vulcanica. Altri paesi, invece, quotidianamente impegnati ad affrontare altri tipi di esigenze (come ristabilire l'ordine democratico, sfamare la propria popolazione, garantire i servizi minimi di assistenza statale) non hanno supplito a quelle carenze strutturali che avrebbero certamente attutito l'onda d'urto della furia della natura.
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