Per MicroMega ogni occasione è buona per attaccare la Chiesa e i preti. Anche la pagina curata dalla diocesi di Savona su Avvenire può essere strumentalizzata pur di rappresentare vescovi e sacerdoti come una cricca che pretende per i propri accoliti l'impunità dai reati. La logica manichea del giornale diretto da Paolo Flores D'Arcais è questa volta declinata rozzamente da tal Ilaria Donatio, che scrive: «Un altro sacerdote di provincia accusato di molestie sessuali ai danni di una minorenne che lo assisteva nel dire messa, e l'Avvenire predica contro la Procura, per aver emesso l'ordinanza di custodia cautelare. Le argomentazioni scelte per commentare l'arresto di don Luciano Massaferro, parroco di Alassio in provincia di Savona, sono ospitate nella pagina curata dall'Ufficio diocesano delle comunicazioni sociali, domenica scorsa».
Che ha fatto di male Avvenire? Ha dato voce a chi chiede che la giustizia rispetti le persone e non si trasformi in giustizialismo. Per MicroMega, invece, è normale la degenerazione malata del sistema giudiziario, ovvero lo sputtanamento preventivo di cui scrive Avvenire quando usa il termine di «condanna». La condanna per don Luciano c'è già. Altro che processo breve! A MicroMega piacciono - per restare ad Avvenire - «sentenze con rito abbreviatissimo». Scrive il mensile dei forcaioli di sinistra che, in fondo, «la Procura non ha mandato alla gogna il parroco» - ci mancherebbe altro! - «ne ha solo deciso l'arresto, per ragioni che risultano comprensibilissime e tutte tese alla protezione della piccola». Le ragioni sono comprensibilissime soltanto a Donatio. Qualcun altro potrebbe pensare che, di fronte ad un'accusa di questo genere nei confronti di un sacerdote, siano sufficienti gli arresti domiciliari. Anche perché non sono noti precedenti a carico del parroco. E la «piccola» merita protezione? Certo. Ma se un quotidiano come Avvenire scrive che si tratta «di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia», forse c'è da andarci con i piedi di piombo prima di crocifiggere qualcuno. O no?
Poi, da autentici custodi della morale, a MicroMega insegnano anche a pregare e si indignano perché da parte cattolica non verrebbe «una parola di carità, di speranza, di comprensione, di apertura nei confronti dell'unico soggetto realmente debole di questa storia: la giovane chierichetta che, anzi, è liquidata frettolosamente, e senza indugi, come una visionaria, vittima di fantasie». Evidentemente ammiratrice della tradizione protestante, la sacerdotessa Donatio si avventura nell'ennesima sentenza offensiva e grossolana: «Una presa di posizione (quella di Avvenire, ndr) che sconfessa i principi più elementari del cristianesimo, di un cinismo sorprendente, e corporativa come nella peggiore tradizione chiesastica». Capito? Corporativa e chiesastica! Giudizi che trovano spiegazione soltanto nel furore ideologico di chi scrive e chi pubblica. Forse l'autore dell'articolo e la direzione del giornale hanno scambiato il povero don Luciano in quel satanasso di Berlusconi, un dittatore contro cui - come è noto - si possono anche scagliare le pietre. Anche perché scagliare le pietre - questo sì - è molto cristiano, poco corporativo e decisamente non chiesastico.
Ma vallo a spiegare a MicroMega, secondo cui non ha alcun valore conoscere bene chi sia don Massaferro e quali ragioni lo abbiano spinto a farsi sacerdote! Secondo MicroMega, nella conduzione di un'inchiesta è incomprensibile la richiesta del quotidiano cattolico di conoscere il profilo interiore di chi viene accusato di una simile nefandezza: «A noi infedeli, non è dato saperlo». Accade quando si guarda alla realtà con gli occhi deformanti dell'ideologia e del pregiudizio.
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