In teoria qualsiasi soggetto può essere esposto agli assalti di quanto viene incubato nella realtà virtuale. Tuttavia esistono obiettivi preferenziali contro i quali si aggregano più facilmente masse imponenti di aggressori. Di solito una holding manifatturiera o un gruppo che opera nel settore dei servizi sono soggetti che non esercitano un particolare appeal per il popolo dei blog, a meno che non si macchino di qualche peccato sociale in grado di ferire la sensibilità morale corrente, per esempio sfruttando in maniera sistematica il lavoro minorile o violando in modo evidente norme disposte a tutela della sicurezza dei lavoratori o dei clienti.
In realtà, i bersagli naturali in ogni tempo e ad ogni latitudine dell'ostilità degli «internettiani» sono le aziende che forniscono servizi pubblici, anche e soprattutto per l'incidenza che la politica può avere in queste ultime. Questo si spiega con il fatto che, se da un lato non esistono sistemi talmente perfetti da prevenire ogni possibile smagliatura, i malfunzionamenti che si verificano in questo settore impattano su una massa imponente di «vittime», la cui frustrazione e la cui collera trovano occasione di notevole amplificazione attraverso gli strumenti che internet offre. Amplificazione e mutua, parossistica eccitazione inimmaginabili ai tempi in cui la prevalente valvola di sfogo era costituita dalle «lettere ai giornali».
Tra l'altro, in un ambito in cui chiunque può dare libero sfogo, praticamente senza alcun rischio, alle espressioni del più torvo livore, prendono corpo con estrema facilità ed eccezionale rapidità le più nere leggende metropolitane, nelle quali anche le affermazioni più assurde, prive di qualsiasi consistenza e in stridente contrasto con la più elementare evidenza, acquistano facilmente il marchio della più indiscutibile veridicità.
Non trascuriamo inoltre il fatto che ad agglutinare la collera delle masse di utenti frustrati concorrono in misura determinante i professionisti della «piromania» virtuale, che agiscono seguendo pulsioni analoghe a quelle dei reali piromani, magari integrate da velleità di gratificante protagonismo sociale o da sentimenti specifici di odio nei confronti di una determinata corporate, di alcuni suoi vertici eminenti o ancora dell'uomo politico del caso.
Di tutto ciò è abbastanza facile rendersi conto esplorando anche superficialmente lo spazio virtuale, dal momento che i siti in cui si agglutinano certi giudizi sono proprio, per loro stessa natura, accessibilissimi mediante poche parole-chiave assai intuibili. D'altra parte, se questi siti fossero «blindati» come quelli che ospitano materiali accessibili solo a pagamento, il problema di cui stiamo parlando nemmeno verrebbe a porsi.
Il problema che resta aperto e che sicuramente è meritevole di ulteriori e più approfondite considerazioni è come e quanto sia possibile reagire di fronte ad un'aggressione telematica che, in apparenza, risulta non arrestabile né controllabile, assodato che non è possibile né intasare i tribunali con querele per diffamazione a raffica, né immaginarsi un sistema censorio compulsivo come quello della Cina comunista.
Condividi questo articolo      
|