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Numero 475
del 15/05/2012
Iraq: nuova condanna a morte per Alì il Chimico PDF Stampa E-mail
! di Enrica Bucciarelli
bucciarelli@ragionpolitica.it
  
martedì 19 gennaio 2010

Un tribunale iracheno ha condannato a morte per impiccagione Alì Hassan al Majid, meglio noto come Alì il Chimico, cugino dell'ex presidente Saddam Hussein ed uno dei più importanti rappresentanti del Partito Ba'ath. Si tratta della quarta condanna alla pena capitale per il «re di picche», accusato e condannato per crimini contro l'umanità in relazione ai fatti di Halabja, un villaggio al confine con l'Iran in territorio curdo-iracheno. Alì Hassan al Majid, infatti, è stato giudicato responsabile di aver dato l'ordine nel marzo del 1988 ad usare gas letali (una miscela di iprite, tabun, VX, napalm e fosforo bianco) su Halabja, la quale fu teatro di un bombardamento durante il quale perirono circa 5000 persone, la maggior parte delle quali donne e bambini. Halabja si era macchiata, secondo l'Amministrazione irachena del'epoca, della colpa di non aver opposto sufficiente resistenza all'occupazione della zona da parte di alcuni reparti militari iraniani e per tale motivo doveva essere punita. Verosimilmente, si trattò sia di una dimostrazione di forza nei riguardi dell'avversario Iran, con il quale l'Iraq era in guerra fin dal 1980, sia parte della campagna militare «Anfal» che proprio per l'utilizzo di armi chimiche, accanto a offensive aeree, terrestri e deportazioni di massa, fecero conquistare ad Alì Hassan al Majid l'appellativo «Il Chimico».

Altra condanna a morte, quindi, per Alì il Chimico, che segue quella ricevuta nel giugno del 2007 per essere stato ritenuto responsabile di genocidio del popolo curdo per la campagna militare «Anfal» tenutasi fra il 1986 e il 1989 e che fra il febbraio e l'agosto del 1988 costò la vita a circa 182.000 civili collocati in particolar modo nelle zone rurali curde. Inoltre, nel dicembre 2008 Alì Hassan al Majid fu condannato alla forca per la repressione della rivolta dei musulmani sciiti, successiva alla Guerra del Golfo del 1991 e, nel 2009, per la morte la deportazione di musulmani sciiti del 1999, esecuzioni che per sospensioni (la sua prima esecuzione fu rimandata per l'avvento del mese di Ramadan) e per cavilli legali non sono mai state eseguite.

Insieme ad Alì il Chimico sono stati condannati anche l'ex ministro della Difesa Sultan Hachim Ahmed e l'ex capo dei servizi segreti, Saber al Douri, a 15 anni di prigione mentre Farhan Mutlak al-Jubouri, altro capo militare all'epoca dei fatti, sconterà invece 10 anni di prigione. Si è trattato di una condanna senza sorpresa in quanto Alì Hassan al Majid non ha mai smentito di aver dato l'ordine ad utilizzare gas letali contro la popolazione civile («Sono stato io che ho dato gli ordini all'esercito per bonificare i villaggi e ripopolarli»), anzi ha sempre sostenuto di aver agito senza «commettere errori». La soddisfazione per il verdetto di morte è stata affidata alle parole di Majid Hamed Amin, il Ministro per i Martiri e i Rifugiati del Governo Autonomo del Kurdistan, il quale ha dichiarato che la condanna «è una vittoria per tutti gli iracheni, per l'intera umanità e per i curdi poiché Halabja è il più grande crimine dell'epoca moderna».




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