freccia_long
Numero 475
del 15/05/2012
Turchia. Importante operazione contro Al Qaeda PDF Stampa E-mail
! di Daniele Martino
martino@ragionpolitica.it
  
sabato 23 gennaio 2010

Il blitz compiuto dalle forze di sicurezza di Ankara nella giornata di venerdì ha inflitto un durissimo colpo alla struttura operativa di Al-Qaeda in Turchia. Con un'azione scattata contemporaneamente in 6 province del paese, culminata nell'arresto del capo dell'organizzazione fondamentalista Serdal Erbasi (più noto con il nome di battaglia di Abu Zer), il governo guidato da Recep Tayyip Erdoğan ha dimostrato una forte capacità di reazione alla minaccia terroristica, potenzialmente destabilizzante in una società dove le pulsioni estremistiche ed antioccidentali hanno avuto negli ultimi anni un notevole incremento. Il successo dell'operazione è dato da più motivi, che confermano il ruolo strategico della Turchia nel contesto euro-asiatico e ribadiscono la necessità di un'attiva collaborazione, a livello di intelligence, tra le autorità di Ankara e le cancellerie degli Stati europei.

In primo luogo, la vitalità della struttura militare turca indica la compattezza del fronte comune di tutto lo Stato contro il terrorismo e più in generale contro i proselitismi fondamentalisti nel paese. Ciò non è scontato, anche in considerazione degli ultimi contrasti tra l'establishment, formato da militari e Corte Costituzionale, e governo Erdoğan, spesso accusato dai primi di violare la laicità dello Stato e di voler costituire una società in cui il peso dell'islam sia sempre più crescente. Perciò è rilevante, ai fini della tenuta istituzionale dello Stato, che la reazione di governo e forze di sicurezza sia stata unanime e concorde nel debellare con efficacia la minaccia di Al-Qaeda, eliminando la possibilità di infiltrazioni fondamentaliste nella società turca e palesando la compattezza di tutte le istituzioni statali nel contrasto al terrorismo estremista.

In secondo luogo, la Turchia si conferma attenta e preparata sulla sicurezza antiterrorismo, anche in considerazione della lotta contro gli estremisti curdi del Pkk (il marxista Partito dei Lavoratori dei Kurdistan); l'azione di contrasto al Pkk, riconosciuto come organizzazione terroristica da Unione Europea e Stati Uniti, ha determinato l'attivazione di procedure speciali in campo antiterroristico, che si sono dimostrate vincenti anche nel contrasto all'estremismo islamico di Al-Qaeda, colpendo sia le strutture che le teste pensanti. In sostanza, Al-Qaeda in Turchia è stata decimata sia sul piano più strettamente logistico-operativo sia sul versante della propaganda ideologica e della linea «politica». Infatti, la strategia di Al-Qaeda in Turchia è quella di una irradiazione nei contesti sociali più disagiati, nei quali risulta più facile operare una propaganda islamista, facendo leva sulle disparità sociali ancora presenti nel paese. Non è un caso, infatti, che gli arresti di venerdì siano stati effettuati nei quartieri periferici delle grandi città turche come Istanbul, Ankara, Gaziantep, in cui gli squilibri sociali sono più evidenti.

L'estremismo islamista in Turchia si caratterizza come un fenomeno urbano, mentre nelle aree rurali la capacità di penetrazione della propaganda fondamentalista è minore, soprattutto in virtù del forte tessuto sociale presente nelle regioni dell'Anatolia. Come confermano i servizi di sicurezza di Ankara, l'azione della cellula turca di Al-Qaeda ricalca fondamentalmente le modalità di proselitismo attuate nelle zone disagiate delle grandi città europee, come Londra, Colonia o Francoforte, rilevando un comune modus operandi. Questo avviene in considerazione di un meccanismo che opera come un network globale del terrore, con la preoccupante constatazione che molti degli arrestati in Turchia negli scorsi mesi avevano avuto un addestramento sul campo in Afghanistan: si tratta di una ulteriore conferma che la partita che si sta giocando a Kabul, cui è ora da aggiungersi anche lo Yemen, è importantissima, poiché solo la vittoria sui terroristi nelle loro basi strategiche di formazione ed addestramento può portare alla sicurezza dell'Occidente e dei paesi islamici moderati, come Egitto, Giordania e appunto Turchia.

L'elemento di maggiore preoccupazione è dato proprio dal fatto che gli arrestati in Turchia abbiano ricevuto una formazione ideologica e pratica proprio in Afghanistan, segnale che conferma la bontà e la necessità dei rinforzi militari della coalizione occidentale nel paese, e indica come non sia più rinviabile all'infinito la costituzione di una stabile, credibile ed efficiente struttura statale afghana. Infatti, se a partire dall'11 settembre 2001 la maggiore parte dei terroristi arrestati avevano operato prevalentemente in maniera autonoma, utilizzando Al-Qaeda solo come marchio che conferisce una «autorevole legittimazione» alle azioni terroristiche, oggi si nota nuovamente la presenza di zone di addestramento al terrore. Se in Turchia è stata sventata una minaccia, solo operando risolutamente in Afghanistan e Yemen si può sconfiggere il terrorismo in maniera definitiva.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento č necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata