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Numero 460
del 03/02/2012
Global warming. Le solite previsioni apocalittiche smentite dalla realtà PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
martedì 26 gennaio 2010

Un albero si può abbattere, ma le montagne no. Così il 18 gennaio l'Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC, l'organismo creato dalle Nazioni Unite nel 1988 per studiare il riscaldamento globale, ha dovuto ammettere ufficialmente di essersi sbagliato: i ghiacciai dell'Himalaya e del Tibet non si scioglieranno completamente entro il 2035, le previsioni apocalittiche erano prive di fondamento scientifico derivando a quanto pare da un certo documento del Wwf che riportava le speculazioni di uno scienziato indiano. Invano diversi geofisici suoi connazionali ne avevano subito contestato le affermazioni: il presidente dell'IPCC, Rajendra Pachauri, aveva liquidato le loro ricerche definendole «scienza voodoo».

Da anni la catastrofica scomparsa dei ghiacciai è uno degli argomenti principali su cui l'IPCC punta per dimostrare il riscaldamento del pianeta di origine antropica: fenomeno per contrastare il quale ha ottenuto la stesura del Protocollo di Kyoto e, nel corso degli anni, la convocazione di innumerevoli summit locali e internazionali, culminati lo scorso dicembre nella conferenza di Copenhagen sui cambiamenti climatici durante la quale, come si ricorderà, si sono chiesti risarcimenti di centinaia di miliardi di dollari ai paesi occidentali per gli effetti nocivi attuali e futuri del global warming sugli abitanti dei paesi in via di sviluppo e drastiche, onerosissime riduzioni delle emissioni di CO2.

Nel 2007, proprio per il loro impegno contro il global warming, l'IPCC e l'ex vice presidente di Bill Clinton, Al Gore, sono stati insigniti del Premio Nobel per la pace. Nella motivazione del Comitato di Stoccolma si legge che IPCC e Gore sono stati premiati «per i loro sforzi per costruire e diffondere una coscienza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti». Al Gore, sempre nel 2007, ha inoltre vinto due premi Oscar per un documentario da lui prodotto che illustra le conseguenze del fenomeno dal titolo An inconvenient truth, Una verità scomoda.

Di scomodo adesso vi è - per Al Gore, per l'IPCC e per tutti i movimenti ambientalisti al seguito - non solo il fatto ammesso per la prima volta di fondare con troppa leggerezza le proprie affermazioni su basi non scientifiche e quindi di mobilitare irresponsabilmente enormi risorse finanziarie e umane (alla sola conferenza di Copenhagen hanno partecipato 40.000 delegati), ma, fatto ancora più grave, la scoperta che le prove scientifiche addotte sono state manipolate, per dimostrare l'esistenza del fenomeno del global warming e la sua origine antropica, omettendo dei dati e falsificandone altri, come risulta dalla corrispondenza elettronica intercorsa dal 1996 al 2009 tra l'IPCC e il Climatic Research Unit dell'università britannica di East Anglia, rubata e resa di dominio pubblico da un gruppo di hacker nel novembre del 2009.

L'albero di cui si diceva all'inizio sorgeva fino al 2003 in prossimità della linea costiera su una delle isole dell'arcipelago delle Maldive ed, essendo lì da oltre 50 anni, veniva usato da uno scienziato svedese, il professor Nils-Axel Morner, per confermare che il livello delle acque marine attorno all'arcipelago dell'oceano Indiano è costante da decenni, come hanno dimostrato le ricerche condotte negli anni 90 da un'equipe di scienziati da lui diretta: al minimo innalzamento dell'acqua, infatti, l'albero sarebbe stato raggiunto e in parte sommerso. È per questo che nel 2003 alcuni militanti ambientalisti australiani lo hanno abbattuto.

Il governo delle Maldive è quello che a ottobre, in vista della conferenza di Copenaghen sul clima, ha tenuto una riunione immerso in una laguna alla profondità di quattro metri. Al termine dell'incontro, su una lavagna di plastica i ministri in immersione hanno scritto con colori a prova d'acqua: «Dobbiamo unirci in uno sforzo da guerra mondiale per bloccare ulteriori aumenti delle temperature. Il cambiamento climatico è in corso e minaccia i diritti e la sicurezza di tutti sulla Terra». L'iniziativa intendeva richiamare l'attenzione sulle previsioni IPCC secondo le quali l'arcipelago verrà sommerso dal mare entro il 2100 per effetto del global warming. In quell'occasione il professor Nils-Axel Morner ha scritto una lettera al presidente delle Maldive Mohamed Nasheed che merita di essere letta. È stata pubblicata in Italia il 15 gennaio 2010 sul sito web www.svipop.org.




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Commenti (3)
1. 26-01-2010 23:13
La domanda è semplice: come è possibile che milioni di persone si facciano ingannare da questi cosiddetti "ambientalisti"?
Scritto da Lino
2. 27-01-2010 20:16
mi viene in mente una canzone...........
Ma,non è che questi terroristi dell'ecologia ,che da vent'anni predicano la fine della vita ,alla buon fine hanno il loro lucroso tornaconto alle spalle della gente??? Ma,chi li finanzia???
Scritto da ale
3. 03-02-2010 20:34
Previsioni astrologiche
Adesso si scopre che il buco dell'Ozono avrebbe ritardato il global warming. Intanto non si parla piu' della desertificazione in Italia.
Scritto da Gaetano47

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