Nel suo saggio Immigrazione e sicurezza in Italia il «sociologo di sinistra» Marzio Barbagli si scrolla di dosso i pregiudizi di parte ed analizza la dinamica dei reati commessi dagli immigrati. Ne emerge un quadro inequivocabile: «A commettere reati sono soprattutto gli stranieri che non hanno il permesso di soggiorno». Per quanto riguarda invece gli immigrati regolari, i dati mostrano che la relazione diretta fra immigrazione e criminalità scompare: «A parità di condizione economica e di integrazione familiare, gli immigrati regolari sembra che violino le norme penali con la stessa frequenza degli autoctoni».
Secondo le statistiche osservate, in Italia gli immigrati sono solo il 6% degli abitanti. Ma i reati a loro ascrivibili sono proporzionalmente molti di più: il 40% delle violenze carnali, il 24% degli omicidi, il 32% dei tentati omicidi e quasi la metà dei furti. Analizzando gli stranieri che commettono questi crimini, si scopre che la correlazione con l'immigrazione clandestina è diretta: tra gli immigrati denunciati, i clandestini sono da un minimo del 65% fino a un massimo del 92%, a seconda dei reati commessi.
Noncurante dell'ostracismo dei suoi colleghi di sinistra, Barbagli stila una classifica dei reati per nazionalità: confrontando i mutamenti dei dati dal 2004 al 2007, spicca l'avanzamento significativo dei cittadini romeni (da 170 a 447 denunciati), seguiti da marocchini (243-296), albanesi (127-153), tunisini (80-121), peruviani (22-40) ed ecuadoriani (30-35). A risultati analoghi giunge l'analisi del presidente della Corte di Appello Giorgio Santacroce che, impressionato dal forte aumento del tasso di criminalità tra stranieri, ne spiega le dinamiche e l'evoluzione. Se fino a qualche anno fa erano gli albanesi a fare paura, oggi la criminalità straniera «più attiva nel Lazio è quella romena», capace di crimini «di inaudita efferatezza» come le violenze sessuali a Guidonia e nel parco della Caffarella, facendo uso di «modalità di comportamento molto aggressive soprattutto nello sfruttamento della prostituzione di connazionali, spesso minorenni», settore nel quale hanno «sostituito gli albanesi che avevano il monopolio di questo illecito traffico». Quello della prostituzione non è l'unico crimine in cui i romeni sono diventati i più «forti»: «Indagini accurate hanno permesso di accertare che un particolare gruppo di romeni è specializzato nella clonazione di carte di credito e bancomat, con il concorso di ingegneri informatici rimasti in Romania».
Intanto arrivano proprio in questi giorni i risultati di una ricerca secondo la quale a risentire della piaga della disoccupazione sono soprattutto gli immigrati, in quanto categoria debole. Perciò, in una situazione contingente di crisi economica a livello globale, di cui l'Italia risente, è fondamentale contenere il flusso di immigrazione straniera, in modo da garantire ai regolari reali possibilità di inserimento, che consentano all'individuo di integrarsi attraverso un lavoro onesto e dignitoso. Nell'attuale situazione economico-sociale, infatti, le condizioni di disagio e la mancanza di lavoro che colpisce soprattutto gli irregolari sono i fattori che più spingono gli immigrati a commettere reati.
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