freccia_long
Numero 385
del 02/09/2010
LA «CULTURA DEL FARE» PDF Stampa E-mail
! di Sandro Bondi
bondi@ragionpolitica.it
  
giovedì 04 febbraio 2010

Proponiamo ai lettori di «Ragionpolitica» un intervento del coordinatore nazionale del Popolo della Libertà e ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, pubblicato su «Il Giornale» del 4 febbraio.

Sempre più spesso mi persuado che certi intellettuali non riusciranno mai a comprendere e a dare ragione del cosiddetto «berlusconismo», cioè delle ragioni e del significato della presenza di Silvio Berlusconi nella storia italiana. Lo conferma anche l'ultimo articolo di Alessandro Campi, che pure milita nello stesso partito fondato dal presidente del Consiglio. Credo che la ragione principale di questa incapacità degli intellettuali italiani di capire il significato più profondo dell'esperienza politica di Silvio Berlusconi risieda nella natura stessa del lavoro intellettuale. Gli intellettuali in genere, anche coloro che sono meno propensi ad una lettura ideologica della realtà, reputano di dover svolgere una missione: quella cambiare la realtà politica di una determinata società. Le loro teorie, le loro dottrine, i loro convincimenti precedono la conoscenza della realtà effettuale, nei confronti della quale emettono generalmente giudizi di imperfezione se non di vera e propria condanna morale. Secondo gli intellettuali, la realtà deve adeguarsi alle loro vivide elaborazioni, la vita ha bisogno di elevarsi alla chiarità e perfezione dei concetti. Se la realtà e la vita reale resiste o contraddice alle loro idee, allora peggio per la realtà e per la vita stessa. In questo modo, la cultura si condanna all'irrilevanza oppure, nel peggiore dei casi, come è avvenuto a sinistra, a produrre inferni e a doverne poi giustificare le ragioni storiche.

C'è un'altra strada da seguire, più fertile e costruttiva, per gli uomini di cultura? Sì, ci deve essere un'altra possibilità di far calare gli ideali nella realtà, senza presumere di imporre un cambiamento dall'alto, calato a partire dai disegni degli intellettuali impegnati, bensì accompagnando, orientando, dirigendo i cambiamenti e le trasformazioni della società verso traguardi di maggiore libertà e di maggiore giustizia. Questa è la cifra più autentica del riformismo, sia di matrice cattolico-liberale che di origine laico-socialista, che fa leva sulle persone, sulla forza delle loro relazioni naturali e associate, sul dinamismo della società civile, sulla vitalità del tessuto sociale e culturale che si organizza innanzitutto sulla base delle comunità locali. In fondo, l'originalità del tessuto economico e sociale del nostro paese, che ha retto agli scossoni della crisi economica internazionale, proviene dalle opere che il movimento cattolico e quello socialista hanno realizzato a livello della società civile, più che dall'intervento centralizzato dello Stato, dei partiti e perfino della Chiesa.

Come dimostra l'articolo di Campi, gli intellettuali pensano in tutt'altra maniera: pensano soprattutto a «programmazioni o ad un disegno politico di ampio respiro», alludono sempre a «visioni di ampio respiro e a grandi realizzazioni», inorridiscono a «scelte di governo in un'ottica di breve periodo». E' naturale che se questi sono i presupposti dell'analisi di Campi, tutto ciò che non è ascrivibile a questa progettualità di ampio respiro, tipica di una cultura di sinistra, viene derubricato a una concezione emergenziale della politica, ad una forma di politica che si esaurirebbe nella contingenza e che si eserciterebbe su base volontaristica e discrezionale. Da qui le critiche alla cultura politica che sorregge il berlusconismo, che sono totalmente avulse dalla realtà, in coerenza con l'atteggiamento intellettualistico che condiziona ormai completamente anche l'amico Campi.

Se considerassimo davvero i fatti, dovremmo dire che tutti i governi del mondo, compreso quello degli Stati Uniti, di fronte alla crisi economica hanno abdicato al ruolo progettuale della politica, inseguendo un radicale occasionalismo e un attivismo solitario, che Campi attribuisce a Berlusconi. In realtà, sappiamo che non è così, che ciascun governo ha preso, sull'onda dell'emergenza e del cambiamento, misure improntate ad un sano pragmatismo e realismo. Da questo punto di vista, l'Italia ha dato un contributo originale e propositivo. E che dire delle emergenze dei rifiuti di Napoli, del terremoto dell'Aquila e del salvataggio dell'Alitalia? La «cultura del fare» ha ridato fiducia alla politica, degradata da anni di chiacchiere inconcludenti e di progetti di vasto respiro che hanno ingombrato gli uffici senza produrre alcunché.

Anche per quanto riguarda la questione della politica in senso stretto e le dinamiche interne al nostro partito, non capisco come Campi possa parlare di una concezione fondata su una «rivoluzione permanente», impedendo un disegno organico (sic) e una formula organizzativa stabile. Possibile che uno studioso come lui possa tralasciare di menzionare le tappe e i risultati ottenuti da Berlusconi dal 1994 ad oggi? Glieli rammento sommariamente: fondazione di Forza Italia, sconfitta della sinistra comunista, sdoganamento della destra italiana, evoluzione della Lega da movimento secessionista a partito territoriale-nazionale, nascita del Pdl. Questi risultati, che dovremmo definire straordinari, sono il frutto - caro Campi - di una visione emergenziale oppure di una politica vera, coraggiosa e aperta al futuro, di cui Berlusconi è stato ed è il protagonista?

Se non innalziamo lo sguardo a questi risultati e a questo livello, con spirito critico ma allo stesso tempo obiettivo, non faremo un solo passo avanti, e disperderemo un grande traguardo storico, da cui dobbiamo partire per compiere insieme un ulteriore tratto di strada per il bene dell'Italia.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (4)
1. 04-02-2010 15:38
Parole sante
Condivido.Ci sono persone che pensano ancora di giudicare il mondo con gli schemi di un tempo. Ricordo il sessantotto, l'epoca dei sogni imposti sulla realtà. Ricordo la seduzione di ritenere che la realtà fosse solo la conseguenza dei frutti della Ragione. L'intellettuale era colui che si distingueva dalla massa.Quel mondo ha generato illusioni,Berlusconi, invece,ci ha fatto capire che è dalla realtà che scaturisce una cultura di vita che i limiti della Ragione di certi intellettuali non riescono a comprendere.
Scritto da Massimo
2. 04-02-2010 16:14
Intellettuali...
La cultura del fare, oggi, è l'unico modo per non vivere con la testa nella sabbia.
Scritto da Igor II
3. 06-02-2010 10:34
Lo strato intellettuale improduttivo
Il problema dell'Italia, e questo il Ministro Sandro Bondi l'ha capito alla perfezione, è l'esistenza di uno strato intellettuale improduttivo, slegato dalla popolazione e spesso in conflitto con quest'ultima, definita "ignorante" e "arretrata" quasi per definizione. 
tale strato intellettuale è oggi particolarmente diffuso a sinistra (post-comunista e "neo-azionista"), anche se è un fenomeno del tutto trasversale e, ahinoi, troppo diffuso anche a destra. 
Combattere l'influenza di questo strato intellettuale improduttivo è una necessità.
Scritto da Andrea Forti
4. 06-02-2010 10:41
Lo strato intellettuale improduttivo
Intellettuali dalla memoria corta. Se non fosse per Silvio Berlusconi, oggi, conformerebbero il loro pensiero al politically correct del laicismo di sinistra..o pensano, forse, che per ritenersi intellettuali si debba ancora essere legittimati dalla sinistra?
Scritto da Rupertcol

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >

due-anni-di-governo.jpg
gubbio2010.jpg
governo.jpg
governo_berlusconi.jpg
forza_silvio.jpg
fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg
collaboranew-2.jpg

il-nuovo-domenicale.jpg

 


sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, periodico on line Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
Scrivi alla redazione © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata