Si è concluso il 2 febbraio ad Addis Abeba, senza ricevere l'attenzione che meritava, il XIV vertice dell'Unione Africana, che dal 31 gennaio ha riunito nella capitale etiope i capi di Stato e di governo dei 53 paesi membri dell'organismo. Molti infatti sono stati i temi importanti trattati e soprattutto è da rimarcare un tono generale nell'affrontarli che almeno in parte, nei discorsi ufficiali dei leader, accantona le tradizionali recriminazioni nei confronti dell'Occidente per dare spazio ad analisi non inquinate dall'ideologia terzomondista e a dichiarazioni programmatiche, alcune delle quali subito tradotte in iniziative concrete di portata regionale e continentale.
È il caso del Fondo per le donne africane, istituito con una risoluzione al termine del summit allo scopo di promuovere i diritti delle donne su scala continentale secondo i principi espressi nel protocollo dell'UA adottato nel 2003 a integrazione della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli africani del 1981, e noto come Carta di Maputo. I capi di governo e di Stato si sono impegnati a finanziare il fondo e inoltre a sostenere in futuro le candidature femminili alle massime cariche dei paesi africani e degli organismi internazionali.
A margine del vertice, poi, 26 capi di Stato e di governo si sono riuniti insieme a esperti dell'OMS e di altre agenzie delle Nazioni Unite e hanno dato vita ad Alma, African Leaders Malaria Alliance, un nuovo organismo per sconfiggere definitivamente la malaria, una malattia che, malgrado i discreti progressi registrati negli ultimi anni, ancora è responsabile in Africa del 25% dei bambini morti prima di compiere cinque anni e del 10% dei casi di mortalità materna, assorbendo il 40% delle spese sanitarie del continente, con un costo complessivo di circa 12 miliardi di dollari all'anno.
Poiché è ormai evidente che nessun paese dell'Africa subsahariana realizzerà gli Obiettivi del Millennio - il programma ONU per sconfiggere la povertà entro il 2015 varato dieci anni or sono - la lotta alla povertà è una delle priorità enunciate dal summit. A questo proposito, Bingu wa Mutharika, il capo di Stato del Malawi appena eletto presidente dell'UA dall'Assemblea, nel discorso pronunciato dopo l'investitura ha richiamato i propri colleghi alla responsabilità di valorizzare le immense ricchezze disponibili: «L'Africa non è un continente povero - ha osservato - ma nonostante l'abbondanza di risorse naturali lo sono le popolazioni africane». Investire nell'agricoltura, combattere la corruzione che blocca lo sviluppo e scoraggia gli investimenti stranieri sottraendo al continente il 10% delle risorse economiche, sviluppare industrie di trasformazione delle materie prime, accelerare i processi di integrazione regionale, riorganizzare il Nepad, Nuovo partenariato per lo sviluppo dell'Africa, sono alcune delle promettenti linee guida della road map tracciata in questi giorni ad Addis Abeba.
La lotta alla povertà non si può vincere senza il consolidamento delle istituzioni democratiche e senza la risoluzione dei conflitti armati che ancora affliggono decine di milioni di africani. A tal fine l'UA si è impegnata a dotarsi di strumenti più efficaci per prevenire i colpi di Stato, per accrescere la propria forza negoziale nei confronti dei regimi incostituzionali e per risolvere le crisi politiche prima che degenerino in scontri cruenti. Il 2010 è stato dichiarato dall'UA «Anno della Pace e della Sicurezza in Africa». È stato ufficialmente aperto il 2 febbraio accendendo una fiaccola e consegnandola al presidente Bingu wa Mutharika. Nei prossimi mesi la fiaccola attraverserà tutti gli Stati del continente e sarà accolta da manifestazioni e da altre iniziative di sensibilizzazione e di educazione alla pace.
Per finire, l'Assemblea dei capi di Stato e di governo ha adottato la nuova bandiera dell'UA, dalla quale scompaiono gli anelli rossi finora presenti, a ricordare il sangue versato per porre fine alla colonizzazione europea: rappresenta un'Africa circondata da 53 stelle dorate, una per ogni paese membro. È un'Africa senza confini, di colore verde, a simboleggiare la speranza.
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