Rieccolo. Il Pd allo sbando in Campania è stato costretto a giocare senza molta convinzione la carta Vincenzo De Luca, sindaco in carica per la terza volta a Salerno, con poca fortuna nell'avventura di parlamentare. Intorno al suo nome subito si sono addensate le critiche di quanti, nel centrosinistra campano, temono l'ascesa a Palazzo Santa Lucia - sede della Regione - di un politico tradizionalmente poco propenso ai compromessi tra alleati nella spartizione degli incarichi ed abituato a giocare in città la politica dell'asso pigliatutto. Di qui l'attacco dei dipietristi sul versante giudiziario, di qui la contrarietà della composita sinistra extraparlamentare e soprattutto il dissenso dell'ala bassoliniana del Pd. Basterebbe il numero di questi distinguo nel centrosinistra a far dubitare dell'inattaccabilità del modello De Luca. È vero: da sempre il decisionismo in politica paga lo scotto di guadagnarsi troppi nemici, soprattutto tra i parenti più prossimi. Eppure anche i vertici del Pd nazionale e il fuoriuscito Francesco Rutelli, che oggi portano sugli scudi Vincenzo De Luca, nel 2006 gli sbarravano il passo per il terzo mandato al comune di Salerno. I Ds allora rinnegarono infatti il vecchio compagno di partito preferendogli, con i rutelliani, l'ex-democristiano Alfonso Andria. La politica è l'arte del compromesso, si sa. Ma è lecito chiedersi che cosa sia mutato nella scena politica per indurre, dopo 4 anni, questo cambiamento radicale di opinione su un amministratore da sempre molto chiacchierato come De Luca. La spiegazione non può che essere lo sbando totale del Partito Democratico, che in Campania, con le vicissitudini della presidenza Bassolino, ha toccato il fondo.
Vincenzo De Luca oggi è una scommessa sulla comunicazione, l'unica che il centrosinistra può giocare puntando sul politico che durante l'emergenza rifiuti era stato proposto con molta fantasia come simbolo dell'efficienza in Campania, trascurando il «dettaglio» che non si può seriamente confrontare l'amministrazione di una città di 170 mila abitanti con un'area metropolitana che conta diversi milioni di cittadini. Nell'immaginario collettivo, alimentato da un giornalismo nazionale troppo spesso approssimativo e scarsamente analitico, si è costruita nel tempo una figura assolutamente falsa del «modello Salerno», spacciato come simbolo di efficienza.
Senza prendere in considerazione le molteplici vicende giudiziarie - tutt'ora irrisolte - e che con buona pace dell'Unità sono tutt'altro che legate alla difesa di posti di lavoro, da garantisti ci chiediamo quali siano i meriti politici e amministrativi di cui De Luca e i suoi sostenitori «dell'ultima ora» si vantano. La vicenda del Seapark - annunciato dal sindaco come il parco acquatico più grande d'Europa - e il ciclopico centro commerciale per la riqualificazione post-industriale dell'area di Fratte sono, prima che casi giudiziari sui quali gravano pesanti ombre, esempi di malapolitica, di sperpero di risorse, di progetti faraonici mai realizzati, fuori misura per una città come Salerno che soffre da anni di carenza di reti infrastrutturali e di servizi essenziali, problemi mai risolti nel quindicennio deluchiano.
Chi oggi esalta l'efficienza di De Luca è a conoscenza delle risorse investite sul progetto di metropolitana leggera, che dopo 11 anni di lavori e oltre 80 milioni di euro investiti ancora non vede la luce? De Luca era già sindaco nel 1999 quando furono avviati i lavori e il primo cittadino garantì l'operatività dell'infrastruttura addirittura in due anni. Inaffidabilità delle ditte appaltatrici, che qualcuno avrà scelto, e uno studio di fattibilità inadeguato, che qualcuno avrà pur commissionato, hanno fatto slittare nel corso degli anni l'apertura di un'opera ambiziosa sicuramente - rispetto a un semplice potenziamento di corsie preferenziali - ma costosa e soprattutto ancora del tutto immaginaria. In questi undici anni i salernitani hanno dovuto patire tutte le problematiche legate ai cantieri aperti lungo la linea ferroviaria per l'allargamento dei sottopassaggi e la preparazione degli spazi per i binari della metro. Oggi, dopo l'ennesimo annuncio di due mesi fa con il quale De Luca assicurava la circolazione dei primi vagoni entro la fine del 2009, quello che si può ammirare è soltanto il degrado delle otto stazioni metropolitane mai utilizzate, che sono diventate un vero e proprio oggetto misterioso da evitare per i passanti. Se nelle opere un amministratore cerca anche la legittima aspirazione a lasciare la propria impronta, per ora il curriculum di De Luca brilla per questi mostri disseminati lungo la ferrovia che taglia la città.
È questo il modello che il Pd vuole proporre per la regione Campania? È questo il cambiamento che vuole lanciare dopo 15 anni di malgoverno di Bassolino? Come se non bastassero i guasti al tessuto urbano causati dalla metropolitana - per fortuna «leggera» - De Luca si appresta a stravolgere uno dei lungomare più belli d'Italia con un'altra fantomatica opera: il Crescent. Un progetto titanico che, se prendesse forma, getterebbe tonnellate di cemento sul fronte mare di Salerno, ingolfando l'angolo più suggestivo e tipico della città in ossequio a uno stile architettonico di sovietica memoria. Mentre la città resta un oggetto indefinito nel panorama turistico e culturale meridionale, il sindaco si diletta con progetti dispendiosi che rischiano di deturpare per sempre la panoramica promenade. Mentre i salernitani aspettano un programma di competitività in grado di sfruttare finalmente le potenzialità di una posizione strategica - al centro di siti archeologici e paesaggistici unici al mondo - De Luca si affanna a varare progetti faraonici che non vedranno mai la luce. E' a questo tipo di amministratore locale che accorre oggi un centrosinistra alla disperata ricerca di un leader credibile.
Condividi questo articolo      
|