freccia_long
Numero 462
del 11/02/2012
LA CULTURA ITALIANA OLTRE LE IDEOLOGIE PDF Stampa E-mail
! di Sandro Bondi
bondi@ragionpolitica.it
  
mercoledì 10 febbraio 2010

Proponiamo ai lettori di «Ragionpolitica» l'intervento (pubblicato dal «Corriere della Sera» il 10 febbraio) del ministro dei Beni Culturali e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, al convegno Aspen Institute-Rcs sulle radici culturali italiane.

Quando si affronta la questione delle radici culturali dell'Italia, il rischio è di ripetere concetti sui quali generalmente si registra un consenso quasi unanime oppure un radicale dissenso. In entrambi i casi, il dibattito sfocia nell'inconcludenza e nell'attuale sterilità della cultura.

Provo ad avanzare la seguente tesi. Se la nostra cultura - come io credo - è un principio di identità, se la nostra cultura è generatrice di significati universali, se la nostra cultura è tuttora un giacimento, uno scrigno di senso e di modelli per il futuro, perché allora essa appare sterile di dinamismo, di risultati, di creazioni, di nuove testimonianze? Soprattutto, perché la nostra cultura appare incapace di indirizzare gli sforzi della comunità nazionale verso traguardi di unità, di sviluppo, di più elevata democrazia? Anzi, perché generalmente proprio la cultura e gli intellettuali sono diventati principio di divisione, di contraddizione? Al punto che, sia quando parliamo del Risorgimento che quando ci riferiamo al fascismo, o a periodi della nostra storia più recente, abbiamo una memoria divisa del nostro passato? Con il rischio di trasferire, anche in occasione del centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, sul piano storico la rissa che contraddistingue il nostro presente politico.

Quali sono le ragioni di tutto questo? Anche qui sottopongo le seguenti riflessioni. Innanzitutto, la considerazione che vi sono state nella storia grandi civiltà che si sono spente, cioè che non sono state capaci di perpetuare nel tempo la propria grandezza. Civiltà che non hanno saputo generare nuove fasi della propria potenza, come la deflagrazione di una stella. In secondo luogo, oggi gli equilibri del potere, del potere economico, politico, culturale, si sono spostati dall'Europa all'Asia. Nuove potenze determinano cambiamenti epocali. Non possiamo più vivere di rendita. I centri culturali più vivaci non si trovano più solo nell'Occidente, ancor meno in Italia.

Una terza ragione, forse la più importante, riguarda proprio la cultura dell'Occidente, che, come ha ricordato Benedetto XVI, odia se stessa, una cultura dominata dal nichilismo. Carlo Sgorlon, un non conformista per riprendere un bel libro di Pierluigi Battista, ha scritto che la disperazione dominante in Occidente è una forma di conformismo di diffusa suggestione. La nostra è un'epoca malata, nella quale gli uomini non sanno più essere in sintonia con la vita, il mondo, l'essere. E continuamente insultano l'esistenza. La definiscono assurda, nauseante, alienata, precaria. Amano la letteratura del malessere e dell'ansia.

I mass media sono intrisi di questa cultura. Recentemente il cardinale Angelo Bagnasco ha puntato l'indice contro questo giornalismo del risentimento, sostenendo che i media non dovrebbero cadere nel sistematico disfattismo o nell'autolesionismo di maniera. L'Italia - ha ricordato l'alto porporato - dovrebbe essere più consapevole delle risorse e delle qualità di cui dispone. E dare una giusta considerazione ai successi conseguiti in molti campi. Tutto ciò, però, è molto difficile se la politica è impegnata nella denigrazione reciproca e i mass media nell'arte del disfattismo e dell'esaltazione del negativo. Alessandro Baricco ha giustamente ricordato che la televisione è il terreno sul quale si giocherà sempre più la partita della cultura e dell'identità nazionale. E su questo terreno non si vedono segni incoraggianti da parte di nessuno.

Da dove riprendere quindi il filo interrotto della nostra cultura? Innanzitutto dal rifiuto delle ideologie. In secondo luogo da un approccio alla realtà e al discorso pubblico secondo le virtù della pazienza, della prudenza, della scepsi, dell'accettazione dei limiti, del rifiuto del modo di ragionare per dicotomie e della tentazione del tutto o niente, che sembrano per noi italiani le cose più difficili da imparare. Infine, la promozione di una cultura democratica e popolare, che superi la tradizionale scissione tra intellettuali e popolo.




Condividi questo articolo
Segnala su OK NotizieDigg!Twitter!Google!Live!Facebook!Yahoo!



Commenti (3)
1. 11-02-2010 07:59
Meditare sulla storia per costruire un f
Il Tempo scorre, la gente muore, le ideologie e l'indifferenza crescono! Non è tempo per la filosofia, è tempo di agire!  
L’ignoranza dei governanti è tenere le immense ricchezze nei forzieri a discapito dei valori della Vita? I beni superflui rendono superflua la Vita. 
 
Complimenti per la news 
 
Con stima 
 
Francesco Palmieri
Scritto da italiaoncard
2. 02-07-2010 19:38
Sviluppo Economico e aspetti educativi
I beni superflui rendono superflua la Vita. > Come le Nazioni possono reperire infinite risorse per finanziare progetti occupazionali e di ricerca. Molte soprintendenze per i Beni..., tengono nascosti o a marcire negli archivi, immensi tesori per problemi di spazi espositivi. Non è giusto venderli ad altri musei o enti culturali che possono esporli?  
Tag: http://www.arteconomy24.ilsole24ore.com/news/cultura-tempo-libero/2010/05/asta-christi-new_york.php?uuid=a12ecd38-5da5-11df-b4b9-631631e51023&DocRulesView=Libero 
 
L'Italia è la prima potenza economica al mondo, se se il cambiamento culturale fonda le sue radici sulla meritocrazia e le pari opportunità. 
Tag: http://www.italiantourism.com/artcities.html 
 
Da decenni sono mira di compromessi o illeciti per la realizzazione di alcuni mie Idee/progetti. Io ho appreso e apprendo l'arte di costruire e non di guidare nel bene e nel male l'Arte del "reciclare". 
 
Con stima  
Francesco Palmieri
Scritto da Francesco
3. 30-01-2011 08:33
Leve per implementare l'occupazione
vorrei portarVi a conoscenza che un intervento del Vostro ministero condiviso con altri ministeri nel rendere possibile la riduzione dell'iva dal 10% al 4% Lpe il settore alberghiero, grazie a questa leva si e la "conoscenza" si creerà nel breve periodo un maggiore sviluppo occupazionale, ed di conseguenza ad un incremento della domanda turistica. "Non chiudedete le menti nella sottocultura". 
Grazie per l'attenzione. 
Con stima  
Francesco Palmieri
Scritto da Francesco

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam.
  • Assicurarsi di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice di controllo, nel caso venga inserito un codice errato
  • Caratteri disponibili : 1000.
  • Per poter inviare il commento è necessario inserire un codice di sicurezza, indicato alla fine del modulo di invio, per prevenire problemi di SPAM
Nome o nickname
Titolo:
Commento:

caratteri disponibili
Inserisci il codice di sicurezza:* Code


 
< Prec.   Pros. >


fb_ok.jpg
newsletter-new2.jpg

 

sottoscrivi RSS

Ragionpolitica, testata giornalistica Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis s.a.s. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena
Scrivi alla redazione © 2003-2012 Ragionpolitica Riproduzione riservata