Spesso le amministrazioni locali adottano provvedimenti che limitano la circolazione dei veicoli e impongono pedaggi per poter circolare liberamente, nel - quasi sempre vano - tentativo di non far superare alle polveri sottili i fatidici 50 microgrammi a metro cubo (mc) di aria di PM 10 nella media delle 24 ore, per non più di 35 giorni annui. Va detto che, fortunatamente, la Commissione Europea nel 2008 ha approvato la direttiva 2008/50/CE che ha assorbito precedenti direttive, recepite dal nostro paese con DM 60/02, che imponevano limiti ancor più restrittivi di quelli sopra ricordati a partire dal 1° gennaio 2010. Detta direttiva 2008/50/CE infatti offre orizzonti e soluzioni positive scientificamente corrette, come, in sintesi, meglio si comprende anche dal seguente confronto con il DM 60/02, peraltro ancora in vigore:
1) DM 60/02 (all. III fase 2, dal 01/01/10) PM 10: 50 micro g/mc (media di 24 ore), per non più di 7 giorni anno (invece di 35), con media annua di 20 micro g/mc (invece di 40). Con queste riduzioni è chiaro che ancor più Comuni - addirittura fin dai primi mesi del 2010 - non possono che essere «fuorilegge», considerato che per il 2009 la situazione era la seguente (dopo la città i numeri indicano i giorni di superamento dei 50 micro g/mc delle PM 10): Napoli 156; Torino 151; Ancona 129; Ravenna 126; Mantova 126; Frosinone 122; Milano 108; Alessandria 105; Pavia 100; Brescia 99; Padova 96; Lodi 92; Monza 92; Lucca 92; Verona 89; ecc... E - come volevasi dimostrare - per il 2010 al 24 gennaio eravamo già messi molto male: Milano 18; Padova 18; Vicenza 18; Treviso 17; Verona 17; Venezia 15; Bologna 15; Reggio Emilia 15; Forlì 15; Piacenza 14; Rovigo 14; Ferrara 13; Firenze 13; Modena 13; Rimini 13; Parma 12 (tutti hanno abbondantemente superato i 7 giorni ed i superamenti dal 24/01 sono continuati, soprattutto in virtù delle avverse condizioni atmosferiche).
2) Direttiva n. 2008/50/CE (con valori di polveri sottili riferiti solo alla parte antropica):
-
PM 10: 50 micro g/mc (media di 24 ore), per non più di 35 giorni anno e con media annua di 40 micro g/mc (all. II, punto 3) - ovvero gli stessi limiti in vigore dal 2005 - con possibilità di deroga fino all'11 giugno 2011. Deroga che viene concessa «per le caratteristiche di dispersione specifiche del sito, per le condizioni climatiche avverse o per l'apporto di inquinanti transfrontalieri» (art. 22, punto 2). E questo può, momentaneamente, contribuire a risolvere le problematiche legate ai superamenti dei valori limite delle polveri sottili della Pianura Padana, dato che la Commissione Europea considera appunto le condizioni climatiche avverse, che lì ci sono, come elemento di oggettiva difficoltà. Le autorità competenti di ogni nazione, però, per usufruire di questa deroga, devono dimostrare, all'interno di specifici piani per la qualità dell'aria (art. 23), che sono state adottate tutte le misure del caso a livello nazionale, regionale e locale per rispettare le varie scadenze. Il problema ora è che l'Italia si è vista bocciare - a causa di piani d'intervento specifici non ritenuti validi - la prima richiesta di moratoria a settembre e per la seconda richiesta si attende la risposta entro marzo; ed in caso di nuova bocciatura da parte della Commissione Europea, si può aprire la strada a pesanti ecomulte per il nostro paese.
-
PM 2,5 (inizio monitoraggio obbligatorio): 25 micro g/mc media annua. Questo è un valore obbiettivo da raggiungere entro il 2014 per essere poi obbligatorio nel 2015 (all. XIV, punto E). L'interesse per le PM 2,5 ed i loro limiti più bassi rispetto alle PM 10, è dovuto al fatto che queste - date le loro ridottissime dimensioni - sono molto pericolose perché raggiungono direttamente gli alveoli dei polmoni.
Le novità introdotte dalla direttiva 2008/50/CE però non consistono solo nell'aver riportato i limiti delle PM 10 ai valori esistenti fino dal 2005 o dare inizio obbligatoriamente alla misurazione delle PM 2,5, ma risiedono soprattutto nel fatto che i valori rilevati delle polveri sottili non sono più considerati «rigidi» perché è possibile scomporli, tramite analisi chimica, quantitativamente (art. 20 e 21) fra la frazione antropica, quella naturale (biogenica, crostale e marina) - e su cui non si può incidere e che, diverse volte, può arrivare anche al 50% e oltre del totale rilevato - e quella occasionale (salatura e sabbiatura delle strade per impedire che ghiaccino) e se mediamente la parte antropica quel giorno non supera i valori limite consentiti, detto giorno non va computato fra i 35 giorni massimi annui tollerati. E questa è ovviamente una buona notizia, soprattutto per quei Comuni che sono sotto assedio delle polveri sottili, perché la sottrazione dal totale rilevato della parte naturale e/o occasionale può fare la differenza fra essere in regola oppure no.
Ciò detto, e considerato che sempre la direttiva 2008/50/CE impone l'onere della prova per poter detrarre il contributo naturale e/o occasionale dal peso totale rilevato delle polveri sottili, la via maestra da seguire è quella di recepire quanto prima detta direttiva CE: il compito è del ministero dell'Ambiente, di concerto con il ministero della Salute, dopo aver dato vita ad una rete nazionale di rilevamento ed analisi di PM 10 e 2,5. Inoltre, analizzando la parte di polveri sottili di origine antropica - grazie anche ad un oculato posizionamento delle centraline di rilevamento - si può conoscere la loro provenienza: da veicoli diesel o benzina, industria, da riscaldamento gas, gasolio e biomasse che per altro sono un'«ottima» fonte di polveri sottili (sic), ecc.., e quindi andare a correggere la situazione con provvedimenti strutturali mirati e risolutivi - come per altro già impone la normativa CE - e ricorrere il meno possibile a quelli emergenziali, di norma di scarsa o nulla efficacia.
Quanto sopra tratta chiaramente il problema delle polveri sottili essenzialmente da un punto di vista normativo e tecnico-opertivo, mentre per meglio inquadrarlo e per evitare allarmismi è bene evidenziare alcuni punti che sottendono a questo tema.
1) Da analisi incontrovertibili risulta che nell'aria i livelli degli inquinanti non sono mai stati così bassi come negli ultimi trent'anni, ed il fatto che in diverse aree dell'Italia si superino i valori previsti per le polveri sottili è soprattutto dovuto ai limiti sempre più bassi che l'Europa si è data per quest'inquinante, anche se con la direttiva 2008/50/CE ci ha ripensato ed ha fatto dei - diciamo - passi indietro. Questo perché i limiti previsti dei 50 micro g/mc per non più di 7 giorni anno e dei 20 micro g/mc medi annui di PM 10 e senza scorporare la parte naturale - così come prevedeva anche la precedente direttiva CE e prevede il DM 60/02 dal 1° gennaio 2010 - erano e sono obiettivamente irraggiungibili. Non per nulla negli Usa il limite delle PM 10 non è di 50 micro g/mc nelle 24 ore ma è di ben 150 micro g/mc e con tale valore certamente nessuno dei Comuni italiani sarebbe più «fuorilegge». Questo anche a dimostrazione che le polveri sottili non sono poi quei killers spietati che si vuol far credere; tant'è che per quest'inquinante non è contemplato il livello d'allarme - superato il quale si devono prendere provvedimenti immediati - come invece è previsto per l'ozono, il biossido d'azoto e per il biossido di zolfo. Vale la pena inoltre di ricordare che il rischio zero non esiste e tutto va sempre visto alla luce del solito giusto rapporto tra costi e benefici, altrimenti si sprecano solo risorse - che non sono infinite - e che, se impiegate diversamente e con intelligenza, certamente migliorano molto di più la durata e la qualità delle vita di tutti noi.
2) Il ricordato limite delle PM 10 di 50 micro g/mc medio nelle 24 ore (frazione antropica) per un massimo di 35 giorni anno va pur detto che è comunque un obbiettivo non facile da centrare per tante zone d'Italia, perché, oltre tutto, hanno una situazione orografica sfavorevole - come la già ricordata Pianura Padana - mentre per molti altri paesi europei tale limite non è un grosso problema in quanto, ad esempio, sono ben ventilati. Comunque l'unico sistema sicuro che abbiamo per cercare di rispettare il limiti imposti dalla normativa CE, riguardo alle polveri sottili, è quello di non usare i combustibili fossili per il riscaldamento - che ora incide per almeno il 30% sulla parte antropica delle polveri sottili - ma l'energia elettrica. Energia elettrica che ovviamente deve essere disponibile, non inquinante e a basso costo, come appunto è quella proveniente dal nucleare.
La morale di tutto questo è semplicemente quella sì di ragionare senza farsi prendere dal panico e di sfruttare intelligentemente quanto la normativa europea permette, ma soprattutto è quella di vigilare a livello comunitario, specie per il futuro, affinché l'Italia non venga inutilmente ed ingiustamente penalizzata da direttive CE che non tengano nel debito conto le peculiarità del nostro paese. E infine, come ha auspicato il professor Franco Battaglia su Il Giornale del 29 gennaio, occorre dar vita ad una commissione VAS (Valutazione Attendibilità Scientifica) a livello locale, nazionale ed europeo, con potere prescrittivo, che giudichi con metodo scientifico se un certo provvedimento in campo energetico-ambientale sia o non sia valido e, nel caso non lo sia, deve essere azzerato, in modo da evitare errori e danni conseguenti gravi ed imperdonabili.
Condividi questo articolo      
|