Rendere la rete di ambasciate e consolati più efficace e autonoma, accrescerne i collegamenti e le sinergie con le amministrazioni, le imprese e le università, nonché rinnovare l'organizzazione interna della Farnesina per conoscerne e coordinarne meglio le attività, evitando sprechi o diseconomie. Questi gli obiettivi e le azioni della riforma del Ministero degli Esteri che, già passata al vaglio del Consiglio dei Ministri, sarà possibile avviare in primavera.
La crescente complessità e competitività a livello internazionale e la necessità di allinearsi agli altri Paesi dell'Unione europea rendono prioritario il passaggio a una struttura organizzativa più snella e funzionale, in grado di «fare sistema» e di promuovere l'italianità nel mondo, nelle sue componenti economiche e culturali. Due le grandi novità che la riforma introduce.
Seguendo l'esempio europeo, le direzioni generali all'interno della Farnesina non saranno più divise per aree geografiche bensì per aree tematiche, coincidenti con le priorità strategiche dell'Italia: affari politici e sicurezza, mondializzazione e questioni globali, promozione del sistema paese, Unione europea. Ad esse si aggiungono le due già esistenti, quella per gli italiani all'estero e le politiche migratorie e quella per la cooperazione allo sviluppo. E' prevista poi un'apposita Direzione Generale per le risorse e l'innovazione e una per il patrimonio, l'informatica e le comunicazioni. che curerà gli aspetti collegati all'uso delle nuove tecnologie, i beni d'investimento, la valorizzazione del patrimonio immobiliare all'estero. Una competenza primaria verrà attribuita al Direttore generale per gli affari politici e la sicurezza, con un potere trasversale e di intervento nelle questioni di natura politico-strategica e di sicurezza internazionale. Il numero delle direzioni generali passerà così da tredici a otto. Viene così introdotto il tipo di ordinamento da tempo adottato da Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.
La seconda grande novità introdotta realizza quello che è da sempre stato il prototipo del diplomatico per il Premier Berlusconi: un ambasciatore/manager. I capi delle rappresentanze diplomatiche potranno gestire autonomamente le dotazioni finanziarie delle rispettive sedi con ampia autonomia e flessibilità, avendo anche la possibilità di procurarsi donazioni o sponsorizzazioni attraverso contratti ad hoc. Il nuovo modello di gestione consentirà al capo missione di rimodulare l'allocazione delle risorse in base alle priorità e alle emergenze cui la sede è chiamata a far fronte. In pratica, come afferma il vice segretario generale della Farnesina Carlo Maria Oliva, che ha contribuito al coordinamento della riforma, d'ora in poi gli ambasciatori dovranno presentare non più il bilancio consuntivo, cioè a cose fatte, bensì preventivo. E dovranno rispettarlo. Il progetto è ancora sperimentale, ma è previsto anche un meccanismo premiante per gli ambasciatori più bravi sul versante commerciale.
La riforma mira poi a stabilire un rapporto più stabile e strutturato tra la Farnesina e il Ministero dell'Economia, meno incentrato sulle esigenze di «tagli di bilancio» e orientato, invece, ad un più efficace utilizzo delle risorse ottenute attraverso il riassetto dell'amministrazione centrale, la razionalizzazione della rete delle sedi e del patrimonio immobiliare all'estero. Da una parte, costretti dai vincoli di bilancio sempre più stretti - come impone l'impasse economica globale nella quale ci troviamo-, dall'altra in linea con il resto dell'Europa, viene introdotto un principio di responsabilizzazione e misurazione dei risultati che incentiva un uso più efficiente e trasparente delle risorse umane ed economiche.
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