La Farnesina guarda «con profonda preoccupazione agli episodi di violazione dei diritti e della dignità delle comunità cristiane». Con queste parole, in una nota, il ministero degli Affari Esteri ha commentato gli scontri tra cristiani e indu verificatisi il 20 febbraio in India, nello Stato nord occidentale del Punjab, in seguito alla pubblicazione, su un testo scolastico per bambini, di un'immagine che rappresenta Gesù con una sigaretta in una mano e una lattina di birra nell'altra, accompagnata da una didascalia che lo definisce un «idolo». A scoprirla sono state le suore cattoliche della congregazione di Nostra Signora delle Missioni di Shillong, che hanno chiesto e ottenuto dalle autorità locali il ritiro della pubblicazione.
Nel frattempo, però, manifesti riproducenti l'immagine erano stati affissi da estremisti indu in diverse città e questo ha suscitato indignazione nelle comunità cristiane. Una prima manifestazione di protesta organizzata il 19 nella città di Jalandhar si è svolta pacificamente. Ma il giorno successivo, a Batala, una seconda manifestazione è degenerata quando dei giovani indu hanno assalito dei coetanei cristiani che stavano strappando i manifesti blasfemi. Istigate dai militanti dei movimenti fondamentalisti indu, centinaia di persone si sono riversate nelle vie della città e la violenza si è presto estesa: due chiese protestanti sono state saccheggiate e incendiate, diversi negozi di proprietà di cristiani sono stati danneggiati, il reverendo di una delle due chiese, suo figlio e altre otto persone sono stati feriti e ne è stato necessario il ricovero in ospedale.
Le autorità hanno assicurato che contribuiranno alla ricostruzione delle proprietà danneggiate e delle due chiese - una, la Mukti Fauj, era la più antica della città - ma ancora non si sono pronunciate sulla richiesta di rilascio dei 25 cristiani arrestati avanzata dai vescovi indiani. Questi ultimi, mentre invitano i loro fedeli alla calma insistendo sul fatto che la maggioranza della popolazione indu non è ostile e anzi rispetta i simboli religiosi cristiani, non nascondono tuttavia la preoccupazione per una situazione che non accenna a migliorare.
Le violenze del Punjab, infatti, non sono un caso isolato. In India gli episodi di intolleranza da parte di estremisti indu nei confronti della minoranza cristiana sono frequenti. Uno dei principali, costanti motivi di tensione è dato dall'azione di promozione sociale rivolta dai cristiani ai dhalit, gli intoccabili che il sistema delle caste indiano relega ai gradini più bassi della società.
Né vivono meglio i cristiani residenti nel vicino Bangladesh, altrettanto spesso vittime dell'intolleranza religiosa, in questo caso da parte della maggioranza islamica. Proprio negli stessi giorni degli incidenti di Batala, nel distretto bengalese sud orientale di Rangamati, a circa 400 chilometri dalla capitale Dhaka, gruppi di coloni musulmani attaccavano alcune comunità cristiane nel tentativo di impadronirsi dei loro terreni, di cui rivendicano il possesso. Durante gli scontri, che hanno inoltre coinvolto le minoranze buddhiste della regione anch'esse minacciate dai coloni per la stessa ragione, una chiesa, una pagoda e una cinquantina di abitazioni sono state incendiate, otto persone sono morte e un centinaio sono state ferite in maniera più o meno grave. Secondo testimonianze riportate dall'agenzia di stampa AsiaNews (22 febbraio 2010), il bilancio delle vittime si deve almeno in parte all'intervento dell'esercito che avrebbe sparato sulla folla. Inoltre i testimoni presenti al momento degli scontri affermano che gli incendi stessi sono stati appiccati dalle forze di sicurezza per mettere in fuga i proprietari e permettere ai coloni di insediarsi.
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