Il potere dei media, oggi, domina e condiziona la vita sociale e politica del nostro Paese soprattutto quando esso si trasforma in un mix mediatico-giudiziario. La forza della comunicazione può trascinare nel tritacarne mediatico le vicissitudini di coloro che, direttamente o indirettamente, finiscono nelle maglie della giustizia senza ancora aver avuto la possibilità di espletare alcun grado di giudizio; così la presunzione di innocenza lascia lo spazio al linguaggio dell'accusa. La condanna avviene, quindi, in primis dinnanzi al pubblico italiano, solo dopo anni di attesa la sentenza viene promulgata nel nome del popolo italiano e spesso non conferma le ragioni dell'accusa. Media e stampa, il cosiddetto quarto potere possiamo affermare che, oggi, siano il fulcro centrale del quotidiano della nostra società.
Nel Novecento potevamo pensare che fosse la politica ideologica a detenere le sorti del mondo. Poi con la caduta del Muro di Berlino e l'avvento della globalizzazione si pensò che la sola economia reale e finanziaria bastasse a reggere il mondo. Ma non è così. In un mondo dominato dalle immagini i linguaggi mediatici possono essere determinanti nel quotidiano. Ed ecco, quindi, che la pubblicazione di una intercettazione diviene la prova inconfutabile del presunto malaffare. Poco importa se l'origine di quelle frasi, parole o addirittura monosillabi, siano passibili di errate contestualizzazioni, ciò che è pubblicato o comunicato al pubblico diviene verità in sé. Ed è da questo meccanismo perverso che si origina il giustizialismo e l'antipolitica che allontana il cittadino dalle istituzioni.
La percezione odierna del nostro Paese appare, infatti, come intriso di una prassi malavitosa che si sostanzia nel mercato e nei rapporti tra il privato ed il pubblico. Certo, se anche nel Paradiso Terreste era presente il serpente corruttore, non possiamo certamente negare che il malaffare non abiti anche nella vita reale, ma altra cosa è dipingere il tutto a tinte fosche come se la negatività fosse la parola determinante del nostro vivere. Il potere mediatico crea immagini, ma esse, pur non rispecchiando sempre la realtà, spesso vengono usate secondo un tempismo volto influenzare la vita sociale del quotidiano. Nel quarto potere è insita a volte una deriva giustizialista che rischia di condizionare il nostro stesso Stato di diritto.
E se difendere la libertà di stampa costituisce un diritto inalienabile per la nostra democrazia è altrettanto vero che una sua distorsione può provocare effetti negativi nella nostra quotidianità. Sarebbe, quindi, necessaria una maggiore regolamentazione soprattutto per quanto concerne la pubblicazione delle intercettazioni, poiché o diamo per assodato che il tribunale mediatico debba prendere il posto dell'organo costituzionale della Giustizia o definiamo una volta per tutte delle regole che possano salvaguardare uno Stato di diritto. Chi mai restituirà dignità pubblica a coloro che sono stati infangati e poi assolti nelle aule dei tribunali? E' un quesito che, ormai, da molti anni a questa parte continuiamo a porci sfogliando le pagine di pubblicazioni di inchieste che sono l'effetto di una causa generata da un mix mediatico-giudiziario in cui gli avvisi di garanzia vengono comunicati all'interessato a mezzo stampa, come accadde a Silvio Berlusconi a Napoli durante la Conferenza mondiale sulla criminalità organizzata o come avviene per le intercettazioni che tuttora passano direttamente dalle stanze dei Tribunali alle redazioni dei giornali. E'un mix mediatico-giudiziario che è entrato a gamba tesa nella vita politica cercando di screditare l'avversario politico di riferimento. La politica diviene, quindi, l'ostaggio di un potere che genera antipolitica, strumento del giustizialismo cavalcato a sinistra come contrapposizione politica secondo le proprie necessità. E' un circo mediatico dai toni massimalisti quello a cui la Seconda Repubblica ci ha abituati ad assistere e che ancora oggi agisce attraverso la pubblica gogna pronta a confondere la parte in errore con il tutto, creando una immagine del nostro Paese che non corrisponde alla sua realtà.
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