Può essere considerato un attacco militare in piena regola quello che venerdì mattina è costato la vita a 17 persone, tra cui Pietro Antonio Colazzo, Consigliere Diplomatico della nostra Ambasciata a Kabul. Il blitz, rivendicato dai talebani per bocca di uno dei portavoce Zabihullah Mujahid, è scattato alle 6.30, ora in cui cinque attentatori (ma il numero di terroristi coinvolti non è stato confermato dalle autorità afghane) si sono infiltrati armi in pugno all'interno del Safi Landmark Hotel, albergo frequentato soprattutto da occidentali, e del Park Residence, frequentato da cittadini indiani, in una zona commerciale vicino al Ministero degli Interni, nel centro di Kabul.
L'attacco di venerdì è il secondo colpo messo a segno dai talebani nel centro di Kabul dall'inizio dell'anno. Già in gennaio, infatti, alcuni terroristi attraverso un'azione combinata attaccarono numerosi obiettivi, tra i quali il centro commerciale Gulbahar Mall, nei pressi del ministero degli Esteri, l'Hotel Serena frequentato da occidentali e diplomatici, vicino alla residenza del presidente Karzai, ed il palazzo della compagnia Afghan Telecom di Kabul, vicino al ministero della Giustizia. L'attacco di oggi, tuttavia, non arriva inaspettato, visto che da giorni le autorità mettono in guardia sul rischio attentati, considerati una logica conseguenza dell'offensiva lanciata nelle scorse settimane dalle truppe alleate contro le roccaforti dei talebani nel sud dell'Afghanistan. Il tentativo, chiaramente, è quello di dimostrare che neppure il centro della capitale può essere considerato sicuro, e che le capacità organizzative dei talebani sono ancora intatte, nonostante l'andamento dell'offensiva in corso a Marjah. I terroristi, applicando le classiche tecniche di guerriglia, mirano chiaramente a creare sconforto nell'opinione pubblica occidentale, che comincia ad essere stanca di questa guerra, come dimostra la recente crisi del governo olandese, caduto proprio sul rifinanziamento della missione Nato a Kabul.
Ma una risposta chiara, inequivocabile, è arrivata dal governo italiano, per bocca del Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini, che ha immediatamente escluso che la morte del nostro Consigliere Diplomatico possa in alcun modo portare ad un ripensamento del nostro impegno nel «Paese degli aquiloni». «L'Italia e gli altri alleati rimarranno impegnati per la stabilizzazione», ha detto Frattini, che ha anche smentito le voci secondo cui Colazzo potesse essere un uomo dell'Aise. Sulla stessa linea Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, che in una nota ha espresso «profondo cordoglio» per la morte di Colazzo ed ha confermato che «l'abbandono di quei territori alle minacce del terrorismo non sono una via praticabile». Con quella di oggi sale a 22 il numero delle vittime italiane dal 2004, un tributo importante che il nostro Paese sta pagando per riportare la pace e la stabilità in Afghanistan. Un impegno che si rafforzerà ulteriormente nei prossimi mesi, quando arriveranno in teatro i rinforzi promessi dal nostro Paese agli alleati della Nato. Un incremento necessario, perché come dimostra l'attacco di oggi, nonostante gli importanti successi ottenuti il Paese è ancora lontano dalla tanto agognata pacificazione.
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