Con il pieno sostegno del Pdl e della Lega e con la volontà ferma del Premier di garantire maggiore efficienza e buon governo, è stato approvato lunedì dal Consiglio dei Ministri il ddl anticorruzione. Come enunciato dal Guardasigilli Angelino Alfano viene fissato «un principio fondamentale: la trasparente gestione della cosa pubblica frena la corruzione».
Il testo è composto da undici articoli raccolti in tre Capi: il piano nazionale anticorruzione (che attua una delle previsioni dell'articolo 5 della Convenzione Onu sulla corruzione), la nuova disciplina di controllo degli enti locali e le sanzioni, con un inasprimento delle pene per i reati contro la Pa. Tre anche i ministri coinvolti: oltre al Ministro della Giustizia, hanno partecipato alla stesura il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli e quello della Pubblica Amministrazione ed Innovazione Renato Brunetta.
Un segnale forte per porre «un freno preventivo alla corruzione» è la decisione di prevedere l'ineleggibilità alla Camera e al Senato, per un periodo di 5 anni, per coloro che hanno subìto una condanna in via definitiva per una serie specifica di reati. Tra le «cause ostative alla candidatura» (l'elenco completo è indicato alla lettera B dell'art. 58 elencati nel Testo Unico degli enti locali attualmente in vigore) rientrano i reati di peculato, malversazione a danno dello Stato, concussione e i casi di corruzione propria, impropria o in atti giudiziari.
Alfano ha parlato di una sorta di «fallimento politico» riguardo ai presidenti delle Regioni: «Per i presidenti di Regione è stata prevista una incandidabilità specifica così come accade in ambito privato per il fallimento. Così come si portano i libri in tribunale, in modo simile si portano i "libri" davanti agli elettori». Per il Guardasigilli il provvedimento serve anche a chiarire senza ambiguità che «chi ruba, ruba solo per sè: i nostri partiti non hanno bisogno di rubare perchè ci sono i soldi dei finanziamenti».
Grande novità l'introduzione di un Piano nazionale anticorruzione, in linea con quanto avviene negli altri Paesi europei, che sarà predisposto dal Dipartimento della Funzione pubblica, a partire dai singoli piani d'azione, nei quali ciascuna amministrazione centrale indicherà il grado di esposizione al rischio di corruzione dei propri uffici e le misure per farvi fronte, nonché le procedure di selezione, formazione e rotazione dei dipendenti che operano in settori sensibili e soluzioni, anche normative, per prevenire e individuare gli illeciti.
Presso il Dipartimento è anche istituito un Osservatorio sulla corruzione e altri illeciti nella pubblica amministrazione, «una sorta di faro» sul fenomeno corruttivo, con compiti di analisi e di informazione dei casi che verranno trasmessi ogni anno al ministro.
Le misure sulla trasparenza, ha dichiarato Brunetta, «incidono sui tre settori maggiormente a rischio: appalti, contributi, assunzioni». Saranno ora consultabili on line tutte le fasi degli appalti e le informazioni che le stazioni appaltanti saranno tenute a comunicare: bandi e avvisi di gara, elenco dei partecipanti e aggiudicatari, inizio dell'esecuzione del contratto, varianti, imprese subappaltanti, importi finali del contratto. Il titolare di Palazzo Vidoni ne informerà Governo, Parlamento, organismi internazionali e Commissione per la valutazione e la trasparenza delle Pubbliche amministrazioni. Non ci saranno più analisi estemporanee, allarmi, ma statistiche ufficiali». «Le amministrazioni pubbliche - spiega Brunetta - dovranno assicurare la trasparenza come livello essenziale delle prestazioni e provvedere al monitoraggio periodico del rispetto dei tempi procedimentali, anche per evidenziare eventuali anomalie». I dirigenti che non lo faranno in modo completo ne saranno responsabili. Dunque piena applicazione e valorizzazione agli strumenti di «semplificazione, trasparenza ed efficienza» per combattere la corruzione e rafforzare il ruolo e la fiducia nello Stato.
Condividi questo articolo      
|