Il respingimento dei ricorsi presentati in Lombardia dalla lista Formigoni e nel Lazio dal Pdl e la fuorviante lista della signora Nadia Cota in Piemonte potrebbero compromettere gravemente l'esito democratico delle consultazioni che avverranno il 28 e 29 di marzo. A questo punto confidiamo nel reintegro delle liste da parte dei Tar, che consentirebbe un corretto svolgimento della competizione elettorale, poiché sarebbe assurdo che a milioni di elettori venisse preclusa la possibilità di eleggere i propri rappresentanti. Non era mai accaduto che un partito di maggioranza relativa rischiasse di essere escluso. Forse a sinistra c'è chi spera che attraverso questa vicenda possa ottenere una vittoria insperata a tavolino, soprattutto in due Regioni chiave perchè più ricche e più popolate. Ma si tratterebbe di un sconfitta per la democrazia, che sancirebbe la vittoria di una coalizione di sinistra che ha scelto come il Pd di seguire le orme giustizialiste di Di Pietro come unica forma di proposta politica.
Vuoto di contenuti, il maggiore partito d'opposizione si appella disperatamente a paletti burocratici che curiosamente, solo ora, sembrano essersi ingigantiti a tal punto da trasformarsi in ostacoli insormontabili, che si oppongono al regolare svolgimento di un sano confronto democratico. Se analizziamo nel particolare la politica del Pd, si comprende come non vi sia una benché minima proposta di governo efficace. Verrebbe da chiedersi, a questo punto, cosa intenda Bersani con la frase scelta per i manifesti elettorali del suo partito: «In poche parole, un'altra Italia», ma quale? Forse quella della sinistra radicale di Nichi Vendola in Puglia, intrisa di un no ideologico, antagonista oppure quella della piemontese Bresso intimamente laicista, ricca di contraddizioni che la portano ad essere favorevole alla Tav ed al contempo ad inserire nelle sue liste personaggi che intercettino il consenso dell'antagonismo no Tav.
Se poi consideriamo il caso emblematico del disorientamento della sinistra in cui si trova il pateracchio organizzato in Liguria dal postcomunista del Pd, Claudio Burlando, che unisce tutto ed il suo contrario, dalla Federazione della sinistra di Ferrero, che si presenterà con il simbolo della falce e martello, ai verdi antagonisti, all'Udc, possiamo comprendere come la proposta politica della sinistra rasenti il nulla, poiché ha perso ogni linguaggio politico proprio. L'unica arma elettorale di polemica che gli è rimasta segue la scia del giustizialismo, del trovare il torbido in «ogni dove» per affrancarsi come coalizione integerrima, senza macchia.
Come se gli scandali della sanità pugliese e della spazzatura partenopea appartenessero ad un remoto contesto politico di un Pd che proveniva dal pianeta Marte, come se il malaffare fosse il germe maligno di una società italiana guidata da Silvio Berlusconi. La contestazione politica del Pd è solo questo, pura demagogia che deforma in negativo la realtà italiana per trarne vantaggi elettorali. Potremmo definirla, quindi, come la derivazione di un cinismo politico che piega i bisogni del nostro popolo al mero interesse politico di partito.
E tale atteggiamento si riproduce nei metodi di composizione delle coalizioni che, in vista delle regionali, hanno messo in piedi contro l'acerrimo nemico, che mettono in evidenza come l'attuale opposizione sia pronta a sacrificare qualsiasi diversità di merito, come i valori ed i programmi di governo, sull'altare del desiderio di potere. E' così accade che la laicista Bresso si allei con il presunto partito moderato cattolico Udc, che Burlando faccia finta di andare d'amore e d'accordo con il partito di Casini e al contempo, quando fa le conferenze stampa assieme ai comunisti, prenda le distanze dal programma dell'Unione di Centro. La corsa alle poltrone, evidentemente, conta più di un progetto coerente di governo. E' il potere per il potere. E quando il linguaggio politico è povero e la sete di potere è tanta il cinismo politico fa uso di ogni espediente pur di vincere. E così la sinistra strumentalizza le inchieste giudiziarie sulla Protezione Civile per infangare il Governo e spera di vincere a tavolino le partite elettorali di Lazio e Lombardia, poiché ciò che a essa importa è la conquista delle poltrone, anche a costo di ignorare il voto di milioni di elettori che potrebbero incorrere nel rischio di non poter esercitare il loro diritto a eleggere i loro rappresentanti. A sinistra cambiano le sigle, ma la concezione e l'approccio politico rimangono intatti, involuti nel linguaggio di Di Pietro.
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