Mentre l'Italia sta attraversando un periodo storico in cui, di fronte alla congiuntura internazionale, è stata messa a dura prova, dimostrando, grazie alla politiche messe in campo dal Governo Berlusconi, di reagire alla crisi e alle emergenze sociali da essa originate, la sinistra, con la sponda dei suoi media, tenta di occultare la chiara mancanza di una progettualità politica per il Paese sfoggiando lo scudo del «cavillismo» burocratico e agitandolo come nuovo vessillo a tutela della democrazia. Dopo aver prestato soccorso al finto moralismo, che ha sempre caratterizzato i postcomunisti, il giustizialismo si è messo al servizio di quello che, a tutti gli effetti, sembra essere diventato il lait motiv della campagna elettorale condotta dalla sinistra: porre al centro dell'agenda politica l'arma acuminata del formalismo burocratico, ovviamente orientata a senso unico, sacrificandola sull'altare di un sano confronto democratico tra forze politiche che hanno diritto a vedere garantito il diritto di elettorato attivo e passivo. L'obiettivo della sinistra, come ha fatto notare il presidente Berlusconi, era chiaramente quello di correre da sola, come avveniva nell'Unione Sovietica.
Persino il Capo della Stato, in qualità di garante della Costituzione, e quindi dei diritti dei cittadini, ha espresso chiaramente l'esigenza di difendere il principio di rappresentatività, motivando la sua scelta di firmare il decreto del Governo come una soluzione necessaria sia per tutelare il rispetto delle norme sia il diritto dei cittadini di scegliere attraverso il voto fra schieramenti e programmi diversi. E' surreale che, a meno di venti giorni dalle elezioni regionali, il dibattito vero e proprio, quello che dovrebbe avvenire su temi concreti, sia stato insabbiato da una vicenda che niente ha a che fare con la politica vera e propria, ma che, sotto una regia misteriosa, sembra originata da un disegno «superiore»: tentare disperatamente di far confluire una parte dei consensi entro la sacca dell'astensionismo. Sulla scia di questo disegno antidemocratico, «si è cercato - come ha riferito Berlusconi in un videomessaggio indirizzato al nuovo movimento di promotori della Libertà - di estrometterci dal voto per le regionali in Lombardia, nella città di Roma e nella sua Provincia, impedendo a milioni di persone di votare per il Popolo della Libertà». Si è trattato, ha rimarcato il premier, di «un sopruso violento e inaccettabile, che in parte abbiamo respinto». Per quanto riguarda Milano verso di noi è stato adottato un atteggiamento fiscale, mentre si è chiuso un occhio verso gli errori della sinistra: fortunatamente, sia pure con un ritardo di una settimana, «la nostra correttezza è stata pienamente riconosciuta». A Roma, invece, «abbiamo subìto una duplice ingiustizia»: da una parte, ha spiegato Berlusconi, ci è stato impedito di consegnare le liste del Pdl e il nostro ricorso al Tar è stato respinto, dall'altra è stata disattesa la richiesta di Napolitano, che aveva invitato, con una lettera, la giustizia amministrativa a tutelare la preminenza del diritto di voto attivo e passivo.
Il premier ha poi voluto fare chiarezza, in occasione della conferenza stampa che si è tenuta mercoledì nella sede del Pdl, sul reale andamento degli accadimenti che si sono succeduti presso il Tribunale di Roma: «i nostri delegati del Lazio sono arrivati in tempo, prima del termine previsto, in cancelleria per presentare la liste con la relativa documentazione». I Radicali, sostenendo che fosse in atto una manomissione della lista, «hanno poi messo in scena una gazzarra senza mai mettere in dubbio la presenza dei rappresentanti del Pdl nella cancelleria». Un'accusa, quella dei Radicali, «completamente infondata, dal momento che ogni modifica doveva avvenire anche sui 248 atti della documentazione che erano dentro lo scatolone, che peraltro non è mai stato toccato». Anzi, come ha riferito il premier «veniva impedito violentemente ai nostri rappresentanti di ritornare vicino alla documentazione». Ora, fatta chiarezza sull'accaduto, bisognerà far prevalere la ragionpolitica sulla campagna di strumentalizzazioni tese a elevare il «cavillismo burocratico» al di sopra della sostanza della democrazia. E così, dopo un periodo in cui la politica vera, quella costruita su contenuti concreti, è stata messa volutamente in secondo piano a causa di fattori esogeni, ora è venuto il momento di reagire, di comunicare quanto accaduto e smascherare una «sinistra che, non capace di misurarsi democraticamente con il voto, non fa altro che seminare odio». Berlusconi ha deciso che, il 20 marzo, il Pdl darà vita ad una grande manifestazione nazionale, che si propone non solo di difendere il diritto dei cittadini al voto, alla democrazia e dunque alla libertà, ma anche di riportare il dibattito politico nell'alveo di un terreno di reale progettualità: a questo proposito parteciperanno all'evento i 13 candidati governatori, che saranno chiamati a siglare a un patto.
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