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Numero 475
del 15/05/2012
La Francia dopo le elezioni regionali PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
lunedì 15 marzo 2010

Waterloo? Non proprio. E' vero: più che regionali, queste elezioni francesi sono state trasformate in un esame per il consenso al presidente - quasi un plebiscito pro o contro Sarkò mascherato da elezione regionale. Detto questo, non c'è traccia di tracollo e l'impero repubblicano di Nicolas è ancora in piedi, nonostante un'evidente sconfitta numerica. Dicono che tre partiti di sinistra, ovvero i socialisti, i verdi e la sinistra radicale, abbiano agguantato una maggioranza relativa. Ma il 29% e rotti dei socialisti non è così distante dal 26% del partito di Sarkozy. E poi si sapeva: la sinistra è molto più forte sul territorio, che già dominava in modo quasi assoluto. I francesi avevano le idee molto chiare: locale-sinistra, nazionale-destra. «Avevano», perché ora invece hanno le idee molto confuse.

Intanto non vanno più a votare come una volta. Soltanto il 47% ha partecipato a questo primo turno elettorale. In pratica chi ha votato, ha votato per le amministrazioni uscenti. Oppure ha votato per l'estrema destra dell'inossidabile Le Pen, che per l'ennesima volta ha recitato il copione del parafulmine capace di attrarre quel dissenso che non si scarica né a destra né a sinistra. Subito scatta la levata di scudi contro la minaccia razzista e la xenofobia dilagante. Quante volte, negli ultimi quarant'anni, il Fronte Nazionale è servito a questo compito: intercettare il voto di malcontento al solo fine di disperderlo perché incapace di articolarlo in una politica del consenso. Anche qui, deja-vu, se non fosse per l'insolito abbinamento cromatico di una Francia molto verde e molto nera.

In realtà i veri vincitori sono quelli arrivati al terzo posto, ovvero i verdi e la sinistra. Senza di loro il Ps resta la prima forza politica che tuttavia non può governare le regioni. Allora scattano le trattative per fare coalizione. Ma il terzetto vittorioso ha già problemi a spartirsi gli allori. I verdi annunciano la stipula di un'alleanza con i socialisti salvo poi smentirla poco dopo e riservarsi il tempo di pensarci su. Sarà lo stile «descamisado» di Cohn-Bendit, che ora gioca a fare l'asso pigliatutto rispetto ad un Ps in vana ricerca di una leadership da Eliseo. Eccoli vincitori e vinti. Pollice alto per il verde ecologista che non sta sul tricolore transalpino ma che incontra il gradimento popolare di giovani e genitori instancabilmente ribelli. Pollice verso per l'uomo di mezzo, al secolo Francois Bayrou, sonoramente bastonato dagli elettori, specialmente da quelli che non hanno votato. Il suo partito moderato di centro è rimasto un'idea accattivante per la corsa all'Eliseo. Sul territorio no, perché il 4% dei voti è pernacchia in faccia al centrismo. Cohn-Bendit ha sbaragliato Bayrou. Ci proverà con Sarkozy? Forse la destra di governo non piace; forse è imploso l'esperimento di una destra plurale che cooptava personalità di sinistra; forse non bastano i successi in politica estera. I francesi cercano certezze in casa loro, possibilmente senza andare oltre il loro naso. Non sono più i tempi dell'impero d'oltremare.

La Francia ritorna polarizzata: o destra, o sinistra. Cohn-Bendit l'ha capito, forse meglio dei socialisti. Sarkozy, ingessato nel governo, non ha capito che la sua destra vinceva quando sconfinava nella destra forte. La fantasia degli intellettuali al potere contro l'autorità un po' ingrigita del Sarkozy moderatamente destrorso ma non troppo? Cohn-Bendit è l'idolo delle folle studentesche che infuocò i cervelli e pure le strade di Parigi, segnando l'estinzione del mostro sacro di De Gaulle. Adesso la sfida si ripete con Sarkozy, più pugnace e coriaceo di De Gaulle, ma con le sue vittorie ancora tutte da conquistare. «Le jour de gloire est arrivé» canta la Marsigliese. Per la sinistra, tutta, non è vero. Per Sarkozy vale il contrario: deve ancora arrivare la vera sconfitta.




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