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Numero 462
del 11/02/2012
Si rafforza l'asse fra Russia e India PDF Stampa E-mail
! di Andrea Forti
forti@ragionpolitica.it
  
mercoledì 17 marzo 2010

Si è conclusa il 12 marzo scorso la visita ufficiale del premier russo Vladimir Putin in India, la quinta nella carriera politica del leader russo, a dimostrazione della grande importanza rivestita dalla cooperazione fra Mosca e Nuova Dehli. I contenuti degli accordi bilaterali siglati la scorsa settimana investono settori di particolare interesse strategico quali la cooperazione in campo tecnologico-militare, aerospaziale, della sicurezza e in quello della produzione di energia nucleare. Nel campo della cooperazione militare russi e indiani hanno siglato un contratto di un miliardo e mezzo di dollari per la fornitura di 29 caccia di modello Mig29K, considerati fra i migliori sul mercato, una commessa che si aggiunge alla precedente siglata già nel 2004.

I Mig29K sono stati espressamente progettati per prestare servizio su portaerei, caratteristica particolarmente interessante per gli indiani che stanno per mettere in servizio la portaerei «Vikramaditya», che altro non è se non l’ex portaereomobili russa «Ammiraglio Gorshkov», acquistata dall’India nel 2004 ma che entrerà in servizio solo nel 2012. Oltre alla fornitura dei Mig29K i due paesi hanno deciso di siglare entro breve un contratto per lo sviluppo congiunto di un avanzatissimo aereo da caccia di quinta generazione. Fra gli accordi presi rientra anche l’ulteriore fornitura alle forze armate indiane di carri armati da combattimento T90S, già in servizio nell’esercito di Dehli e considerati, sebbene più piccoli e meno sofisticati dei carri da combattimento occidentali, degli ottimi sistemi d’arma.

La cooperazione tecnologica fra i due paesi si estende anche al coinvolgimento indiano nello sviluppo del sistema di navigazione satellitare Glonass (acronimo russo di «Sistema Satellitare di Navigazione Globale»), l’equivalente russo del GPS, un sistema che, pur dotato di molte potenzialità, ancora non è riuscito a competere con il ben più conosciuto GPS nordamericano. La recente visita di Putin ha rafforzato anche i legami energetici fra i due paesi, già sviluppati visto che l'India ha già investito 2,8 miliardi di dollari in un giacimento di petrolio a Sakhalin e che la Russia inizierà presto la costruzione di una centrale nucleare nel Bengala Occidentale. Gli accordi firmati lo scorso 12 marzo non si limitano solamente al campo della cooperazione tecnico-militare ed energetica, ma investono anche temi legati alla sicurezza e alla stabilità dell’Eurasia, come l’impegno comune per stabilizzare l’Afghanistan e per combattere il fenomeno dell’immigrazione clandestina.

Il contenuto degli accordi russo indiani ha particolare rilevanza tanto per l’aspetto quantitativo che per quello qualitativo, e ben illustrano le direttrici della politica estera «orientale» di Mosca, che conscia del rischio di appiattire i propri legami asiatici sul solo asse con la Cina, cerca di approfondire quanto più possibile i propri legami con l’India, unica potenza asiatica in grado di controbilanciare, per peso demografico e potenza militare ed economica il colosso cinese, alleato necessario ma sempre più ingombrante per una Russia che vede la propria influenza politica ed economica sull’Asia Centrale, fino a pochi anni fa indiscussa, sempre più erosa da Pechino, che ha saputo capitalizzare a proprio vantaggio la competizione russo-occidentale per impiantarsi economicamente nell’ex «giardino di casa» asiatico di Mosca. Se il volume degli affari con Dehli è ancora minore di quelli con Pechino ma è importante notare come il livello degli accordi con l’India sia dal punto di vista qualitativo di livello assai superiore. Un altro fattore che avvicina russi e indiani (ma anche europei e persino cinesi) è la necessità di stabilizzare l’Afghanistan, fonte di instabilità politico-religiosa e area di produzione di oppiacei, non meno pericolosi per la tenuta sociale dei paesi eurasiatici degli attentati di oscure centrali terroristiche.




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