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Numero 475
del 15/05/2012
Sarkò e il voto regionale. Non tutte le sconfitte vengono per nuocere PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
lunedì 22 marzo 2010

 I francesi hanno in comune con gli italiani il carattere passionale. Ecco perché la batosta elettorale, per quanto cocente, ha già spinto tanti - troppi? - francesi a vedere Sarkozy coi giorni contati. E' l'emotività del momento. Ma non è questa la realtà più profonda. La sconfitta finisce il giorno dopo il voto. Almeno per chi vuole superare il dato numerico e, magari, evitarne altri peggiori. Altrimenti quel 35 a 54, il risultato con cui la sinistra ha straccionato la destra alle elezioni regionali, rischia di essere un finale di partita che segna l'inizio della declinante grandeur di Sarkozy. Ma non è ancora così. Anzi, può essere un fattore di stimolo e rilancio.

L'errore principale della sinistra è credere di aver spodestato il presidente. Sarkò non è «defenestrabile» da un voto locale. L'errore principale della destra è ficcare la testa nella sabbia. Cosa che, finora, non sta succedendo. I francesi, popolo che ha inventato la rivoluzione, non amano poltrire nella disoccupazione, nella stagnazione, nel benessere che si assottiglia di giorno in giorno. Vogliono riforme audaci o semplicemente riforme. Sarkozy sta all'Eliseo per quello - rivoluzionare pacificamente la Francia. Possibilmente da destra. Ecco che il rimpasto nel governo può, ed è meglio sottolineare questa possibilità, riaccendere il motore delle riforme. Inutile pensare al tempo perso e alle occasioni disperse per tentare un approccio più morbido alla crisi, senza lacrime e sangue. In Francia servono interventi drastici, sostenuti da una leadership autorevole. Il trionfo rosso alle regionali significa proprio questo: la crisi del lavoro sospinge l'elettore tra le braccia di chi promette lavoro. E' un'equazione fin troppo banale. Allora: se il governo batte in velocità la sinistra, che resta un palcoscenico senza grandi idee e protagonisti ma ancora capace di titillare le corde di tanti cuori, allora è fatta.

Morale della favola? Destra e sinistra, in tempo di crisi forte, sono categorie deboli. Gli elettori sbandano col loro voto tra destra e sinistra perché concedono e revocano la fiducia con forse eccessiva disinvoltura. Lo fanno perché c'è un malessere sociale, che non è solo l'immigrazione maghrebina, ma colpisce la Francia profonda. La sinistra ha vinto perché puntava proprio su questo: la solidarietà e tutta la caciara sindacalista così in voga dieci anni fa. Ma è una vittoria elettorale. La destra può stravincere con una strategia politica, non solo elettorale. Come? Questa è la domanda più attuale. Sarkò si sposterà più al centro o virerà ancora di più a destra? Farà le tanto necessarie riforme? Si metterà in gioco per rimettere in gioco lo sviluppo del suo paese? La sua priorità deve diventare la politica interna e in special modo la politica economica. Infatti, con una situazione di oggettiva debolezza interna, è più complicato fare grandi manovre in campo internazionale. Però va anche compreso che cosa rappresenta per Sarkozy un modello economico - quali principi, quali tempi, a quali costi, con quali uomini. Perciò, niente paura, perché non c'è altra scelta: la Francia ritrovi la sua forza economica, altrimenti i francesi si troveranno un altro presidente, a prescindere da destra e sinistra.




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