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Numero 475
del 15/05/2012
L'Inghilterra si prepara al voto PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
mercoledì 07 aprile 2010

E' partita! Finalmente è iniziata la campagna elettorale per le elezioni politiche nel Regno Unito. Finalmente perché era dalla lentissima ascesa di Gordon Brown al premierato, datata 27 giugno 2007, che sul cielo di Londra aleggiava la crescente ansia per sbloccare il rapporto con la realtà. Perché quest'affermazione così adatta alla psichiatria piuttosto che alla politica? Perché a Westminster non amano la politica di Bisanzio - equilibrismi, congetture, sofismi e tanta, troppa incertezza. Insomma, la fotografia spietata del triennio di Brown a Downing Street. Si fa presto a dire Iraq e crisi economica, due grandi piaghe che hanno flagellato Blair e ora rischiano di far fuori Brown. L'Inghilterra al tempo di Brown è un paese che rievoca l'impressionante ricordo dell'«inverno del dissenso», correva l'anno 1979. Erano anni oscuri per gli inglesi e ancora più per i laburisti, ieri come oggi in sella ad un governo che non correva certo come un purosangue nel giorno della caccia alla volpe. Fu l'inizio dell'era Thatcher, che durò quasi un ventennio.

Oggi i corsi storici si rincorrono e David Cameron potrebbe diventare il nuovo innovatore-conservatore, un paradosso vivente. Ma come la cucina inglese, che abbina gusti impossibili, così la politica inglese associa realtà contrastanti in una formula duratura. L'importante è aprire un nuovo ciclo, conseguenza diretta dell'epilogo di quello precedente. Poco importa se Cameron confonde destra e sinistra e se Brown alterna riformismo a nostalgie socialdemocratiche. Queste etichette si sono scollate e scivolano qua e là. La già de-ideologicizzata politica inglese ha ulteriormente smaltito quel poco che rimaneva delle sue flebili ideologie. Resta qualche colpo di coda folcloristico, come Brown che inneggia ad una fantasmatica lotta di classe. Anticaglie elettorali da anni '70.

Comunque la flemma ha ancora una volta prevalso e non è affatto male, almeno per ora. Confrontarsi, scontrarsi, decidersi: poco sangue per tante idee, contenuti, progetti. Non si tratta soltanto di ripensare il futuro, o semplicemente di crearne uno per uscire da questa amletica stasi. La crisi inglese deriva dal marciume sociale in cui gli adolescenti si lasciano affabulare dall'estremismo islamico o dall'abuso pesantissimo di droghe e alcol o ancora dalla violenza. Quando le nuove generazioni sono già corrotte moralmente prima ancora di «debuttare» nella società degli adulti, allora qualcosa non va. Londra continua ad essere la principale esportatrice di idoli giovanili, nuovi totem per il mondo dello spettacolo. Come ai tempi dei Beatles - tutto scintillante in superficie, tutto ambiguo più sotto. Quali giovani per quale Inghilterra? Pare il titolo di una tesi di laurea. I candidati sono due, anzi tre: Brown, Cameron e Nick Clegg, liberaldemocratico con l'eterno sogno di passare da incomodo numero tre a più comodo numero due. Non è questione di numeri, anche se serviranno grandi numeri per far risplendere il sole su questa Inghilterra ingrigita come i capelli del suo primo ministro.




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