Archiviato il traguardo del mid-term con le regionali di fine marzo il Governo, rafforzato dalla riconferma dell'ampia consistenza numerica della sua rappresentatività, si appresta ad avviare una nuova fase: dopo i primi due anni, che sono stati dedicati a far fronte alle situazioni emergenziali affiorate con l'esplosione della crisi economica, durante i quali è stato avviato comunque il processo di ammodernamento dello Stato, ad essere in primo piano, da qui alla fine della legislatura, saranno le riforme.
Si tratterà di riforme strutturali destinate ad avere un impatto consistente sul futuro del nostro Paese: si va dalla rivoluzione fiscale, per la quale si prevede una radicale rivisitazione del sistema dei tributi, alle riforme istituzionali, alla riforma della Giustizia. Per quanto riguarda il Fisco Tremonti ha già preannunciato che il Governo avvierà un percorso graduale, che si dovrebbe completare nel giro dei prossimi tre anni con una riduzione progressiva delle tasse (almeno sotto al 40%). Tra i punti cardine di quella che il ministro dell'Economia chiama la «riforma delle riforme», e che egli considera ineludibili, vi è l'avvio di un processo di semplificazione del sistema che contribuisca a facilitare la vita al contribuente attraverso uno snellimento degli adempimenti per consentire comunicazioni più immediate, oltre ad una maggiore razionalizzazione della fitta rete di detrazioni e deduzioni fiscali che potrebbero convergere in maxi-deduzioni a favore delle famiglie più numerose; non solo, il ministro dell'Economia ha espresso anche la volontà di sciogliere lo stretto legame che si è instaurato tra Fisco e assistenza: come giustamente ha osservato Tremonti il cambiamento del modello sociale che ha ribaltato il rapporto fra giovani e anziani esige «di attribuire all'assistenza il suo proprio ruolo, separandolo dal Fisco». Un altro pilastro della riforma sarà il federalismo fiscale: in questo senso entro giugno dovrebbe essere approvato il secondo decreto attuativo della legge delega dello scorso anno, quello che dovrebbe consentire l'autonomia impositiva per le Regioni, responsabilizzando finalmente le loro politiche.
Oltre al Fisco il Governo è fortemente motivato ad imboccare il sentiero delle riforme istituzionali: martedì sera, in occasione del vertice di Arcore tra Pdl e Lega, è stato fissato il metodo di lavoro che la maggioranza intende seguire por portare avanti il processo riformatore. Secondo quanto stabilito ad Arcore spetterà ai ministri competenti predisporre un testo, che a sua volta dovrà poi passare, per un esame preliminare, al vaglio dei coordinatori dei due partiti per poi approdare al tavolo del consiglio dei Ministri e infine in Parlamento. La cabina di regia, in ogni caso, sarà nelle mani del presidente del Consiglio: sarà Berlusconi, dunque, a prendere l'iniziativa, a tenere le fila dell'intero iter di riforme e a garantire la realizzazione di ciò che è stato stabilito nel programma che è stato presentato agli elettori nel 2008.
Per quanto riguarda le riforme istituzionali, se da una parte ci sono alcuni punti fermi, come la riduzione del numero dei parlamentari e la cancellazione del bicameralismo perfetto, dall'altra, sul fronte della scelta della forma di governo, la partita non è affatto chiusa. Anzi, vi sono ancora diverse ipotesi sul tappeto: si va dalla proposta leghista di semi-presidenzialismo in salsa francese (rivisitato), al presidenzialismo puro, al premierato, quella che viene definita come l'ipotesi Westminster e che consentirebbe, formalizzando ufficialmente la situazione attuale, di eleggere direttamente il premier con l'indicazione diretta sulla scheda; non solo, tale opzione darebbe al presidente del Consiglio il potere di nominare e revocare i suoi ministri e quello di indire le elezioni nel caso in cui la sua maggioranza venga meno durante il suo mandato. In ogni caso ogni ipotesi verrà discussa sia all'interno del Pdl sia con la Lega; se da una parte è chiaro che si tenterà di avviare un dialogo con l'opposizione, dall'altra vi è la consapevolezza di aver a che fare con uno schieramento di minoranza troppo eterogeneo, composto da tre gruppi, Udc, Idv e Pd, con il Partito democratico che a sua volta appare profondamente frastagliato al suo interno: da una parte i veltroniani sembrano disposti al dialogo con la maggioranza, dall'altra i popolari, che dichiarano, per bocca di Beppe Fioroni, di non volere diventare i geometri degli spiragli da offrire a Berlusconi. Dunque, va bene il dialogo con l'opposizione, ma ciò non significa farsi imbrigliare dall'immobilismo dei veti incrociati.
Un altro fronte aperto, poi, è senz'altro quello della Giustizia: dopo aver dato vita alla Riforma del processo civile e a provvedimenti sulla criminalità organizzata senza precedenti, con sequestri e confische per 10 miliardi di euro alle mafie, il Governo intende andare avanti. Oltre al provvedimento sulle intercettazioni, ora in Senato, e alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, Alfano intende procedere per portare a compimento la riforma del processo penale; non solo, ha dichiarato di voler riformare la sezione disciplinare del Csm, rendendola del tutto indipendente e svincolata dai negoziati del plenum, che sino ad ora hanno finito per influenzare le decisioni disciplinari finali, spesso troppo indulgenti. I prossimi mesi, dunque, si preannunciano molto movimentati. L'Italia sembra si stia avviando al giro di boa.
Condividi questo articolo      
|