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Numero 475
del 15/05/2012
Cuba. Le Dame in bianco e un libro nero PDF Stampa E-mail
! di Anna Bono
bono@ragionpolitica.it
  
mercoledì 07 aprile 2010

12 anni fa il «Libro nero del comunismo» dello storico Stéphane Courtois (Mondadori, 1998) concludeva il paragrafo dedicato a Cuba con la frase pronunciata da Fidel Castro nel 1994, «meglio la morte piuttosto che rinunciare alla rivoluzione», e si domandava: «quale prezzo dovranno ancora pagare i cubani per soddisfare il suo orgoglio?» Allora i redattori del libro che fece scandalo, rompendo il muro di silenzio eretto per decenni a protezione dei regimi comunisti, e di cui come si ricorderà il Presidente Berlusconi acquistò e regalò migliaia di copie, calcolarono in oltre 100.000 il numero dei cubani che dall'inizio della rivoluzione castrista nel 1959 avevano sperimentato i campi di lavoro e le carceri del regime. Inoltre stimarono che da 15.000 a 17.000 persone fossero state fucilate.

A 12 anni di distanza, la morte di Orlando Zapata Tamayo, deceduto il 23 febbraio all'età di 42 anni in seguito a uno sciopero della fame attuato per chiedere la liberazione dei detenuti politici, ha ricordato al mondo che ancora il regime cubano perseguita i propri oppositori e mantiene il potere con i metodi di sempre. Se per Castro alla rivoluzione va sacrificata la vita (evidentemente quella altrui), Zapata ha scelto di sacrificarsi per difendere il supremo valore della libertà. Era in carcere da sette anni, condannato per reati come «vilipendio alla figura del Comandante Fidel Castro», vittima insieme ad altre 74 persone della terribile «Primavera nera», un'operazione repressiva particolarmente violenta iniziata il 17 marzo del 2003 che aveva preso di mira soprattutto giornalisti indipendenti, sindacalisti e militanti in difesa dei diritti umani.

Dopo la morte di Zapata, altri dissidenti ne hanno raccolto l'eredità iniziando a loro volta uno sciopero della fame: il primo, il 24 febbraio, è stato lo psicologo e scrittore Guillermo Farinas, ormai anche lui in pericolo di vita dopo un collasso che lo ha costretto al ricovero ospedaliero l'11 marzo. Farinas, come Zapata, sembra intenzionato a proseguire la protesta fino alla morte. Lo ha ribadito all'indomani del discorso pronunciato il 4 aprile da Raul Castro al IX Congresso dell'Unione della gioventù comunista durante il quale il leader ha dichiarato che Cuba «non cederà un millimetro di fronte alla campagna fuori dal comune degli Stati Uniti e dell'Unione Europea contro l'isola»: campagna che, secondo Castro, si serve di Farinas per far cadere il governo comunista.

L'Italia ha replicato con fermezza al «linguaggio da guerra fredda» di Castro. «Noi sosteniamo la tutela senza se e senza ma della libera informazione dei cubani e la salvaguardia dei loro diritti fondamentali», ha detto alla stampa il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini spiegando che l'Europa non può «fare sconti» e che il nostro governo non intende acconsentire a una normalizzazione dei rapporti dell'Ue con Cuba finché il regime non dimostrerà concrete aperture a garanzia della libertà e della vita dei suoi oppositori.

Il ministro si è anche rammaricato della debole reazione della società civile italiana, dichiarandosi stupefatto del silenzio di chi invece, quando si tratta di altri paesi, ad esempio la Birmania, risponde alle violazioni dei diritti umani con manifestazioni, proteste e interrogazioni: un doppio standard di giudizio e di comportamento che il governo italiano non intende assecondare. Per Cuba sono agenti degli Usa e dell'Ue anche Las Damas de blanco, le «Dame in bianco», mogli, figlie e madri degli «enterrados vivos», i dissidenti sepolti vivi nelle carceri del regime dal 2003, che con manifestazioni pacifiche ne chiedono la liberazione sfilando in silenzio per le strade dell'Avana vestite di bianco, impugnando mazzi di gladioli e mostrando le fotografie dei loro congiunti detenuti.

Nei giorni scorsi un gruppo di cittadini cubani ha presentato una petizione perché venga assegnato a loro il Premio Nobel per la Pace 2010. Molte sono state le adesioni subito pervenute, tra cui quella del popolare cantante colombiano Juanes, noto anche in Italia per una sua contestata canzone dal titolo «La camisa negra». Si vedrà quanto consenso l'iniziativa susciterà in Italia. Al livello istituzionale, in suo favore si sono già espressi Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri, e Piero Fassino, inviato speciale dell'Ue per la Birmania.




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Commenti (2)
1. 15-04-2010 08:27
Vacanze permanenti a Cuba..........
Ma non si potrebbe regalare delle vacanze permanenti a Cuba per i nostri idealisti giustizial-stalin-comunisti??? 
Solo biglietto di andata! 
Cosa c'è di meglio che uno degli ultimi paradisi rossi???
Scritto da alessandro
2. 01-05-2010 10:19
SOSTENIAMO I CUBANI
Il ministro Frattini lamenta giustamente una debole reazione della società civile: questo accade anche perché non c'è un'adeguata informazione. Finché tutte le televisioni non ne parlano continuamente, il problema non esiste. Al momento solo la trasmissione radiofonica Zapping sta dando un contributo alla causa. Mi sarei aspettata maggiore attenzione dalle reti Mediaset. Il 22 maggio, dalle 12 alle 14, in varie città del mondo, ci sarà la Marcia Mondiale per le libertà, davanti i consolati cubani. E' un evento importantissimo: perché i PDL regionali non organizzano degli autobus per facilitare e sollecitare la pertecipazione? Sarebbe bello che anche le donne italiane, per solidarietà con le Damas, si vestissero di bianco o con qualcosa di bianco.
Scritto da Silvana Gasparri

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