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Numero 475
del 15/05/2012
Ahmadinejad. Nuovo show contro l'Occidente PDF Stampa E-mail
! di Matteo Gualdi
gualdi@ragionpolitica.it
  
mercoledì 05 maggio 2010

E' andato in scena a New York, alla Conferenza internazionale sul Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), il nuovo delirante show di Mahmoud Ahmadinejad. Ancora una volta il presidente iraniano ha approfittato dello spazio concessogli dalle Nazioni Unite per lanciare i consueti strali nei confronti dell'odiato «regime sionista» e dei suoi sodali occidentali, Stati Uniti ed Europa in testa. In materia di nucleare le idee del presidente iraniano sembrano chiare: occorre «smantellare gli arsenali nucleari presenti nelle basi militari degli Stati Uniti e dei suoi alleati in altri paesi, inclusi Germania, Italia, Giappone ed Olanda». La minaccia, infatti, secondo il governo di Teheran, viene innanzitutto da Washington, che «per prima ha prodotto ed usato armi atomiche» e che «continua ancora a minacciare l'uso di tali armi contro altri paesi». Non solo: anche «un altro paese in Europa ha fatto una minaccia simile sotto falsi pretesti alcuni anni fa ed anche il regime sionista minaccia considerevolmente gli altri paesi mediorientali».

Evidentemente, per Ahmadinejad, la miglior difesa è l'attacco. E così, anziché ammettere le proprie colpe in merito alle continue violazioni del Trattato di non proliferazione e delle regole dell'AIEA, preferisce attaccare l'Occidente, dimostrando che le belle parole e gli sforzi di Obama per ridurre l'arsenale statunitense non hanno minimamente impressionato gli ayatollah. Ancora una volta il presidente iraniano ha ribadito che il suo paese non ha alcuna intenzione di bloccare il proprio programma di sviluppo nucleare, e per evitare possibili equivoci lo ha ripetuto il giorno, dopo durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro dell'ONU, con una dichiarazione assolutamente cristallina: «Se mai il Consiglio di Sicurezza dovesse varare nuove sanzioni nei confronti dell'Iran, Teheran continuerà la propria politica nucleare ed i rapporti tra Iran e Stati Uniti non miglioreranno mai più».

Insomma, nessuna illusione: non sembra che con le buone ci sia speranza di dissuadere Teheran dal proprio intento. Eppure, nonostante tutto, una cosa sensata il presidente iraniano l'ha detta: il Trattato di non proliferazione, e la relativa conferenza quinquennale, hanno fallito nel loro intento. Peccato che le ragioni del fallimento non siano quelle addotte da Ahmadinejad, ma quelle lucidamente descritte da Bret Stephens sul Wall Street Journal: dopo la caduta del muro il NPT ha fallito perché tratta alla stessa maniera tutti i paesi, senza riguardo per la natura del loro governo. Trattare tutti i paesi allo stesso modo non ha assolutamente alcun senso, perché quando si parla di potenze nucleari bisogna distinguere tra democrazie e dittature, tra minaccia e sicurezza, tra difesa ed attacco. Se non si effettua questo tipo di distinzione si pongono sullo stesso piano paesi come Stati Uniti ed Iran, Francia e Corea del Nord, Cina e Gran Bretagna, ecc... Non considerare la natura dei governi nelle mani dei quali si trovano, o si potrebbero venire a trovare, armi atomiche, significa voler ignorare il vero nocciolo del problema. Significa, soprattutto, ignorare che da tempo siamo entrati in quella che Andrew Krepinevich, direttore del Center for Strategic and Budgetary Assessments, chiamò «seconda era nucleare», nella quale il concetto di deterrenza non può dare alcuna garanzia di funzionamento. Nel mondo post guerra fredda «i leader dei nuovi Stati nucleari non calcolano i costi ed i benefici di un attacco nucleare come fanno gli Stati Uniti e l'Occidente». Non tenere conto di questo aspetto significa sottovalutare il problema e contribuire a far precipitare il mondo in un possibile olocausto nucleare.

Al di là dei buoni propositi, occorre operare tenendo conto della realtà in cui certe decisioni devono essere prese, non prenderle come se si vivesse in un mondo ideale. Il Trattato di non proliferazione è nato circa quarant'anni fa, in un'epoca molto diversa dal mondo moderno. Sarebbe bene prendere atto di questa verità e riformare il Trattato affinché possa proteggere il mondo dai pericoli nucleari per altri quarant'anni e possibilmente oltre.




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