Abbiamo dedicato la scuola di Gubbio dello scorso anno e ora un numero monografico de Il Nuovo Domenicale alla memoria di don Gianni perché non vogliamo dimenticare, non dobbiamo dimenticare. Non dimentichiamo l'amicizia, non dimentichiamo quello che don Gianni ha rappresentato nella storia di Forza Italia e poi del Popolo della Libertà. Don Gianni, inoltre, ci manca, ci manca non solo la sua amicizia, ma ci manca soprattutto la possibilità di conoscere il suo pensiero oggi, le sue opinioni, quello che avrebbe scritto e detto su certi passaggi politici che stiamo vivendo, sui quali la sua riflessione era sempre attenta e acuta. Più le situazioni erano difficili, più incerto era il futuro, più complesse le decisioni da prendere, più il pensiero di don Gianni era penetrante e consentiva di illuminare i nostri passi, anche il nostro impegno politico. Veramente oggi le sue riflessioni ci mancano, sentiamo un vuoto che non riusciamo a colmare. Riflettere sulla figura di don Gianni ad un anno dalla morte ci permette di riprendere il filo della sua ricerca, delle sue riflessioni e delle sue domande ultime. All'apertura del nostro primo congresso, don Gianni ci mandò una bella lettera, come sempre piena di spunti folgoranti. Un altro grande progetto, per niente scontato e facile, si realizzava, come scriveva don Gianni nella sua lettera. Dopo di allora abbiamo mietuto solo successi, sia a livello politico e ancor più per quanto riguarda l'azione di governo. Da allora però - diciamolo francamente - c'è stata una sorta di regressione: come se quando si raggiunge il successo intervenga nei vincitori un cupio dissolvi, una insoddisfazione distruttiva e lacerante che rende incerto il cammino. Non è il problema del confronto, della democrazia, della libertà di manifestare il dissenso in un grande partito. Questo è sempre avvenuto in Forza Italia ed è avvenuto ancor più nel Pdl. Non c'è una storia prima del Pdl, priva di democrazia di cultura politica, di idee, e una storia successiva in cui l'imperativo primo è di immettere democrazia, confronto, cultura, idee. Non ci sono due destre, come si è cercato di far credere. C'è un unico e un nuovo partito in cui sono confluite storie diverse, ma con una lunga storia condivisa, con valori comuni, con programmi comuni, con successi che abbiamo conseguito insieme. Il problema perciò non è il confronto, che noi per primi auspichiamo e cerchiamo di rendere vivo. Il problema è il modo del confronto. Il problema è se si vuole costruire una storia insieme, oppure se si vuole creare una storia nuova non in continuità con quella che stiamo vivendo, ma in radicale alternativa ad essa. Questo equivoco è ciò che rende delicata l'attuale situazione. Anche don Gianni si sarebbe appassionato al confronto, ma sono certo che avrebbe difeso le ragioni della nostra storia, come sapeva fare lui; avrebbe difeso il significato della leadership di Berlusconi, che ha reso possibile quello che abbiamo ottenuto. E' dunque nella memoria di don Gianni e nel segno del suo pensiero che nasce Il Nuovo Domenicale. Una rivista che vuole essere innanzitutto una libera palestra di intelligenze vive, autentiche, un luogo di confronto tra persone che concepiscono la cultura come espressione della libertà, e non come strumento per conquistare il consenso o al servizio del potere e della politica. Una rivista inoltre che non vuole essere, come qualcuno potrebbe malignare, l'anti «FareFuturo» del centrodestra, ma che vuole piuttosto essere l'anti «FareFuturo» per convinzione. Nel senso proprio che non vogliamo progettare il futuro: il nostro obiettivo non è quello utopico di costruire il futuro, ma vivere nel presente, pensando agendo intensamente nel presente per far nascere un futuro migliore. Sandro Bondi Coordinatore del Popolo della Libertà Ministro per i Beni e delle Attività culturali Condividi questo articolo      
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