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Numero 460
del 03/02/2012
Governo italiano sotto attacco su due fronti: politico ed economico PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
venerdì 07 maggio 2010

Da quando il Governo ha vinto le ultime consultazioni elettorali regionali, che hanno riconfermato la forza della maggioranza in un periodo di crisi economica e creato i presupposti per un'accelerazione sulla via delle riforme, ecco che sono sopraggiunti, uno dietro l'altro, attacchi concentrici alquanto sospetti. Da un po' di tempo a questa parte l'opinione pubblica italiana è in continua fibrillazione, dominata da pagine di giornali e trasmissioni televisive che, giorno dopo giorno, cavalcano notizie che sembrano metaforicamente acquisire tutte le fattezze di mine vaganti, pronte all'esplosione in qualsiasi momento. E così ogni giorno i cittadini sono costretti a passare in rassegna vicende dai contorni poco chiari, il più delle volte enigmatici: si va dal caso Fini, le cui intemperanze e i cui disegni entro la maggioranza hanno suscitato molte perplessità anche tra coloro che lo sostenevano, alle inchieste mediatiche imbastite dai «tribunali» delle testate giornalistiche anche nei confronti di chi, come è accaduto all'ormai ex ministro dello Sviluppo Scajola, pur non essendo indagato viene etichettato come colpevole; per non parlare delle intercettazioni che vengono divulgate violando il segreto istruttorio, che sono pane per i denti di tutte quelle testate che hanno bisogno di vendere più copie.

E' paradossale come oggi indiscrezioni, notizie e giudizi senza riscontri attendibili rischino, molto spesso, non solo di intaccare un potere politico legittimato dal popolo, ma addirittura di incrinare anche l'affidabilità di un sistema economico: basti osservare il putiferio scatenato, nel nostro Paese, dalla notizia diffusa giovedì dall'Agenzia di rating Moody's, che ha lanciato un allarme circa i rischi che correrebbero le banche italiane, insieme a quelle di alcuni Paesi europei, in relazione al debito greco. E pensare che, il giorno seguente, venerdì, la stessa Moody's ha rettificato il comunicato che aveva emesso, smentendo l'esposizione al rischio degli istituti di credito italiani! Nel frattempo, però, la notizia aveva già contribuito a seminare panico, scatenando un putiferio sui mercati azionari dell'area euro tale da far perdere in Borsa, alle nostre principali banche, oltre 8-10 punti percentuali; Piazza Affari ha chiuso al ribasso addirittura del 4,27%, bruciando ben 11 miliardi, mentre l'Europa ha fatto segnare una perdita, in quattro sedute, di 440 miliardi, con l'euro ai minimi da 14 mesi, in ribasso a 1,27 dollari. In questo quadro è facile presumere come i tumulti finanziari di questi giorni siano stati indotti da una regia esterna proprio per danneggiare l'euro a vantaggio del dollaro.

Alla luce di questa situazione, in cui le agenzie di rating americane si prodigano nel continuare a dare giudizi negativi su fondi sovrani europei e ora anche sulle banche dell'area euro, viene spontaneo chiedersi se dietro all'apparente errore commesso da Moody's vi sia stato solo un peccato di superficialità oppure si nasconda l'atteggiamento malizioso di chi finisce per alimentare la speculazione della Borsa di Wall Street a tutto vantaggio degli Stati Uniti. A prevalere sembra essere proprio la seconda ipotesi, ossia quella che si sua trattato di un vero e proprio attacco speculativo. Come ha sottolineato giustamente il presidente della Banca Centrale Europea Trichet vi è poi un problema di potenziali conflitti di interesse delle agenzie di rating - che spesso vengono pagate dagli stessi soggetti di cui devono valutare la qualità - che «richiede risposte globali», non solo dell'area euro.

Il presidente Berlusconi ha ragione quando sostiene che tali agenzie siano poco attendibili, ed in effetti, se guardiamo alla realtà recente e passata, possiamo osservare come esse siano incorse, la maggior parte delle volte, in gravi errori: basti ricordare, a questo riguardo, la cantonata in cui incorse proprio Moody's quando fece apprezzamenti positivi su Lehman Brothers, smentiti poi, dopo pochi giorni, dal suo fallimento. Il problema è che, se facciamo riferimento alle agenzie di rating, non abbiamo a che fare con arbitri super partes: ciò accade perché esse sono tutte della stessa nazionalità, americana, e dunque suscettibili di favorire, con i loro giudizi avventati e faziosi, proprio gli Usa.

La rettifica di Moody's, avvenuta dopo che il danno, ormai, era provocato, ha evidenziato come l'Italia sia «tra i paesi meno a rischio sul fronte della crisi globale» e in cui «il sistema bancario italiano è risultato meno esposto» durante questi mesi; si sottolinea, inoltre, come il nostro Paese abbia operato meno stimoli fiscali rispetto ad altri paesi. In merito al debito pubblico, l'agenzia americana ha rilevato come l'Italia abbia bisogno di «uno sforzo relativamente moderato per tenerlo sotto controllo». Putroppo, però, le precisazioni di Moody's non hanno contribuito a risollevare Piazza Affari, che fatica ancora a riprendersi dalla pugnalata alle spalle dell'agenzia americana. In ogni caso le turbolenze che in questi giorni si sono abbattute sui mercati Ue hanno allertato le autorità di controllo, che si sono attivate  per capire se si siano verificate delle irregolarità. 

Per il Governo italiano, questo, rappresenta senza dubbio un periodo molto delicato: da una parte la  maggioranza è sottoposta, ormai da mesi, ad un'offensiva frontale che, non avendo avuto successo in occasione delle ultime consultazioni elettorali prima della fine della legislatura, punta ora a scardinare la solidità della squadra di governo e ad intaccare la sua credibilità e onorabilità; dall'altra l'Esecutivo, che nella sua politica di diplomazia commerciale ha raccolto ottimi risultati a favore delle aziende italiane che lavorano all'estero, deve guardarsi dalla possibilità che interessi economici internazionali, temendo una crescita dell'Italia,  si mettano di traverso. 




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