Pubblicato su Il Domenicale Ricordare don Gianni per chi, come me, è stato al suo fianco negli ultimi dieci anni della sua vita ed ha condiviso con lui motivazioni politiche, culturali e spirituali significa parlare di un uomo di fede che ha fatto della sua storia una scelta d'amore per la Chiesa, per l'Italia e per la realtà del mondo. Nel suo impegno politico si dischiudeva la tensione spirituale di chi era rivolto sempre al futuro, incorporando i drammi di una realtà imprevedibile con l'ansia di chi fiuta i travagli dell'uomo e le minacce alla centralità della persona. Il suo sguardo, oggi, si sarebbe rivolto alle vicende dell'attualità politica italiana, ma anche alle vicissitudini della Chiesa, dove gli scandali sessuali hanno riportato alla ribalta la discussione sulla figura del sacerdote. Se fosse ancora in vita forse egli realizzerebbe uno dei suoi ultimi desideri, ossia di scrivere un libro sul sacerdozio, sul significato profondo di una vocazione che attraverso la castità ed il celibato coltiva la purezza dell'anima e dell'impegno spirituale in Cristo nel mondo. Il popolo italiano, intimamente cattolico, avrebbe rappresentato per lui, certamente, ancora il fuoco nel motore delle sue speculazioni, che erano sempre animate dalla convinzione che la politica dovesse mettere in primo piano la cultura dei bisogni. La libertà, che fu da sempre il tema centrale delle battaglie di don Gianni contro l'utopia della Rivoluzione, oggi, come lui teneva a rimarcare, si declina nella realtà con la difesa del sistema-Italia: dire Italia era, per lui, ben più che affermare un dato geografico e anagrafico, ma significava sottolineare l'appartenenza a una storia di popolo, a una tradizione civile, a un'identità spirituale. La novità costituita dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, che don Gianni, con un'intuizione che va oltre la ragione, avvertì subito come un fatto storico, oggi costituisce la realtà politica del nostro tempo, in grado di mantenere saldo il rapporto tra Stato e cittadini. Don Gianni nei suoi scritti affermò come Berlusconi avesse sostituito il regime partitocratico della Prima Repubblica, divenendo punto di riferimento dopo il caos prodotto da Tangentopoli. La libertà per cui lottava era la Libertà per il popolo italiano, che lui pensava dovesse passare attraverso una riforma dello Stato per rimediare a quell'articolazione istituzionale, fondata sull'assemblearismo parlamentare, che, se dopo il Regime aveva un senso, durante la Prima Repubblica finì poi per soggiogare i governi alle convenienze politiche dei partiti e delle loro correnti. Egli avvertiva la necessità di superare la Costituzione materiale, che legittimava unicamente i partiti storici antifascisti e le elezioni del 2008 avviarono questo cambiamento. La sua militanza era motivata dalla necessità di valorizzare il principio cardine della Costituzione, secondo cui «la sovranità appartiene al popolo». Egli ha riconosciuto nella figura del leader carismatico la nuova forma della politica nel nostro paese, una politica dove il popolo che designa il suo leader è il volto della democrazia. Per questo è nato il Popolo della Libertà. Don Gianni fu il promotore della politica post-ideologica che, nella società della comunicazione diffusa, determinava il superamento della forma partito tradizionale. Il correntismo, per lui, era il tentativo di differenziazione autoreferenziale di una classe dirigente che intendeva ancora porsi come punto di mediazione tra i cittadini e le istituzioni. Con Berlusconi, invece, il popolo si rispecchia in un leader che gli consente di mantenersi radicato nella sua identità e nella sua realtà, non sedotta dalla cultura astratta e ideologica che si impone sulla politica. Don Gianni amava definirsi un «cristiano che pensa», in alternativa a quell'intellettualismo ideologico che ha generato mostri nel secolo passato e che, nel nostro tempo, produce solo nichilismo. Se fosse ancora in vita, oggi, avrebbe pane per i suoi denti e svilupperebbe la sua polemica politico-culturale in alternativa a coloro che intendono guardare al futuro del centrodestra in discontinuità con la storia berlusconiana. In questi giorni non possiamo fare a meno di ricordarlo. E nella freneticità del quotidiano, in cui ogni accadimento viene spesso archiviato nella categoria dei ricordi sfumati, la scomparsa di don Gianni, mistico, sacerdote, ed al contempo politicamente impegnato, lascia un vuoto che potrà essere colmato unicamente dai semi che egli ha lasciato e che fruttificheranno nei cuori delle persone che lo hanno conosciuto o che lo hanno letto o ascoltato. Condividi questo articolo      
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