Il genio di don Gianni Baget Bozzo è un genio cristiano. E' un genio cristiano: non era. Perché, oltre la morte della persona di don Gianni, c'è ancora il suo genio, frutto della grazia dello Spirito Santo. La grazia dello Spirito Santo è un'espressione teologica di san Tommaso d'Aquino, alla quale don Gianni era molto legato. La sentiva sua, come sentiva sua la Traditio cattolica. Uomo della Tradizione e della storia. Nella Tradizione e nella storia. Questa l'endiadi geniale di un uomo che deve tutto a Dio e molto alla storia. La sua strada - la vocazione - come scrisse nel libro teologico e autobiografico, che reca questo titolo, non è frutto di una creatività intellettuale concepita secondo i criteri della filosofia moderna. Il teologo formatosi alla scuola del Card. Siri, anzi già suo allievo fin dai tempi del liceo, non poteva sottostare alla temperie della mentalità dominante e del mondo. Non poteva inscriversi nel disegno privo di orientamento trascendente proprio della speculazione moderna, di taglio gnostico e secolarizzato. Hegel è uno gnostico di ascendenze luterane e la dialettica da lui inventata si caratterizza come l'adesione alle contraddizioni mondane e storiche nel loro acuirsi costante e inquietante. Il titolo perfetto per descrivere la filosofia hegeliana è fornito da un filosofo francese contemporaneo, Jean-Luc Nancy: L'inquietudine del negativo. Non ci sono vie di fuga in questo orientamento immanentistico: la realtà è una gabbia d'acciaio. La politica del mondo storico hegeliano sarà sviluppata e gettata nella spirale della rivoluzione violenta dalla visione di Marx. L'odio di classe diventa il manifesto di intere generazioni di rivoltosi che, approdati agli scranni parlamentari, si trasformano in cattolici senza Dio. Figli di Dossetti più per ascendenze anti-cattoliche che per genetica ecclesiale e teologica. L'anatomia della società civile, studiata da Marx, si rovescia nella motivazione della lotta di classe e, nella Chiesa, nella legittimazione della «società radicale». Baget Bozzo rilegge l'intera storia della modernità con queste lenti e, rifiutandone gli schematismi ideologici, ne valorizza e trasvaluta gli sviluppi interiori, afferrabili nelle pieghe del non detto. Una ricucitura teologica e culturale, questa, in cui il cosiddetto «nuovo» evo, la modernità, perde l'aura di infallibilità dogmatica. La cristianità si avvalora nel porsi come pensiero critico del mondo, pur nella situazione spirituale di cultura della storia umana. La società tecnologica, in questa visione, compie il percorso della creazione e del positivo storicamente immanente al percorso umano di liberazione dagli idola fori. Dagli imperativi ideologici. I fatti, come tali, assurgono a cattedre certe e stabili di confronto intellettuale e laico. La cristianità è la cultura della storia e del mondo. Un'immanenza nella trascendenza. Il senso della mistica giace nella Cosmopoli e nella declinazione occidentale della libertà. Una scelta di campo motivata non dialetticamente, appunto, contro qualcuno o qualcosa, ma in una positiva adesione alla Tradizione cristiana come mens della libertà e della storia. La «ragion politica» si situa in questo crocevia. E' lo spartiacque che favorisce l'azione libera dell'uomo per il bene comune, al di là delle molte accezioni ideologiche di questo termine-concetto. Senza politica, la cristianità è uno gnosticismo riveduto e corretto. Un'eresia teologica e culturale. Sul piano storico, un errore culturale. Augusto Del Noce rintracciava l'itinerario della modernità all'interno degli errori culturali. Alla fine del suo itinerario di studi, egli inventò una categoria, la «transpolitica», per ricomprendere il Moderno oltre le sue contraddizioni. Una risposta cattolica alla filosofia della prassi di Antonio Gramsci. Baget Bozzo si colloca nella polarità complementare: dalla cristianità alla storia e ritorno. Ma queste due perlustrazioni intellettuali forniscono, oggi, le categorie per ricomprendere il Moderno nella sua fase di «senno del post» e nella figura concreta del suicidio della modernità. L'unica strada percorribile è la concretezza spirituale della relazione personale con il Mistero di Dio e, per questa via teologica, con la storicità della vicenda umana nel suo complesso. Dalla società alla cultura. Dalla politica alla famiglia, come nucleo originario della società. Il tema della vita e della sua difesa riacquistano a questo livello toni e dimensioni oggettive, in quanto congenitamente legate alla foggia spirituale e mistica del dono stesso della vita. Oltre l'ideologia, che può anche essere definita, in maniera generica e avalutativa, «biopolitica». Termine tutto moderno e foucaultiano, dunque equivoco. La lezione di don Gianni Baget Bozzo si colloca dentro la Tradizione e oltre la laicità ideologica. Dunque, assume la fisionomia cattolica dell'et-et. Una lezione da sviluppare e declinare con coraggio e senso storico equilibrato. Condividi questo articolo      
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