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Numero 475
del 15/05/2012
Punire i colpevoli, ma no ad accanimento contro gli innocenti PDF Stampa E-mail
! di Aurora Franceschelli
aurora@ragionpolitica.it
  
venerdì 14 maggio 2010

Un cielo plumbeo, un clima che non preannuncia niente di buono sembra dominare la scena politica di questi ultimi tempi. Sarà tempesta? In questi giorni i cittadini stanno assistendo, sbigottiti, alla pubblicazione a puntate di elenchi dove compaiono personaggi conosciuti che avrebbero affidato ad Anemone interventi edili di ristrutturazione e ricostruzione sia di uffici pubblici che di appartamenti privati. Un elenco, quello ribattezzato «Lista Anemone», nel quale spiccherebbero nomi noti, da capi di dipartimento di ministeri a dirigenti Rai, da sacerdoti a produttori cinematografici, da capi di Gabinetto a generali della Guardia di Finanza e agenti segreti. Trattasi, in sostanza, di una lista nella quale figurerebbero ben 414 nomi, persone sulle quali, ora, aleggierebbe il sospetto di essere state beneficiarie di favori da parte del costruttore inquisito.

Di fronte al cospicuo numero di soggetti che compongono questa sorta di elenco, che finiranno tutti, chi prima, chi dopo, sotto le lame affilate del tritacarne mediatico, viene spontaneo chiedersi: ma possibile che il il signor Anemone, che è indagato con l'accusa di aver messo su un perverso giro di appalti e corruzione, abbia dispensato favori a così tante persone? Un approccio garantista richiederebbe alla stampa di andarci con i piedi di piombo prima di accusare, facendoli passare come colpevoli, tanti soggetti della lista che magari, tenendo un comportamento onesto e irreprensibile, hanno pagato regolarmente i lavori commissionati ad Anemone; essi rischiano, anche a causa della violazione del segreto istruttorio, di essere sottoposti ad un killeraggio mediatico ingiustificabile.

Detto questo, è chiaro che nel caso in cui da questa sorta di «libro mastro» emergessero delle mele marce, che hanno approfittato del loro ruolo istituzionale o dei loro incarichi di prestigio per poter godere di regalie, esse andranno punite severamente. Ma dovvranno essere le indagini condotte dalla magistratura competente, che peraltro non ha ancora nelle mani la lista dei nomi, e non le supposizioni e le illazioni a mezzo stampa, a stabilire la verità. Altrimenti il rischio è che si finisca per distruggere l'onorabilità di un'ampia fetta di classe dirigente, delegittimandola in blocco e ponendola sullo stesso piano di quelli che poi sono i reali colpevoli.

Di fronte alle fibrillazioni continue di questo periodo da più parti, in questi giorni, è stato agitato lo spettro del '92. In realtà, come ha fatto notare giustamente il presidente Silvio Berlusconi, non abbiamo a che fare con una seconda ondata di Tangentopoli, un periodo durante il quale furono i partiti a rendersi protagonisti di finanziamenti illeciti, ma «si tratta di singole persone che devono chiarire e nel caso fossero colpevoli si assumeranno le loro responsabilità». Certo è che, sebbene nel merito la stagione del '92 sia molto differente da quella attuale, il rischio è che, come allora, da questa vicenda possano essere travolti anche coloro che sono innocenti.

Fermo restando un atteggiamento garantista nei confronti di chi è e sarà sotto i riflettori dei media, il presidente del Consiglio, che ha a cuore soprattutto il rispetto della sensibilità del suo popolo e la tutela dei bisogni del Paese, ha tenuto a rimarcare che, se dovesse emergere che vi è qualcuno, anche nel Governo, che ha sbagliato, l'imperativo categorico è che dovrà pagare. Rigore assoluto, dunque, sarà adottato nei confronti di coloro che si macchiano di atti inaccettabili, arricchendosi illecitamente alle spalle dei cittadini onesti e lavoratori. Su questa scia il Governo è intenzionato a forzare i tempi, accelerando il cursus parlamentare, del ddl contro la corruzione, fortemente voluto da Berlusconi. L'obiettivo che si propone questo testo è quello non solo di rendere più trasparente la Pubblica Amministrazione, sciogliendo tutti quei lacci e lacciuoli che, come ha riferito il ministro della Giustizia Alfano, «spesso sono dei valichi per superare i quali si paga la tangente», ma anche quello di inasprire le pene e di fissare nuove regole, che comprendano anche l'ineleggibilità per tutti coloro che sono stati condannati per reati connessi alle loro funzioni.

In un quadro che vede l'Italia, insieme agli altri Paesi europei, impegnata con un ruolo chiave a far fronte alle tensioni finanziarie che si sono scatenate sull'euro-sistema, il Governo ha assoluta intenzione, per il bene del Paese, di fronteggiare la forza d'urto delle vicende attuali e di proseguire sulla strada delle riforme, portando a termine il programma sul quale gli elettori si sono espressi in modo chiaro e netto.  Il nostro Esecutivo è l'unico, in Europa, che continua a godere di un ampio consenso, e questo accade perché esso è riuscito nella difficile impresa di tener sotto controllo i conti pubblici garantendo al contempo coesione sociale.




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