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Numero 475
del 15/05/2012
Scienza e umanità PDF Stampa E-mail
! di Alessandro Gianmoena
gianmoena@ragionpolitica.it
  
lunedì 24 maggio 2010

Qual è la tentazione suprema dell'uomo? Forse è quella di svelare il mistero della vita, cercando di oltrepassare quel limite invalicabile che si pone tra il creato ed il Creatore: far sì che la Ragione scopra l'incomprensibile con i mezzi della realtà sensibile. Ma se l'uomo non è sedotto dalla tentazione di sostituirsi a Dio, la sua ricerca, la sua scoperta scientifica creano la possibilità di migliorarsi come creatura. Le conquiste della tecnica, quindi, divengono uno strumento fondamentale per il bene dell'intera umanità. Ed oggi, in un mondo libero grazie alla tecnologia, i fini della scienza sono un argomento centrale per il futuro dell'uomo.

Il biologo Craig Venter è riuscito a creare un batterio con un genoma artificiale che si autoriproduce. L'ingegneria genetica, quindi, ha generato un organismo sintetico che non esiste in natura. Ma si può affermare, dopo questa scoperta, che il mistero della vita sia appannaggio dell'uomo? Siamo certi che la sola sintetizzazione di un genoma autoriproducibile possa costituire il fondamento generativo della vita artificiale?

In realtà, l'evoluzione della tecnica è un fatto benefico per l'uomo, se essa non viene pensata con un approccio ideologico scientista, con il nuovo culto laicista che annulla il pensiero metafisico e fa del materialismo la chiave di interpretazione del mondo. La scoperta di Venter scaturisce da una creazione sintetica parziale di un organismo, poiché la cellula in cui è stato incubato il Dna programmato da un computer ha origini naturali. E' un primo passo significativo. Probabilmente l'uomo riuscirà a riprodurre microrganismi artificiali o strutture molecolari non troppo complesse. L'evoluzione della tecnica, infatti, ci ha fatto comprendere quanto vi sia ancora da scoprire, ma al contempo ha alimentato in noi il desiderio di spostare ad libitum i limiti della conoscenza.

Conoscere la realtà dell'universo mondo è, di per sé, un fatto benefico, ed anche intimamente cristiano, ma il problema insorge quando ci poniamo la domanda sul perché vogliamo conoscere. Craig Venter ha dichiarato che gli esiti della scoperta potranno portare alla creazione di organismi in grado di abbattere l'inquinamento del nostro pianeta. Siamo d'accordo. Ma chi potrà garantirci che il cammino della ricerca scientifica nel campo genetico non possa subire deviazioni ideologiche o semplicemente legate a speculazioni economiche? Il vero problema, quindi, è quello di inquadrare il progresso tecnologico al servizio dell'uomo senza che il mistero della creazione perda di significato. L'uomo del terzo millennio ha già cambiato il contesto naturale in cui vive. Non sarà in grado di prevenire i terremoti, i cicloni e neanche di capire con certezza se la terra si stia riscaldando o raffreddando, ma l'incremento demografico dell'umanità e lo sviluppo tecnologico stanno mutando la natura secondo le sue esigenze di sopravvivenza. Si pensi alle potenzialità degli Ogm, mezzo che potrebbe aiutare a combattere la fame del Terzo mondo. E' necessario, quindi, stabilire un rapporto stretto tra scienza e umanità. E gli unici soggetti che possono far sì che il progresso della tecnica non sia svincolato dall'uomo sono gli Stati. La risposta che nei confronti di quest'ultima scoperta ha dato Obama, che ha attribuito alla commissione di bioetica americana il compito di studiare i benefici ed i rischi della scoperta di Venter, è un fatto che impedisce alla ricerca scientifica l'anarchia delle sue scelte. La biopolitica, quindi, entra nell'agenda dei governi ed assume sempre più rilievo proprio perché il progresso tecnologico ha toccato il tema centrale dell'umanità: la vita.




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