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Numero 475
del 15/05/2012
Quei finti pacifisti che hanno teso una trappola ad Israele PDF Stampa E-mail
! di Manuela Repetti
@ragionpolitica.it
  
giovedì 03 giugno 2010

Leggendo il 1° giugno i maggiori quotidiani nazionali, le cui prime pagine parlavano del blitz israeliano al convoglio Marmora che aveva l'obiettivo di rompere il blocco di Gaza - una decisione che si è trasformata in tragedia -, si aveva l'impressione di leggere la cronaca di due avvenimenti totalmente diversi a seconda che fossero descritti su una testata o un'altra. Ho avuto, come molti, la sensazione di una totale confusione, fino a non comprendere più che cosa fosse realmente successo. Fortunatamente però le immagini, almeno in parte, parlano da sole: è chiara l'invasione degli israeliani sul traghetto diretto verso Gaza, ma è altrettanto chiaro che coloro i quali li attendevano non fossero increduli pacifisti impauriti, ma un gruppo armato che non ha esitato ad aggredire, colpendo a sprangate il soldato israeliano che per primo, da solo, si era calato dall'elicottero senza nemmeno avere il tempo di mettere piede sull'imbarcazione. E lo stesso attendeva gli altri soldati, alcuni addirittura scaraventati con violenza in mare.

Ebbene, non mi sono apparsi affatto un gruppo di pacifisti preoccupati di condurre a termine il loro progetto di pace, che si concretizzava nel portare aiuti umanitari a Gaza, ma piuttosto una pattuglia di uomini e donne inferociti in attesa spasmodica di un passo falso israeliano, dopo averlo in ogni modo provocato, per sfogare il loro odio e, forse, realizzare il loro vero progetto, quello cioè di accreditare un successo ad Hamas e una sconfitta ad Israele, soprattutto in termini di capacità di dialogo e concertazione politica, anche internazionale.

Certamente l'azione di Israele, almeno tatticamente, oltre che per le conseguenze disastrose, si è rivelata fallimentare. Il governo di Gerusalemme avrebbe dovuto informare dell'azione, sia nei tempi che nelle modalità, la comunità internazionale, agendo allo scoperto per non pregiudicare quello che poteva essere un intervento legittimo trasformatosi poi in un'azione di guerriglia con la tragica conseguenza della morte di una decina di persone. Israele dovrà certamente fornire spiegazioni dettagliate su quanto pianificato e poi realmente accaduto a tutta la comunità internazionale; cosa, oggi, molto più difficile di quanto non sarebbe stato in un'informativa preventiva.

Ciò non deve impedire, però, una oggettiva valutazione dei ruoli di ciascuna delle parti, dunque anche del convoglio organizzato da Hamas con l'aiuto della Turchia. Una cosa è ineluttabile: la violenza va condannata e va evitata sempre e comunque. Ma questa verità oggettiva è una regola che vale per tutti, non solo per Israele.

L'on. Manuela Repetti è parlamentare del Popolo della Libertà ed è membro della III Commissione Affari Esteri e Comunitari.




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