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Numero 475
del 15/05/2012
MEDIORIENTE. L'ITALIA LAVORA PER LA PACE PDF Stampa E-mail
! di Vincenzo Scotti
@ragionpolitica.it
  
venerdì 04 giugno 2010

Pubblichiamo ampi stralci dell'intervento che il sottosegretario agli Affari Esteri, Enzo Scotti, ha tenuto alla Camera giovedì 3 giugno, nell'ambito dell'informativa urgente del governo sull'azione dei militari israeliani al largo della Striscia di Gaza.

I tragici eventi verificatisi al largo di Gaza, lo scorso lunedì, hanno profondamente scosso l'opinione pubblica internazionale. Il ministro Frattini ha espresso il profondo sentimento di cordoglio per le vittime, nella convinzione che nulla possa giustificare la perdita di vite umane. Riteniamo che sia necessario e doveroso accertare, quanto prima, tutte le responsabilità di questi drammatici eventi e per questo abbiamo chiesto, fin dal primo momento, che la dinamica dei fatti venga attentamente verificata attraverso un'inchiesta completa ed imparziale. Un'istanza di trasparenza e di verità profondamente sentita anche dai nostri partner e che nei giorni scorsi è stata formalizzata anche dall'Unione Europea e dalle Nazioni Unite. In questo contesto, caratterizzato da un profondo sentimento di cordoglio e di preoccupazione, un elemento di sollievo è dato dal fatto che gli attivisti italiani coinvolti nella vicenda non hanno riportato danni e sono rientrati in Italia...

Restano ora da chiarire i contorni di una vicenda che resta, sotto molti profili, inquietante. Come è noto, la flottiglia di attivisti era partita dalla Turchia e da altri porti del Mediterraneo con l'intenzione di fornire diverse tonnellate di aiuti umanitari e rompere il blocco israeliano su Gaza. Erano a bordo circa 640 attivisti appartenenti a 40 diverse nazionalità. Durante la notte la flottiglia è stata avvicinata dalla marina israeliana a 90 miglia dalla costa di Gaza. Le forze israeliane sono salite a bordo di alcune navi. Su una di queste, però, la situazione è precipitata. La diffusione di immagini riprese da un drone della forza armata israeliana durante l'abbordaggio alla nave Mavi Marmara, teatro degli scontri che hanno provocato morti e feriti, sta consentendo valutazioni più accurate sull'andamento dell'operazione Sky Wind, che appare probabilmente viziata anche da errori operativi e di valutazione.

Secondo la nostra ambasciata a Tel Aviv sembra, infatti, che la pianificazione israeliana non ritenesse probabile l'eventualità di una resistenza attiva da parte delle persone a bordo. Inoltre, le unità speciali israeliane non sarebbero riuscite a penetrare sull'imbarcazione contemporaneamente dal cielo e dal mare, anzi la manovra con l'elicottero è stata interrotta e poi ripresa dopo diversi minuti. Di conseguenza, alcuni militari sarebbero rimasti isolati a bordo e quindi sopraffatti dai presenti. Uno è stato gettato in mare, altri colpiti con oggetti contundenti e con armi da fuoco sottratte da uno o più commilitoni. Il commando israeliano si sarebbe quindi trovato in uno scenario diverso, le cui modalità operative non erano state evidentemente contemplate. Tutta l'operazione sarebbe durata circa trenta minuti, terminando con il terribile bilancio di nove passeggeri uccisi e numerosi feriti, sia fra i militari, che fra i civili. Risulta che il Capo di Stato maggiore della difesa israeliana abbia avviato delle verifiche interne su Sky Wind, mentre comincia ad essere adombrata in Israele, da parte di alcuni, l'apertura di un'inchiesta formale di cui potrebbe essere incaricata una Commissione governativa simile a quella che si occupò in maniera esaustiva della seconda guerra del Libano. La stessa opinione pubblica israeliana è profondamente divisa sulla valutazione da dare alla vicenda. Da una parte vi è chi sostiene che Israele non deve chiedere scusa per essere costretto a difendersi, dall'altra si stanno levando non poche voci critiche che puntano il dito sulle carenze di pianificazione e di conduzione dell'operazione, ma soprattutto ne evidenziano le pesantissime ripercussioni sul piano interno e internazionale.

La comunità internazionale sta ora raccogliendo tutti gli elementi che consentano di esprimere un giudizio complessivo sulla vicenda, ma fin d'ora è unanime la condanna per l'uso della forza, che è stato percepito come sproporzionato, nonostante le imbarcazioni fossero state preavvertite, gli organizzatori del convoglio fossero stati messi in guardia contro la tentazione di forzare il blocco di Gaza, e fosse stato loro offerto dalle autorità israeliane di consegnare direttamente il carico di aiuti umanitari. L'Unione europea, per bocca dell'Alto rappresentante Ashton, ha condannato fin da subito la perdita di vite umane, domandando un'inchiesta completa sull'attacco e ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria creatasi a Gaza. L'Unione europea ha inoltre ribadito la necessità di trovare una soluzione politica, chiedendo l'immediata, continua e incondizionata riapertura dei valichi agli aiuti umanitari.

Alla presenza conseguente delle posizioni europee è seguito un presidential statement del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che in parte riprende la dichiarazione europea. Oltre a deplorare la perdita di vite umane, lo statement chiede l'immediato rilascio delle navi e dei civili detenuti, il pieno accesso consolare a questi ultimi e la consegna degli aiuti umanitari, sollecitando un'inchiesta completa, rapida, imparziale, credibile e trasparente sull'accaduto, in conformità agli standard internazionali. Nel ricordare l'importanza di una piena applicazione delle risoluzioni 1850 e 1860, il Consiglio di sicurezza ha inoltre segnalato come la situazione nella Striscia di Gaza sia insostenibile, sottolineando l'importanza di un costante flusso di beni a favore della popolazione della Striscia. Lo statement ribadisce inoltre come l'unica soluzione al conflitto israeliano-palestinese sia quella dei due Stati, esprime sostegno alla proximity talk, chiede alle parti di astenersi da qualunque azione unilaterale e provocatoria e invita tutti i partner internazionali a concorrere al mantenimento di un'atmosfera di cooperazione.

Il governo italiano condivide senza riserve la posizione che abbiamo concordato con gli altri Stati membri dell'Unione europea e sottoscrive appieno le valutazioni e le richieste contenute nel presidential statement del Consiglio di sicurezza. Per mandare un segnale di chiarezza e di coesione della comunità internazionale, un messaggio che avrebbe avuto un grande significato politico, il governo ha anche cercato di raggiungere una posizione consensuale a Ginevra, nell'ambito del Consiglio per i diritti umani, dove è stata proposta e discussa, nella giornata di ieri, una risoluzione sull'episodio. Dopo un negoziato volto a riportare il testo proposto in linea con lo statement del Consiglio di sicurezza, l'Italia, insieme a Stati Uniti e Paesi Bassi, ha votato contro, ritenendolo troppo squilibrato. Il testo, approvato da 32 dei 47 membri del Consiglio dei diritti umani, esprime infatti una condanna di Israele senza un preventivo accertamento dei fatti e domanda, con finalità strumentali, un'inchiesta internazionale più severa di quella richiesta dal Consiglio di sicurezza, senza tener conto che Israele è un paese democratico, in grado di condurre inchieste credibili e indipendenti senza dover essere a tutti i costi internazionali.

Non possiamo permetterci che la comunità internazionale si divida sulla interpretazione dell'accaduto e che i termini di questa immane tragedia vengano strumentalizzati in un senso o nell'altro. Per questo riteniamo che sia interesse di tutti, anche dello stesso Stato di Israele, disporre quanto prima di una ricostruzione fedele, imparziale ed attendibile dell'accaduto. È indispensabile, in queste circostanze, che tutti tengano i nervi saldi e che la tensione non aumenti, in modo da non interrompere quel dialogo, seppure indiretto, tra Israele e Anp avviato grazie allo sforzo di mediazione americana, all'impegno dei paesi arabi e al contributo dell'Europa, perché è solo attraverso una seria accelerazione del processo di pace che si possono risolvere alla radice i problemi del Medioriente.

Abbiamo voluto trasmettere attraverso la rete diplomatica un messaggio in questo senso diretto in primo luogo alla Lega Araba, che ha concluso la propria riunione mercoledì a tarda notte e con cui l'Italia si è tenuta in collegamento, e alle autorità egiziane. Entrambe hanno per il momento fornito risposte interlocutorie sebbene di forte apprezzamento per il ruolo dell'Italia, per il suo atteggiamento riflesso nelle parole fine dell'onorevole ministro e per la sua attitudine propositiva e costruttiva. In questo contesto appare di conforto la posizione pragmatica assunta dal presidente Mubarak, che ha anticipato il suo rientro dall'estero e ha deciso di riaprire immediatamente il valico di Rafah per offrire una valvola di sfogo ad una situazione che potrebbe uscire di controllo.

In questi giorni il governo si avvale dell'amicizia con tutti gli attori dello scacchiere mediorientale e della grande vicinanza con la Turchia per mantenere aperta a tutti costi la strada del dialogo. Il sottosegretario Craxi, nel partecipare alla Conferenza sugli investimenti palestinesi di Betlemme, ha portato per parte sua un messaggio di forte sostegno per il piano Fayyad di costruzione di una struttura statuale palestinese entro due anni. Sarebbe una tragedia ancora più grande se il danno consumatosi al largo della Striscia di Gaza rafforzasse le posizioni di quanti, da una parte e dall'altra, osteggiano il processo di pace in Medioriente, e sarebbe una tragedia in primo luogo per i popoli israeliano e palestinese, prigionieri di un conflitto che si protrae ormai da troppo tempo. È un dato positivo, è una dimostrazione di grande responsabilità da questo punto di vista che il Presidente Abbas abbia dichiarato che i proximity talk continueranno. Il governo italiano continuerà a fare tutto quanto in suo potere per favorirli e per dimostrare la vicinanza e la sincera amicizia che ci legano tanto al popolo israeliano quanto a quello palestinese.




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