La vicenda del blitz israeliano sulla nave turca con a bordo sedicenti pacifisti ha reso ancora più difficile e incandescente la situazione mediorientale. La reazione immediata, e forse smisurata, di condanna da parte della comunità internazionale, dovuta probabilmente all'onda emotiva per le conseguenze sanguinose dell'intervento, ha di fatto, nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, isolato il governo israeliano. Con il passare dei giorni, però, appare a tutti sempre più chiaramente, accanto alle responsabilità dell'esercito israeliano, il fatto che l'iniziativa di rompere il blocco navale di Gaza da parte di un multiforme esercito internazionale di presunti militanti pacifisti era tutt'altro che pacifica e aveva lo scopo di provocare una reazione esasperata di Israele.
A mio avviso, però, non si è ben calcolato l'effetto disastroso delle conseguenze, non tanto dell'evento, quanto della frettolosa reazione di condanna internazionale. Lo stesso intervento del Santo Padre, durante la sua visita a Cipro (il Papa ha parlato di «ingiusta occupazione di Israele che destabilizza la Terra Santa»), pur apprezzabile per lo spirito di pace, a pochi giorni dall'efferato omicidio del vescovo Luigi Padovese mi è apparso, più che criticabile nel contenuto, inopportuno nel contesto temporale delicatissimo.
Di fatto, oggi Israele percepisce una sorta di isolamento politico che la indebolisce pericolosamente agli occhi nostalgici dell'odio nazista di paesi canaglia, primo fra tutti l'Iran di Ahmadinejad, e di organizzazioni terroristiche come Hamas, che nulla ha a che fare con la giusta causa palestinese. Mai come in questo momento, negli ultimi anni, il governo di Gerusalemme si trova in uno stato di estrema insicurezza, minacciato da più parti e al centro di un attacco concentrico che si alimenta di una propaganda odiosa e infame.
Ed è proprio ora che l'intera comunità internazionale, nessuno escluso, capeggiata dagli USA di Obama, deve stringersi attorno al popolo ebraico affinché la Terra Santa, martoriata da violenze che sembrano senza fine, possa ritrovare il bandolo della pace e riuscire a realizzare il progetto di convivenza pacifica dei due Stati, israeliano e palestinese.
L'on. Manuela Repetti è parlamentare del Popolo della Libertà ed è membro della III Commissione Affari Esteri e Comunitari
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