La maggior parte della ricchezza prodotta in Italia proviene dallo zoccolo duro della nostra economia, le piccole e medie imprese. Per superare la crisi e recuperare competitività, dunque, diventa fondamentale assecondare il loro sviluppo. Se l'Italia, da una parte, può vantare in Europa uno dei più alti tassi di concentrazione di Pmi, che sono più di 4 milioni, dall'altra il nostro Paese è quello dove maggiori sono gli ostacoli per coloro che intendono fare impresa. Consapevole della valenza negativa, per il nostro tessuto produttivo, di queste criticità, il Governo sta predisponendo provvedimenti volti a favorire la libertà d'impresa e a semplificare gli adempimenti burocratici a carico degli imprenditori. Approfondiamo queste iniziative con l'onorevole Raffaello Vignali, deputato del Popolo della Libertà, Vicepresidente della Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati e promotore di un progetto di legge sullo Statuto delle imprese.
1) Onorevole Vignali, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al regolamento attuativo dello Sportello unico per le attività produttive, un provvedimento che consentirà di poter aprire un'impresa in un giorno, superando tutti quei lacci e laccioli che in Italia hanno rallentato i processi di crescita del nostro tessuto produttivo. Il Governo Berlusconi sembra voler coniugare la politica di rigore impostaci dall'Europa con una forte spinta riformista. La strada, dunque è finalmente quella della riduzione degli oneri e degli adempimenti burocratici a carico delle imprese?
In un momento in cui, nell'immediato, non è possibile abbassare le tasse, è evidente che dobbiamo concentrarci sulla «sburocratizzazione». In realtà, eliminare lacci e laccioli - che trasformano la corsa di velocità che le imprese devono fare per competere sui mercati globali in una gimkana tortuosa e accidentata - è un incentivo alle imprese. La burocrazia, secondo Unioncamere, costa alle nostre imprese 15 miliardi all'anno, praticamente un punto di Pil. Peraltro, da tutte le ricerche fatte sugli imprenditori (da ultimo il recente rapporto «Sussidiarietà e Piccole e medie imprese» della Fondazione per la Sussidiarietà), risulta che le imprese italiane non chiedono sussidi, ma libertà di azione.
2) Ci può spiegare quale sarà il ruolo dei Comuni e delle Camere di Commercio una volta che diventeranno operativi gli sportelli e quali saranno gli adempimenti a carico di coloro che intendono avviare una nuova attività?
I Comuni - o le Camere di Commercio, se i Comuni non vogliono o non riescono a farlo - diventano l'interfaccia con le altre Autorità deputate ai controlli e le raccordano. In pratica, sarà possibile rivolgersi a un solo interlocutore per avviare l'attività. Non è poco, se pensiamo che per aprire un'officina meccanica servono oltre 70 permessi e vi sono 22 autorità che vigilano. Ma l'innovazione più importante è l'altro regolamento che il Governo ieri ha approvato, quello relativo alle «Agenzie delle imprese». È un'interfaccia tra PA e imprese con il compito di asseverare le certificazioni presentate dalle imprese, in sostituzione dell'ente pubblico. Sono soggetti sociali indipendenti (il modello è quello dei CAAF) ma di origine sociale, non della PA. Sono soggetti sociali ai quali viene riconosciuto un principio sussidiario di parità nel fornire un servizio pubblico.
3) A che punto è il disegno di legge da lei presentato a Montecitorio sullo Statuto delle imprese, che punta a incentivare la libera iniziativa e a operare una svolta epocale nei loro rapporti con la Pubblica Amministrazione?
Abbiamo terminato le audizioni con il sistema delle imprese, Unioncamere, Confindustria e Rete Imprese Italia (la nuova forma di rappresentanza unitaria che aggrega Confartigianato, Confcommercio, CNA, Confesercenti e Casartigiani), i comuni e le province. Entro la prossima settimana, il Comitato Ristretto in seno alla Commissione attività produttive della Camera terminerà la revisione del testo sulla base delle osservazioni fatte dai soggetti auditi, che sono state assai costruttive. Entro giugno la Commissione terminerà i propri lavori e saremo quindi pronti per andare in Aula per l'approvazione ai primi di luglio. Ieri, all'Assemblea di Confartigianato, il Presidente Berlusconi ha promesso che lo Statuto sarà legge entro l'autunno. E, come tutti sanno, il Presidente ha sempre mantenuto le promesse fatte.
4) Il ministro dell'Economia Tremonti ha proposto la sospensione, per due o tre anni, delle procedure burocratiche a cui sono soggette le piccole e medie imprese, una misura che richiederà un meccanismo di revisione costituzionale dell'art.41 della nostra Carta. Cosa pensa di questo nuovo piano di liberalizzazione? Crede che una revisione costituzionale in questo senso possa finalmente aprire il nostro Paese ad un più vasto cambiamento culturale nei confronti del tema della libertà di impresa?
Riformare la Costituzione è un progetto ambizioso. Condivido la proposta di Tremonti, anche perché la Carta è stata realizzata in un panorama economico radicalmente diverso da quello attuale: allora eravamo un Paese ancora prevalentemente rurale, avendo un sistema agricolo basato sul latifondo, qualche grande impresa e poche attività artigiane, commerciali e cooperative. Oggi abbiamo 6 milioni di imprese, per il 98% micro e piccole. L'articolo di Eugenio Scalfari domenica scorsa su Repubblica è la conferma della necessità della rivoluzione culturale che vogliamo affermare: e cioè passare «dal sospetto alla fiducia». Né Berlusconi, né Tremonti, né il sottoscritto (ho presentato mesi fa una proposta di riforma dell'art. 41 della Costituzione) chiediamo per le imprese «licenza di uccidere». Chi lo afferma non conosce le nostre imprese, anzi i nostri imprenditori, ed è distratto dalla propria ideologia: chi non ha visto il comportamento straordinario dei nostri piccoli imprenditori in quest'anno di crisi? Ogni ragione strettamente economica avrebbe consigliato a molti di chiudere, lasciando a casa i propri collaboratori. Ma non l'hanno fatto! Anzi, hanno rimesso i propri risparmi nell'azienda pur di andare avanti. Per non parlare di quegli imprenditori che si sono tolti drammaticamente la vita perché non avevano il coraggio di licenziare i dipendenti. Sarebbero questi i «padroni delle ferriere» dipinti dal Manifesto e da Liberazione? La verità è che Darwin non ha mai, ma proprio mai, avuto cittadinanza tra i nostri imprenditori...
5) Lei presiede un tavolo di lavoro incaricato di elaborare proposte e iniziative per accelerare il processo di semplificazione burocratica già innescato dal Governo. Ci può riassumere brevemente quali sono gli spunti più interessanti emersi su questo tema?
Ci siamo trovati mercoledì sera (9 giugno) al termine dei lavori dell'Aula e abbiamo fatto un primo giro d'orizzonte sulle proposte. Abbiamo diversi punti già preparati da parte di diversi parlamentari del Pdl che valuteremo uno ad uno. Entro pochi giorni formuleremo un pacchetto di proposte di immediata realizzazione al Ministro ad interim dello Sviluppo economico. Da parte mia, spero che questo interim del Presidente Berlusconi duri almeno fino all'approvazione dello Statuto delle Imprese.
Condividi questo articolo      
|