In queste settimane Frau Merkel non dorme sonni tranquilli. Il motivo? Lo stato di salute della politica e dell'economia del suo paese. Un incubo che potrebbe presto tramutarsi in amara realtà è perdere l'elezione di un nuovo presidente federale, dopo che l'ex capo di Stato, Horst Köhler, si era dimesso alla fine di maggio dopo aver dichiarato pubblicamente che i soldati tedeschi in Afghanistan tutelano gli interessi economici tedeschi. Naturalmente Köhler non ha usato quest'espressione imperialista e non ha parlato dal balcone del Reichstag con l'elmetto chiodato in testa. Sono i meccanismi perversi dei media che hanno ferocemente macellato il pensiero teorico di un grande economista - Köhler fu a capo del Fondo Monetario Internazionale, prima di diventare due volte presidente della Germania. Ma ora è tutta storia passata. La cancelliera ha perso il suo alleato presidenziale ed entro il 30 giugno avrà luogo l'elezione del suo successore - e se non fosse un altro affidabile alleato di Frau Merkel?
In Germania i presidenti regionali sono i principali aspiranti - ma ultimamente la coalizione di governo ha visto assottigliarsi il numero dei suoi presidenti regionali. Infatti anche la Westfalia, la regione tedesca più popolosa, è stata conquistata dai redivivi socialdemocratici. Pare quasi che a Duesseldorf abbiano inventato l'anti-Merkel, al secolo Hannelore Kraft, quarantottenne signora con molta grinta ed una carriera professionale nell’innovazione industriale. Così ecco Frau Kraft, nome profetico che in lingua germanica sta a significare l'energia, soprattutto quella sottratta alla Cdu, oltre dieci punti rispetto alle elezioni regionali di cinque anni fa. Altri incubi per Frau Merkel, perché la Westfalia, celebre sede della pace che mise fine alla Guerra dei Trent'anni, è anche la cartina di tornasole per capire l'orientamento degli elettori tedeschi. Chi perde qui, rischia seriamente di perdere ovunque.
Ma la politica non basta a spiegare se stessa. Serve l'economia, e se l'economia è in crisi, lo è anche la politica. Nel giorno stesso del voto in Westfalia, la cancelliera accordava il suo doloroso consenso per il piano di salvataggio del debito greco, il sostegno all'euro e una spietata cura dimagrante per il bilancio tedesco. E' una strategia da grande statista illuminato e attento all'interesse generale. Infatti gli elettori hanno prontamente punito il rigore della loro cancelliera. Non è questione di ottusa mentalità piccolo-tedesca. E' il malfunzionamento dell'economia tedesca, ex locomotiva europea finita sul binario morto. L'economia tedesca si è dimenticata del suo fattore costitutivo, il sociale, per convertirsi, o appiattirsi, in un'economia di mercato. Ecco allora che aumenta il differenziale tra ricchi e poveri, con i ricchi sempre più ricchi, ma sempre di meno, e i poveri sempre più poveri, ma sempre di più. Tipico sintomo di un'economia dipendente dalla finanza. Ma quando l'indice degli investitori decresce per due mesi di seguito, quando persino i titoli di Stato tedeschi perdono terreno rispetto a quelli americani, mentre una volta servivano da parametro per misurare la forza delle altre valute europee, vuol dire che la finanza tedesca è in crisi.
Il problema di fondo è che Frau Merkel non ha ancora trovato la medicina adatta. Inutile fare come dicono i liberali del ministro Rainer Bruederle e abbassare le tasse quando il debito pubblico spaventa più di un fantasma che si aggira per l'Europa; inutile anche sperare che il pachidermico consumatore tedesco inizi a spendere per far ripartire la domanda interna. In tempi di crisi i tedeschi sono come i cani di Pavlov: reagiscono d'istinto aumentando il risparmio, invece di spendere. Non sono americani. Lo Stato non può spendere; idem il consumatore; l'impresa non può investire e la banca non può fare credito. In questa situazione, cosa può fare una cancelliera?
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