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Numero 475
del 15/05/2012
Le lacrime di Atene bagnano l'Europa intera PDF Stampa E-mail
! di Gabriele Cazzulini
cazzulini@ragionpolitica.it
  
venerdì 25 giugno 2010

L'unica certezza che può consolare i greci è essere tornati al centro dell'attenzione dell'Europa. Ma questa volta non si parla di Platone e Aristotele. Il concetto è un altro ed è meno luminoso delle idee filosofiche: il debito pubblico. Non è solo una questione economica. Giovedì notte una bomba è esplosa nel palazzo del ministero degli Interni, uccidendo Georges Vassilakis, uno stretto collaboratore del ministro. Come fosse un'epica narrata da omerici cantori di strada, correva voce che il terrorismo fosse stato sgominato. Ma neppure la triplice alleanza tra ministero degli Interni, della Difesa e dell'Ordine Pubblico (sì, in Grecia hanno questo ministero) del gennaio 2007, così pomposamente annunciata, è riuscita a stroncare una galassia terrorista composta da sigle e movimenti molto eterogenei ma tutti gravitanti attorno all'ideologia anticapitalista.

Ci sono alcune specificità che possono spiegare la resistenza della lotta armata, come ad esempio l'abilità nell'organizzare manifestazioni pubbliche che molto spesso si tramutano in occasioni per provocare la polizia e farci scappare il morto subito beatificato in martire e in nuove, più imponenti marce di popolo che conducono ad altri scontri ed altre morti. E' il caso dei moti del dicembre 2008, veri sollevamenti popolari che rasentano i vecchi ricordi dell'Ottocento. Gli stessi terroristi esibiscono una violenza sanguinaria nel selezionare le loro vittime, quasi sempre poliziotti anti-sommossa, spesso freddati con un solo colpo d'arma da fuoco alla nuca, quasi fossero condannati a morte. Ma l'economia non esce dal mirino: le banche sono i bersagli preferiti per attentati incendiari ed esplosivi. Febbraio 2010 è stato il mese nero per le banche: due attentati ad Atene a soli dodici giorni di distanza l'uno dall'altro.

Banche e poliziotti, le vittime di un terrorismo sempre vivo, figlio indesiderato dell'incapacità di superare una concatenazione di diverse crisi. D'altronde lo insegnava Platone: ogni idea tende sempre a collegarsi con altre. Ieri si chiamava filosofia. Oggi si chiama internet, ma ad Atene significa soltanto una crisi dopo l'altra. Così dalla crisi economica si è rapidamente passati alla crisi politica che riaccende i focolai del terrorismo. Roba degna delle antiche epoche rivoluzionarie, ma che oggi ritorna più viva e pericolosa che mai. Nell'acropoli ateniese il clima è così confuso che diventa difficile per i decisori pubblici identificare il pericolo principale: il debito, il rischio di bancarotta dello Stato, la crisi economica o il terrorismo? Il cambio di governo dalla destra alla sinistra non pare aver smosso nulla. Il governo sembra incapace di riprendere il timone della Grecia.

E' una crisi davvero complicata, perché va oltre le abituali categorie politiche ed economiche: uno Stato nazionale, la Grecia, ha sostanzialmente perso la sua sovranità politica perché la sua principale emergenza, il debito pubblico, ora è in mano ad altre istituzioni e altri Stati, dall'Unione Europea alla Germania. I terroristi l'hanno capito. Oggi la Grecia vale quanto la sua credibilità finanziaria. Il vero deficit è quello politico e dato che in politica il vuoto non esiste, bisogna che i cervelli di Atene si ricordino dei loro illustri avi e inventino l'idea di una nuova politica, che non può più restare succube degli andamenti dell'economia. Sono la nazione, lo Stato, il popolo, la cultura i reali protagonisti della politica, non il Pil o il deficit e i rating. La strategia peggiore per affrontare una crisi economica è considerarla soltanto da un punto di vista economico. I governi non l’hanno capito e si limitano a soccorrere le banche e le aziende in crisi – come? Facendo debiti che non possono ripagare e quindi stringendo ancora di più il torchio della crisi. Serve un ritorno alla politica. In caso di contagio con altri paesi a rischio, la Grecia diventerà la principale esportatrice non solo di debiti ma anche di terrorismo. Atene e Sparta piangono entrambe. Ma l’Europa non sorride di certo.




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