La linea commerciale è uno degli argomenti correlati al lavoro e alla crisi economica globale da cui il mondo sta cercando di uscirne fuori. Come? Cercando un nuovo punto di apertura, ovvero l'Africa ed il Sud-Asia. Alle porte di un nuovo mercato africano, troviamo l'area mediterranea, laddove le maggiori potenze commerciali stanno puntando come meta adatta a riaprire le economie di mercato. Meta preferita? Una prima visita è quella in Egitto. Anche l'Italia, che nell'ultimo decennio sta ramificando i suoi rapporti commerciali esportando in maniera crescente il made in Italy ed altri prodotti, ha instaurato con questo Paese ottimi rapporti commerciali, come afferma lo stesso Ministro degli Esteri Frattini: «Siamo il primo partner commerciale ed economico dell'Egitto e, tra i Paesi dell'Unione Europea, l'Italia è di gran lunga il più grande investitore in Egitto». Detto fatto! Negli ultimi tre anni circa 8 mld di euro di investimenti italiani in Egitto, uno step by step che ha accresciuto la nostra bilancia commerciale e messo a fuoco nuove strategie bilaterali. Quali sono queste strategie? Progetti sempre crescenti ed ambiziosi come l'allargamento della Pirelli Tyres ad Alessandria; il Cotonificio Albini di Borg El Arab; al vertice del 2009 a Sharm El Sheikh la firma di numerosi protocolli d'intesa fra i due governi nei settori: scientifico, ambientale, culturale, energetico, dell' istruzione, una cooperazione tra EXPO 2015 di Milano e il Ministero dell'Industria egiziano, un accordo tra le Ferrovie dello Stato e le Ferrovie Egiziane per la riorganizzazione di quest'ultima. Nell'ultimo summit tenutosi lo scorso 19 maggio 2010, il Presidente Mubarak ha sottolineato come questo terzo vertice bilaterale rappresenti un «salto di qualità» nella quantità di investimenti, 17 tra accordi e protocolli di intesa sono stati firmati, ampliando e rafforzando quelli già esistenti. Tra le iniziative più interessanti, l'ammodernamento della Pubblica Amministrazione e dei servizi postali egiziani, la creazione di una università italiana a Il Cairo ed il lancio della prima linea di spedizione marittima diretta da Alessandria d'Egitto a Venezia (il cosiddetto Corridoio Verde) per il trasporto di passeggeri e merci (prodotti agricoli in primis) L'Italia ha scelto come partner importante un Paese che è classificato ancora tra i Paesi in Via di Sviluppo, è una strategia di mercato o c'è dell'altro? Mettendo da parte la crisi economica che ci ha colpito, nonostante la carenza imprenditoriale ed amministrativa egiziana, la vicinanza e la posizione geografica, un interscambio (poco inferiore ai 5mld di euro come ha ricordato il responsabile del MAE per il Mediterraneo Marras ) con dazi doganali inesistenti o bassi, i bassi costi delle materie prime e della manodopera rendono l'Egitto un Paese attraente per l'investitore straniero. Inoltre, il piano di sviluppo socio-economico (2007-2011) di 158,5 mld di Lire varato dal Governo egiziano in numerosi settori (agricoltura, irrigazione e bonifica, industria, energia elettrica, acqua, edilizia e attività immobiliare, trasporti, comunicazione, educazione, turismo, sanità, igiene ed altri servizi sociali), ha favorito il coivolgimento del nostro Paeae, che è diventato un investitore attivo con più di 600 aziende che lavorano in settori quali gas, cemento, turismo, petrolio, tessile, industria, agricoltura, agro-alimentare, edilizia, igiene, banca. Molti si chiedono, se questa corsa ad investire nel mediterraneo non porti ad una Cina – araba, ma la risposta è netta: non è possibile, data la cooperazione logistico - tecnica di Europa e Stati Uniti che tendono a creare un qualificato ombrello giuridico per tutelare gli investitori e gli investimenti. A tal proposito sono state create linee di credito a supporto delle PMI egiziane ed un programma “commodity aid” , tutti finanziati dalla cooperazione italiana ed aiutata anche dall’ Euromed Found. Le opportunità di investimento in Egitto vanno ricondotte anche alla efficacia delle riforme economiche e ad un efficiente «business environment», che procede a grandi passi tanto da conquistare secondo «Index of Economic Freedom» nel rapporto curato dalla BM «Doing Business 2010» , il 106° posto (su 183) a livello mondiale, che lo colloca tra i Paesi a basso rischio di investimento. Condividi questo articolo      
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