Le prime notizie significative riguardo a Jeff Anderson risalgono alla fine degli anni '60: attivista frenetico nell'ambito di svariati movimenti pacifisti e per i diritti civili, nel 1967 Anderson si ritrova padre a 19 anni. Tenta la strada della facoltà di legge di St. Paul. Fallisce e diventa uno dei tanti drop out. Qualche tempo dopo riesce a laurearsi presso il William Mitchell College of Law, scuola di legge che coniuga allo studio teorico del diritto la pratica sul campo, le cui tariffe non sono esattamente tra le più abbordabili. Circa 20.000 dollari a semestre tra college fee e spese vive per il mantenimento. Originariamente luterano, diviene ateo. Oggi, a 62 anni e dopo una carriera come avvocato d'assalto decollata a metà degli anni '80, Jeff Anderson è l'uomo che vuole costringere Benedetto XVI a testimoniare sotto giuramento riguardo al presunto scandalo pedofilia negli USA. Anderson si è «specializzato» da anni in questo tipo di operazioni. Tutto cominciò, a quanto pare, nel momento in cui la sua figlia maggiore sostenne di essere stata molestata a 8 anni da uno psicoterapeuta che la piccolina fu costretta a frequentare a causa dei traumi che il divorzio di Anderson dalla prima moglie le causò. Detto psicoterapeuta era un ex prete cattolico. Riscoperta una religiosità tutta sua e personale, Jeff Anderson ha promosso un'infinità di azioni legali contro vescovi, diocesi, scuole cattoliche, preti. Il meccanismo attraverso cui opera è il seguente: negli Stati Uniti è consentito a quanti non possono permettersi di pagare un avvocato, soprattutto se molto gettonato e mediaticamente sovraesposto, di ricorrere ad una specie di gratuito patrocinio. In parole povere il ricorrente (plaintiff) si avvale gratuitamente dei servizi legali: se la causa è persa, egli non deve pagare nulla. In caso di vittoria lo studio legale, in base ad accordi privatistici stipulati col querelante, ha diritto ad una percentuale sul risarcimento conseguito che può andare dal 40 all'80%. Nel solo 2002 lo studio legale capeggiato da Anderson ha vinto cause per 60 milioni di dollari. Ora, se da un lato questa forma particolare di patronage risulta, almeno in apparenza, più equa ed efficace rispetto al gratuito patrocinio proprio dei paesi di civil law, è altresì ovvio che moltiplica esponenzialmente le querele temerarie, poiché di fatto sia il ricorrente che il suo legale rappresentante hanno poco o nulla da perdere: è come un lancio di dadi. E qui rinveniamo il primo punctum dolens della faccenda: se è vero ed innegabile che diversi bambini e adolescenti hanno subito abusi da parte di esponenti del clero, ed è al di fuori di ogni dubbio giusto che detti preti o vescovi siano perseguiti legalmente nel pieno rispetto delle leggi nazionali ed internazionali, è altresì vero che in una situazione ove spesso è richiesta una probatio diabolica, ovvero è l'accusato che deve dimostrare di non avere molestato, abbiano facilissimo gioco querelanti e rappresentanti legali dei medesimi senza scrupoli. Ora, non vogliamo in alcun modo supporre che Anderson sia dedito a simili azioni di sciacallaggio giuridico, ma i precedenti non mancano (anzi, si contano a bizzeffe: da chi ha cercato di fare causa a Dio nella figura dei suoi legali rappresentanti sulla terra a quanti hanno dichiarato, in base a mai disapplicate leggi sulla proprietà risalenti al 1700, di essere padroni dell'universo... Dio benedica l'America!) ed è reale la possibilità che il grande impatto mediatico assunto dalla vicenda pedofilia attiri come api sul miele tanti piccoli e grandi profittatori per i quali, di fatto, accusare un vescovo o un sagrestano di molestie non comporta alcuna conseguenza negativa. Tutto da vincere e nulla da perdere. Soprattutto nel momento in cui, vuoi per accorta strategia giudiziaria, vuoi per la parossistica passione per la privacy degli statunitensi, numerosi querelanti si sono celati dietro ad un cauto anonimato: ergo si viene accusati di un crimine infamante, la semplice contestazione del quale comporta di per sé già una condanna esiziale prima ancora che sia emessa una eventuale sentenza, e nemmeno si conosce il proprio accusatore se non a giochi fatti. E poniamo il caso, tutt'altro che improbabile e anzi assai frequente, che a seguito di istruttoria un accusato risulti assolutamente incolpevole: non stiamo parlando di una accusa per rapina in banca, furto o insider trading, reati per i quali, in caso di errore giudiziario, può in effetti bastare una pacca sulla spalla ed un congruo risarcimento. Stiamo parlando di abuso di minore. Un reato la cui semplice menzione provoca la morte civile. Eterna. Penso ancora (mi piace pensare, meglio così...) che non si possa parlare di complotto ordito contro il Vaticano e suoi rappresentanti, ma un dubbio sorge comunque spontaneo: possibile che i colleghi giornalisti d'Oltreoceano, scafati ed accorti come sono, non abbiano minimamente preso in considerazione le conseguenze che uno sciacallaggio mediatico in piena regola avrebbe comportato? Che questo sia bastato a mettere mortalmente in discussione l'autorità morale della Chiesa Cattolica non lo credo: quello che è certo è che - cosa statisticamente curiosa come minimo - si sono moltiplicate a dismisura le denunce e le richieste di risarcimento per molestie sessuali. Possiamo o dobbiamo per forza credere che tutte abbiano un fondamento? O è lecito formulare l'ipotesi che l'aver insistito, da parte di stampa e studi legali, nel sottolineare ad nauseam la assai cospicua entità dei risarcimenti conseguiti e conseguibili, ovvero l'aver spostato il fulcro di un'azione legale dall'ambito gravemente e seriamente morale a quello meramente economico, abbia catalizzato l'attenzione di non pochi piccoli e grandi profittatori, la cui stessa attitudine configura una ulteriore e non perdonabile offesa nei confronti delle vittime reali di abusi? In seconda istanza, Anderson sa benissimo che Sua Santità è un capo di Stato. Come tale sarà improbabile, decisamente improbabile che qualsivoglia Corte di giustizia garantisca ad un qualunque avvocato il diritto di interrogare sotto giuramento il Papa. Senza contare che postulare una responsabilità oggettiva nei confronti di Benedetto XVI è semplicemente una aberrazione giuridica. Ma è lecito pensare che non sia mai stato realmente questo lo scopo di Anderson: basta farsi un giro su un qualunque social network o pagina internet italiana o estera per rendersi conto che la spregiudicata strategia mediatica dell'avvocato americano ha avuto pieno successo. I residui della sinistra oltranzista e bloggara già lo osannano, il Washinton Post gli ha dedicato una sequela di prime pagine, e, presumibilmente, il numero dei querelanti ha raggiunto un ulteriore picco. In conclusione, non possiamo che complimentarci con Jeff Anderson, sembra il prototipo dell'uomo di successo tanto caro a certo protestantesimo americano, per il quale la fortuna ed il successo personali sono segno della divina provvidenza. Ma attenzione: convertire la giustizia in slot machine rischia davvero di trasformare il sogno in un incubo senza risveglio, nel quale muore ogni capacità critica, nel quale prevale sempre e comunque l'umoralità debitamente e surrettiziamente attizzata della moltitudine. Condividi questo articolo      
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