Nel quadro di una congiuntura economica internazionale ancora in affanno le diverse analisi diffuse nelle ultime settimane dal Fondo monetario internazionale, dall'Eurostat, dall'Ocse e dal Centro studi di Confindustria confermano i segnali positivi per la nostra economia, riconoscendo al nostro Paese una reattività finora anche migliore degli nostri principali partner europei.
Il Fmi ha appena rivisto al rialzo le stime sulla crescita del Pil italiano portandolo dallo 0,8% allo 0,9%, una correzione minima ma significativa nella tendenza. Altrettanto interessante, sempre sul prodotto interno lordo, è il dato ex-post appena diffuso dall'Eurostat sul primo trimestre del 2010. Il braccio statistico di Bruxelles ha indicato un incremento del Pil in questo periodo dello 0,2% nell'Eurozona; l'Italia si colloca al di sopra della media con una crescita dello 0,4% sopra Francia (+0,1%), Germania (+0,2%) e Regno Unito (+0,3%). In un'economia sempre più globalizzata e sempre più interconnessa per gli stati europei il dato smentisce quindi la caduta libera che secondo le solite improvvisate cassandre il nostro Paese starebbe affrontando. La crescita del Pil italiano è inoltre più vicina, rispetto agli altri big europei, alla media Ocse dello 0,6% - sempre per il primo trimestre 2010 - legata alle buone perfomance di Canada Giappone e Stati Uniti. Un'inversione di tendenza nei paesi del G7 che testimonia i primi risultati delle contromisure adottate nell'ultimo anno. Secondo l'ultimo rapporto Ocse in tutta l'area permarrà comunque fino al 2011 una contrazione della forza lavoro legata agli effetti della crisi economica; l'aumento della disoccupazione in Italia risulta tuttavia più contenuto, +2% sul 2007, rispetto a una media Ocse del +2,8%. Il minore impatto sul mercato del lavoro italiano dipende, spiega il rapporto internazionale, dalla Cassa integrazione guadagni e dai contratti di solidarietà. Misure tampone che ora il governo punta a sostituire con un nuovo piano triennale per il lavoro previsto entro luglio.
Anche Confindustria, che rispetto agli organismi internazionali può vantare una percezione più immediata delle nostre dinamiche interne, ha rivisto al rialzo le stime sul Pil per il 2010. Secondo il Centro studi degli industriali italiani l'anno in corso si chiuderà infatti con una crescita dell'1,2% destinata ad aumentare nel 2011 fino all'1,6%. La ripresa, per l'osservatorio di Confindustria, è supportata innanzitutto dal deprezzamento del cambio dell'euro che sta migliorando di mese in mese la competitività di prezzo delle merci italiane. L'Istat ha del resto appena registrato un aumento delle nostre esportazioni che ad aprile hanno fatto registrare un +15,2%: un dato che dimostra la riconquista di mercati fondamentali del made in italy come quello tedesco (esportazioni in aumento del 21% sul 2009), sudamericano (+66%), turco (+49%), cinese (+17,8%) e statunitense (+17,1%). L'inversione di tendenza sul commercio estero potrebbe nei prossimi anni riservarci sorprese anche migliori. La crescita rampante delle tigri asiatiche, che ha messo in ginocchio negli anni scorsi la nostra impresa a bassa e media tecnologia, sta portando ora alla ribalta nuovi classi emergenti e benestanti (indiani e cinesi soprattutto), pronte a scoprire la creatività, l'innovazione e la classe di un made in italy nuovamente competitivo.
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